Un commento

Il Grande Fiume senz'acqua: viaggio nella siccità fuori stagione del Po

http://www.youtube.com/watch?v=MdePHSfiU_A

6 metri e 70 centimetri sotto il livello zero. Il Po si sta abbassando. I valori della grande secca del giugno 2006 ( – 7 metri e 30 centimetri) sono ancora lontani, ma per il mese di marzo questi sono già dati significativi. Un giro in barca sù e giù dal Grande Fiume con una guida di eccezione, il signor Armando Catullo, un personaggio storico del Po che ci mostra quello che le acque, abbassandosi, lasciano intravedere.
Scendendo verso l’autostrada c’è il vecchio ponte spagnolo che congiungeva la sponda piacentina con via del Sale. Dall’acqua emergono le anime in ferro che ricoprono i piloni, frutto di un recente intervento. Risalendo il fiume, c’è lo scarico della Tamoil nascosto dall’acqua quando il Po è alto. La canalina dell’isola del deserto, in condizioni normali navigabile, ora è secca. Il canale Riglio è ridotto a un rigagnolo. Poi lungo il Po vecchio, creato da un’alluvione del 1951, e fino alla centrale idroelettrica di Monticelli d’Ongina, tra scogli e piante emersi. E’ il Grande Fiume nascosto. Nella speranza che le acque non scendano di più.

Greta Filippini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

© Riproduzione riservata
Commenti
  • Ezio Corradi

    Non è la prima volta che capita di vedere un così basso livello delle acque del grande Fiume Po. Non è dunque una novità, anzi ci troviamo di fronte a fenomeni, quelli delle grandi secche, che si verificano con una certa frequenza. Fatti che dovrebbero far riflettere gli uomini che vivono sul bacino del Fiume Po, bacino inteso nella sua ampia estensione dalle Alpi al Mare Adriatico. La secca di questi mesi primaverili è il riusltato delle scarse nevicate invernali, del continuo ritiro dei ghiacciai dovuti all’innalzamento delle temperature. Situazioni delle quali non si iintravedono sbocchi o controtendenze significative, anzi! In questo secondo caso c’è anche la mano dell’uomo le cui attività antropiche non sono, in questo caso, d’aiuto alla conservazione e al miglioramento dell’ambiente naturale nel quale lo stesso uomo vive e dovrebbe perpetuare la specie. Sarebbe interessante sviluppare un censimento per conoscere quante e quali sono le industrie che emungono acqua e quanti e quali sono gli scarichi, con quale qualità delle acque ed a quale temeratura avviene l’immissione nel Fiume Po. Così come è importante conoscere l’estensione delle attività agricole che emungono acqua dal Fiume Po, per quale tipologia di coltivazioni, quali i ritorni al fiume e con quale qualità delle stesse acque. Altrettanto interessante sarebbe la conoscenza del livello delle emissioni in atmosfera come qualità dell’aria ed a quali temperature nell’intero bacino: dalle città, dalle inudstrie, dalle attività agricole, dagli allevamenti. Penso che un quadro generale aggiornato, possa prefigurare un adeguato piano di interventi per migliorare l’habitat di una delle cinque zone più inquinate del mondo quale oggi è la Pianura Padana, territorio nel quale le aspettative di vita sono minori di almento 36 mesi rispetto ad altri regioni. Forse potremmo capire meglio che tipo di investimenti sono necessari per risanare un intero bacino, per utilizzarlo meglio, per rilanciare attività economiche utili all’ambiente e all’uomo. Per capire se, in una situaizone dove le secche sono frequenti ed hanno fatto arenare in diversi punti ed in tempi diversi, del Fiume Po piroscafi carichi di turisti, chiatte cariche di metano, insabbiare e rendere inutilizzabile l’accesso dal fiume al costosissimo Porto fluviale interno di Cremona, sia proprio così indispensabile investire importanti fondi pubblici per una nuova conca sul Fiume Po nella località di Isola Serafini-San Nazzaro-Monticelli d’Ongina o per una bretella autostradale dalla A21 a Castelvetro Piacentino fino a Cavatigozzi-Porto Canale, porto spesso e volentieri inutilizzabile per via dei regimi di secca dello sbocco in fiume Po, quando sullo stesso Fiume Po si registrano situazioni di secca che rendono inagibile la navigazione e conseguentemente inaffidabile la modalità di trasporto via acqua per ogni tipo di programmazione di trasporti integrati, come quella integrazione che si vorrebbe sviluppare a Cremona, ma della quale, fin dagli anni 1975 con il Progetto SIMPO-Semenza (5 milioni di tonn-anno di merci su acqua Po-ferro-gomma),non si vede traccia. Allo sesso tempo si ignorano le infrastrutture esistenti e alternative già utilizzabili senza sprechi di denaro pubblico, anzi riutilizzandolo funzionalmente: dal ponte stradale di San Nazzaro-Monticelli d’Ongina per Castelnuovo Bocca d’Adda-Crotta d’Adda-zona porto Canale Cremona, alla rete ferroviaria da Genova-Piacenza-Castelvetro e da Livorno-La Spezia-Fidenza-Castelvetro per Cremona e da Cremona per Brescia-Bergamo, per Mantova-Verona-Brennero e per Mantova-Nogara-Monselice-Venezia Mestre-Trieste-Est Europa. Da Asti a Monselice il tracciato ferroviario si chiama “Mediopadana” e da Livorno al Brennero si chiama “Pontremolese”. Vecchi nomi che non entusiasmano più i mercanti di azioni finanziarie e speculative di oggi per i loro bassi costi di investimento, rispetto alle ingenti risorse necesarie per grandi opere vuote come sta a dimostrare il TAV Torino-Milano (330 treni giorno potenziali- 30 teni-giorno effettivamente circolanti), il TAV Roma-Napoli e come sarà il TAV Milano-Brescia (poi per Verona-Trieste?): chi paga? Chi ci guadagna? Per quali merci, per quali traffici? Il Governo dei Professori o i Professori al Governo possono ancora permetterselo di sostenerli mentre chiedono continui sacrifici ai cittadini? E’ davvero questa la strada per il rilancio dell’economia del Paese opppure è la strada per un baratro finanziario ed economico sempre più profondo?