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Piano cave, guardiamo a futuro attenti al passato

Lettera scritta da E. Del Sarto (Italia Attiva)

Sta prendendo corpo la revisione del piano cave provinciale decennale e le premesse non sono certo tranquillizzanti visto che il nostro territorio è ulteriormente minacciato da escavazione selvaggia. Si parla ancora del Pianalto della Melotta, della richiesta di modifiche ad hoc della sua perimetrazione che renderebbero possibile l’escavazione in una zona, sulla carta, largamente protetta!

Non è assolutamente condivisibile ed è insostenibile pensare che un tale ampliamento delle zone di escavazione sia innegabilmente necessario, viste le corpose giacenze già escavate e la disponibilità ancora in essere alla fornace produttrice di laterizi. Non ci è chiaro come si possano conciliare tali richieste in periodo di forte crisi del settore edilizio, con la distruzione di un geosito di forte rilevanza qual è il Pianalto della Melotta e non basteranno certo le “congrue compensazioni e più stringenti criteri di recupero delle aree degradate” a ridare la specificità geologica tipica del pianalto.

Non è inoltre comprensibile come il tutto si leghi alla difesa dell’occupazione locale. È il ricatto occupazionale il grimaldello per scardinare le autorizzazioni? E quando i piazzali saranno pieni di laterizi inutilizzati, anche nella più rosea previsione di una sospirata ripresa del settore, quanti anni ci vorranno per smaltirli? Che ne sarà nel frattempo dei posti di lavoro? Per quanto tempo quei posti resteranno a disposizione?

Analisi effettuate da Italia Nostra evidenziano come i dati del 2003 fossero già largamente sovradimensionati producendo una eccedenza disponibile ancora oggi e per diversi anni. Tali studi prevedono che se venissero confermate le richieste di revisione si arriverebbe, in aggiunta alle escavazioni già fatte, alla demolizione del 40% del Geosito del Pianalto di Romanengo-Melotta.

Non è forse realistico allora ipotizzare la distruzione di una zona ben individuata fin dal 1888 da Torquato Romanelli nella Carta Geologica della Lombardia ed in seguito riconfermata da ulteriori studi geologici? Un sito ancora oggi dichiarato “protetto” dalla Regione e dalla Provincia? Anche qui si vuol far valere la prassi che se i livelli degli inquinanti risultano essere sempre largamente oltre il limite, basti alzare le soglie così da essere in regola? La Regione, la Provincia di Cremona ed il comune di Soncino hanno cognizione reale di ciò che stanno autorizzando?
Possiamo, anche solo lontanamente, prendere in considerazione parole e valutazioni di amministratori che di programmazione in generale e del territorio in particolare hanno già fatto largo scempio? Possiamo fidarci anche alla luce degli ultimi avvenimenti? La Cava dell’Insortello pesa ancora come la spada di Damocle su tutti noi a ricordarci il pressapochismo di tali valutazioni! NO, proprio non ci riusciamo a fidarci!

Ernesta Del Sarto
Italia Attiva Cremona

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