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Pomodoro, accordo fra industrie e agricoltori Il Consorzio Casalasco: «Crollo del 10% dei terreni»

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Un colpo al cuore del pomodoro italiano. E’ questo – secondo la Coldiretti Lombardia – il risultato dell’accordo firmato a Bologna fra le associazioni dei produttori e quelle degli industriali. L’intesa prevede che vengano pagati 84 euro a tonnellata (contro gli 88 euro del 2011) con una griglia qualità, relativa al grado zuccherino e alle caratteristiche organolettiche, che potrebbe penalizzare il prezzo di un altro 5 per cento. Valori – spiega la Coldiretti Lombardia – che non permettono di coprire i costi: sulla produzione di un ettaro gli agricoltori prenderebbero in media 5.600 euro a fronte di una spesa di 7.500 euro, con una perdita secca di quasi duemila euro, pari a circa 10 milioni di euro a livello regionale.

Per questo – aggiunge la Coldiretti Lombardia – molti stanno pensando, o hanno già deciso, di abbandonare il pomodoro per dedicarsi ad altre colture. “Il bilancio preciso si potrà avere dopo la firma dei contratti, ma adesso stiamo registrando un crollo secco del 10 per cento dei terreni e stimiamo potrebbe arrivare fino al 20 per cento” spiega Paolo Voltini, Presidente del Consorzio del Casalasco, una delle maggiore cooperative di produzione e trasformazione che si trova a Rivarolo del Re, nel Cremonese.

Nel settore del pomodoro da industria sono impegnati in Italia oltre 8mila imprenditori agricoli e 178 industrie di trasformazione in cui trovano lavoro 20mila persone, con un giro d’affari superiore ai 2 miliardi di euro. Il pomodoro è il condimento più acquistato dagli italiani. Ogni famiglia – continua la Coldiretti – durante l’anno acquista almeno 31 chili di pomodori trasformati: pelati (12 chili), le passate (11 chili), le polpe o il pomodoro a pezzi (5 chili) e i concentrati e gli altri derivati (3 chili).

Il calo delle superfici a pomodoro causerà, anche il crollo della produzione nazionale che l’anno scorso raggiunse i 4 milioni e mezzo di tonnellate, la metà circa proprio fra Lombardia, Emilia e Veneto. il Nord infatti, già nel 2011, con oltre 36 mila  ettari rappresentava ormai quasi il 54 per cento di tutti i terreni dedicati a questa coltura in Italia, su un totale di oltre 67 mila ettari. Il Sud pesava per il 41 per cento con 27.778 ettari mentre il resto era al Centro con 3.436 ettari. Dopo l’accordo di ieri sera molte cose – conclude Coldiretti – sono destinate a cambiare.

 

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