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CONSIGLI AL CINEMA 'Magnifica presenza': barriere, diversità e attori-fantasmi

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Ferzan Ozpetek come aveva già fatto in alcuni suoi lavori precedenti (Mine vaganti e La finestra di fronte) torna a raccontare una storia in cui passato e presente si fondono e si confondono in un’atmosfera onirica e quasi magica, abbandonando il suo stile consueto e costruendo un film, Magnifica presenza, difficilmente inquadrabile in un genere preciso.

Pietro Pontechievello è un giovane, siciliano e omosessuale, che lascia Catania e approda a Roma per realizzare il suo sogno di attore. Divide le giornate facendo il pasticcere di notte e provini di giorno. Dapprima condivide l’appartamento con una cugina molto invadente, e quindi coglie al balzo l’occasione di andarsene quando trova un bellissimo appartamento retrò nel quartiere di Monteverde, stranamente a buon mercato.

Presto Pietro si accorgerà di non essere solo e di condividere l’abitazione con otto fantasmi, la compagnia teatrale dell’Apollonio, scomparsa in circostanze misteriose nel lontano 1943.

Il regista turco con questa pellicola compie un’opera audace. Mescola e racconta da un lato il presente tragicomico e a tratti grottesco di Pietro, ragazzo triste e problematico che fatica a relazionarsi agli altri ed è completamente staccato dalla realtà. Dall’altro un passato affascinante, fatto di attori scintillanti, abiti satinati e frac, non scegliendo però di privilegiare nessuna delle due linee narrative in particolare.

Sarà proprio abbattendo barriere fra passato e presente, fra vita e morte, che il protagonista riuscirà a trovare in queste presenze che da principio lo avevano tanto spaventato, una vera famiglia, capace di aiutarlo a superare asocialità e solitudine. In cambio Pietro cercherà di liberare questi personaggi da un passato tragico che li tiene intrappolati in casa.

Ancora una volta Ozpetek affronta il difficile tema del disagio che la scoperta di ciò che è altro, diverso da noi, può comportare, e della incredibile solitudine che lo accompagna. Ma contrariamente ai suoi film il diverso non è tanto l’omosessuale; l’orientamento dei personaggi, questa volta, non conta, ciò che sta a cuore al regista è raccontare una diversità quasi esistenziale.

Magnifica presenza è sicuramente l’esperimento più complesso del regista, in cui ritroviamo tutti i temi che a lui stanno più a cuore, i quali non sono protagonisti ma fanno da sfondo al messaggio che Ozpetek lancia in modo inequivocabile per tutto il film: andare al di là delle apparenze per abbracciare la diversità.

Purtroppo il film, nonostante le premesse iniziali, risulta poco riuscito. A lungo andare la narrazione perde freschezza e la magia iniziale si spegne inesorabilmente. Siamo lontani dalle atmosfere dei capolavori del regista.

Sofia Chiodelli

AL CINEMA CHAPLIN ORE 19-21.15


© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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