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Il Consorzio si definisce 'eccellenza'? Noi da liutai siamo infastiditi

Lettera scritta da Brugnini e Beck

Egregio direttore,

Le chiediamo un po’ di spazio per poter esprimere le nostre opinioni sulle recenti “discussioni” che riguardano la liuteria cremonese ed il Consorzio (di cui non siamo -e non siamo mai stati- membri). Le osservazioni sulle ultime dichiarazioni sarebbero tante… ma cercheremo di focalizzarci su un unico problema, che per noi è quello di fondo, cercando di rimanere il più possibile sul “tecnico”, senza addentrarci nei risvolti “politici” della questione, ai quali siamo francamente meno interessati.

E’ innegabile che una parte di botteghe liutarie cremonesi si sia, per scelta personale, dalla propria nascita sottoposta a protocolli di lavorazione molto più stringenti di quelli che il Consorzio ha deciso/sta decidendo di adottare per le sue imprese iscritte (potremmo entrare nei dettagli dei singoli punti del regolamento per avvalorare questa tesi. Non lo facciamo, perché sarebbe scarsamente comprensibile oltre che poco interessante per un non addetto).

La nostra ditta è tra quelle. Non per questo vogliamo arrogarci il diritto di affermare che solo chi lavora in un determinato modo o in maniera simile alla nostra possa definirsi “l’Eccellenza” di Cremona (ben consci anche del fatto che l’eccellenza è qualcosa che va oltre il più stringente dei protocolli; protocolli che spesso sono condizione necessaria, ma mai sufficiente).

Siamo quindi, come altri nostri colleghi, molto infastiditi dal fatto che qualcun altro (il Consorzio) invece non si faccia questi problemi e non solo insista (nonostante numerosi rilievi in sede associativa/Confartigianato) a volersi definire “eccellenza”, ma che in virtù di questo ottenga fondi pubblici coi quali organizzare le tanto pubblicizzate missioni all’estero (dove poter diffondere questa quanto meno presuntuosa convinzione).

Non auspichiamo in alcun modo la nascita di un consorzio alternativo, ma rivendichiamo con forza il diritto di sostenere (in quanto regolarmente iscritti alla CCIAA, anche se non consorziati), che le scelte del Consorzio possano andare a detrimento di una parte della categoria! Non volendo appunto qui addentrarci nei risvolti politici e culturali della questione, ci limitiamo per questa parte a sottoscrivere l’intervento dei colleghi Menta e Sora nella lettera al giornale dell’11 Marzo.

Non abbiamo nulla in contrario che esistano forme associative che richiedano fondi pubblici con cui organizzare mostre, fiere, missioni ecc., ma non può trovarci d’accordo che ciò venga fatto nel nome di un’eccellenza che fortemente contestiamo. Questi fondi dovrebbero se mai essere accessibili a chiunque sia iscritto alla Camera di Commercio e paghi regolarmente le proprie tasse. E che non si possa chiedere a chiunque di corrispondere a un qualsiasi concetto di eccellenza ci pare scontato: “Eccellenza di massa” è un ossimoro evidente!

A chi gestisce la cosa pubblica e alle associazioni di categoria, chiediamo di valutare il fatto che, tra le parti, non sempre quella che riesce a trovarsi d’accordo su qualcosa è necessariamente quella che detiene tutte le ragioni.

Ai colleghi consorziati chiediamo invece semplicemente di rinunciare a credere e a voler far credere che basti un regolamento per configurarsi come eccellenza e di voler continuare a lavorare disinteressatamente per un Consorzio che promuova la liuteria cremonese. Tutta!

Distinti saluti,
Aldo Brugnini ed Eva-Maria Beck
Liutai di Cremona

 

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Commenti
  • danilo

    Ma no, ragazzi ,non avete capito…..ECCELLENZA ,nel senso borbonico del termine , è un appellativo che non si nega a nessuno ,è un po’ come l’uso di ” a dotto’ ” per un parcheggiatore abusivo …

    • Brugnini-Beck

      🙂
      Siamo gli “autori” della lettera; speriamo ovviamente l’intento del commento sia ironico e non polemico 😉

      Nel dubbio: il problema va al di là della semplice questione semantica. Il Consorzio gira il mondo cercando di convincere i mercati che, per essere sicuri della qualità a Cremona, bisogna acquistare uno strumento marchiato da loro. Fin qui nessun problema, se lo facessero con soldi propri; comincia ad esserlo quando per questo vengono usati fondi pubblici, soldi quindi anche nostri e di chi contesta fortemente che il Marchio (anche con il nuovo regolamento) sia sinonimo di qualità!

      Ringraziamo il direttore per lo spazio concessoci.