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Recuperata la lanca Bosconello nel parco del Po e del Morbasco Torna l'habitat naturale

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Sono terminati i lavori di rinaturalizzazione della lanca Bosconello, ubicata lungo la sponda sinistra del fiume Po immediatamente a sud della stessa città di Cremona ed all’interno del Parco Locale di Interesse Sovracomunale del Po e del Morbasco. Il progetto di recupero e valorizzazione di questa area fluviale, predisposto e diretto dallo Studio di ingegneria idraulico ambientale Telò di Parma, dal Servizio Verde Pubblico in collaborazione con l’Ufficio Progetti Strategici del Comune di Cremona, è stato possibile grazie al finanziamento della Fondazione Cariplo nell’ambito del bando “Tutelare e valorizzare la biodiversità” e del Consorzio Forestale Padano.

Il ripristino della lanca Bosconello è stato sostenuto anche dalla Provincia di Cremona, che l’ha ritenuto di notevole importanza nel panorama territoriale, tenendo conto che l’area è collocata in una zona nella quale da sempre l’Amministrazione provinciale ha investito in programmi di riqualificazione. Da sottolineare anche il sostegno di Agenda 21 e, in particolare, del suo presidente, Riccardo Groppali, da sempre attivo nella tutela e valorizzazione della biodiversità.

Lanca Bosconello recuperata

Il recupero della funzione ecologica ed anche paesaggistica di questo particolare ambiente fluviale si prefigge la formazione di un sistema di zone umide e boschive lungo i principali corsi d’acqua per la realizzazione di habitat naturali, destinati alla sosta dell’avifauna stanziale e migratrice, oltre che la creazione di zone dove è possibile la depurazione naturale delle acque.

La tutela e la valorizzazione della biodiversità sono state perseguite attraverso il ripristino di un ambiente tipico, fino a pochi decenni fa, delle fasce lungo il fiume Po. Queste caratteristiche ambientali erano ormai gravemente compromesse e quasi ovunque scomparse a seguito dell’evoluzione morfologica degli ultimi decenni ed in particolare per via dell’abbassamento dell’alveo del Po. L’area interessata si presentava quasi sempre asciutta, poiché raggiunta dalle acque del fiume solamente una decina di giorni all’anno.

Le operazioni effettuate per il recupero, la conservazione e la gestione della lanca e dei territori ad essa collegati, di natura sperimentale, hanno permesso la riqualificazione ambientale attraverso il ricorso a tecniche di ingegneria naturalistica e soluzioni a basso costo energetico. Tra i principali interventi vi è proprio l’allagamento perenne di questo habitat, e quindi il suo ripristino idrodinamico. Questo è stato possibile attraverso un impianto di sollevamento, alimentato da energia solare, che pesca acqua dalla prima falda ( a circa 6/7 m di profondità ). L’acqua poi si immette nella lanca, impermeabilizzata utilizzando un manto naturale che ne impedisce il deflusso.

Lanca Bosconello prima dell'intervento

La rinascita della lanca Bosconello ha così permesso di ricreare un ambiente favorevole alla nidificazione e alla stanzialità di alcune specie dell’avifauna che raramente trovano ambienti adatti. Come specie target ci si è focalizzati inizialmente sulla presenza di fauna avicola e anfibia: tali specie, riuscendo in breve tempo a colonizzare aree che presentano caratteristiche ottimali per le loro necessità di sviluppo, potranno fornire in breve tempo indicazioni utili alla caratterizzazione del sito. Il potenziamento della biodiversità dell’ecosistema fluviale del Po era dunque uno dei principali obiettivi del progetto insieme al recupero della situazione naturale e ambientale pregressa della lanca e dalla sua funzionalità idraulica attraverso la deframmentazione dell’ambiente naturale rivierasco. Tra gli interventi effettuati sono compresi l’aumento della fruibilità del sito riqualificandone l’equilibrio ecologico e mitigando gli effetti dei recenti cambiamenti climatici, caratterizzati dall’intensificarsi di stagioni aride alternate ad eventi metereologici estremi, ricostruendo uno specifico habitat tipico delle aree perifluviali del corso del Po ormai scomparso. Ulteriori risultati dell’intervento, oltre al potenziamento della rete ecologica, la conservazione e valorizzazione dell’area, sono l’incremento della fruizione sociale, scientifica e didattica.

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Commenti
  • ezio corradi

    A quando il recupero del tratto di PLIS del Morbasco da Cavatigozzi nella zona nord partendo dalla derivazione roggia Malazzina di via Riglio-ponte del Morbasco di via Milano-tratto del Morbasco fronte zona industriale-ponte accesso al porto canale-Dogana-logistica Katoen Natie e del vicino storico ponte “napoleonico”-fino al ponte sulla tangenziale di via Eridano dopo la raffineria e l’ex deposito Bertolotti a Cremona? Esiste un PLIS del Morbasco di serie A ed uno di serie “Z” e abitanti di serie A e di serie “Z”? L’area di esondazione del Morbasco fra la raffineria e la città, serve solo per riempire di cemento la zona di via Chiese? Siamo sicuri che non meriti un po’ più di rispetto l’ambiente naturale del gradone morfologico sul quale a Cavatigozzi sorgono: la chiesa di Santa Maria Maddalena, l’abbadia cistercense oggi utilizzata per le scuole elementari e per l’asilo, le case popolari e le altre abitazioni di via Dossetto? E’ proprio da abbandonare al suo destino l’area naturalistica e paludosa che si estende dal gradone di Cavatigozzi al ponte della circonvallazione di via Eridano? Ci sono notizie aggiornate sulla fauna e sull’avifauna presente nel tratto dall’innesto della derivazione roggia Malazzina a nord di Cavatigozzi fino a Cremona zona via Chiese? Attendiamo con ansiosa curiosità una risposta dalle Istituzioni competenti, dalle associazioni naturalistiche-ambientalistiche specializzate, agli esperti. Per sapere che destino avrà anche il PLIS del Morbasco-Nord.