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Chiuse 176 imprese nel solo 2011, allarme di Confesercenti

Confesercenti

– FOTO FRANCESCO SESSA

Aumentano le tasse e chiudono continuamente piccole e medie imprese. E grosse preoccupazioni fa registrare la situazione della provincia di Cremona, con decine e decine di serrande definitivamente abbasssate nel corso del 2011. Un nuovo allarme è stato lanciato nella mattina di giovedì 22 marzo da Confesercenti nel corso di una conferenza stampa sulla sensibilizzazione per il sostegno a queste tipologie di aziende. “La presa di posizione del governo Monti – ha affermato Ernesto Fervari, presidente di Confesercenti – in tema di liberalizzazioni, oneri previdenziali, mercato del lavoro, fisco ed evasione fiscale grava sulle piccole e medie imprese, che vengono accantonate, non prese in considerazione dalle istituzioni ai vertici del Governo. Quello di cui non si rendono conto è l’importanza che rivestono all’interno dell’economia di un paese. Sono, infatti, la spina dorsale, il nervo dell’economia”. Dati alla mano Giorgio Bonoli, direttore di Confesercenti, ha illustrato la situazione in cui si trova l’Italia. “Passato poco più di un anno da una pesante recessione, che aveva già colpito profondamente i bilanci delle famiglie, un’altra fase difficile si sta profilando. Le famiglie italiane, il cui reddito disponibile si è complessivamente già ridotto, in termini reali, di oltre 5 punti percentuali in un triennio, si trovano ora pericolosamente esposte alle turbolenze in atto”. A livello nazionale ci troviamo di fronte a una situazione preoccupante. Dopo l’aumento di 1 punto dell’aliquota ordinaria (dal 20% al 21%), in vigore dal 1 settembre 2011, ulteriori aumenti IVA sono stati previsti: dal 1 ottobre 2012 cresceranno di 2 punti sia l’aliquota ordinaria (dal 21% al 23%), sia quella intermedia (dal 10%al 12%); dal 1 gennaio 2014, le due aliquote cresceranno di un altro mezzo punto, portandosi dal 23,5% e, rispettivamente, al 12,5%. Questi gli effetti collaterali: ne risentiranno l’inflazione, il reddito disponibile delle famiglie e ne soffriranno i consumi. Per quanto riguarda il maggior prelievo annuo a carico di un piccolo imprenditore commerciale si avrà un aumento di contributi sociali (da 450 euro , riferito al 2012, a 1200 euro, per il 2018); i costi amministrativi a uscita del regime dei “minimi” saranno pari a 1500 euro; l’aumento IMU (imposta municipale unica), rispetto all’ICI è equivalente a 700 euro (Milano) e 1600 euro (Roma); verrà imposta una nuova tassa sui rifiuti pari a 30 euro; infine il mancato trasferimento sui prezzi di metà dell’aumenti IVA è di 850 euro. Si arriva così a un totale onere aggiuntivo annuo di 3520/5180  euro.

Particolarmente grave e disastrosa è la situazione della provincia di Cremona. Con dati riferiti al 31 dicembre 2011 è verificata la chiusura di ben 176 attività commerciali. Nel solo territorio comunale le aziende che hanno chiuso sono state 55. Il tasso di disoccupazione è passato dal 4% (2008) al 5,5 % (2009) al 6% (2010). Sono tutti dati che fanno preoccupare. “Non è possibile che un negozio di 100 metri quadrati (di modeste dimensioni) debba pagare un totale onere aggiuntivo annuo pari a 3/4000 euro”, ha aggiunto Bonoli. Come verificato da un indagine svolta dal Sole 24 ore Cremona si trova al 9^ posto nella graduatoria delle città con tasso IMU più alto, seguita da Brescia, Piacenza, Torino, Pavia e Venezia. In materia di orari dei negozi l’obiettivo da sempre perseguito da Confesercenti è stato da sempre rivolto ad una disciplina degli orari equilibrata, che contemperasse l’interesse dei consumatori ad una presenza diffusa e variegata della distribuzione commerciale in tutto il territorio nazionale e per la durata temporale più estesa possibile.

“Gli obiettivi posti alla base della programmazione commerciale – spiega Confesercenti – comportano comunque la necessità di mantenere in capo agli Enti pubblici competenti a livello territoriale la definizione di modalità di programmazione tali da garantire assetti equilibrati dal punto di vista urbanistico, ambientale, infrastrutturale, di sicurezza stradale, di vivibilità sociale, senza compromettere in alcun modo il rispetto della libertà di stabilimento, di circolazione e di esercizio dell’attività commerciale nel mercato interno. In tal senso i rappresentanti delle Regioni sono chiamati ad operare in fase di predisposizione dei nuovi atti di programmazione delle attività imprenditoriali”.

A conclusione della conferenza stampa Giuseppe Bini, vice presidente, e Ivan Caserio, coordinatore del centro storico di Cremona, hanno espresso i loro obiettivi: “Quello che ci auspichiamo per il futuro è un nuovo modo di collaborazione tra di noi, un approccio totalmente innovativo verso la grande commercializzazione. Non deve essere una guerra, bensì un’alleanza, una sinergia volta al bene e ai benefici che le attività commerciali ne possono trarre”.

Roberta Bonvicini


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