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Tamoil, class action o funzione sostitutiva ? dibattito mancato

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Tamoil, class action o funzione sostitutiva? Il quesito non è stato minimamente posto né dai relatori né dagli intervenuti alla Assemblea Pubblica, organizzata dall’Associazione Radicale di Cremona e svoltasi nella sala conferenze (gentilmente concessa) della Società Filodrammatica Cremonese. Diciamo subito che una serata così (al di là delle manchevolezze) dovrebbe essere pane quotidiano per la “società aperta” che Cremona non è più (semmai lo fosse mai stata!).

I relatori (il segretario Sergio Ravelli, l’on. Maurizio Turco, l’avv. Alessio Romanelli e Gino Ruggeri,  il “cittadino-elettore parte civile al processo contro la Tamoil) hanno sostenuto, con grande aderenza alla loro parte in commedia, il peso di comunicare alla città sia della battaglia civile, che li ha visti impegnati nell’ultimo quarto di secolo, sia dell’iniziativa, più vicina nel tempo, tesa a far saltare il banco di un epilogo che sembrava fin troppo scontato. Dopo avere macinato profitti, dato lavoro ed ammorbato milioni di metri quadri e cubi (mussolinianamente di terra, di acqua e di aria), l’intrapresa chimico-petrolifera, che baldanzosamente sessant’anni fa, aveva acceso nell’immaginario popolare il sogno dell’oro nero, tutt’un tratto molla l’osso.

Quattrocento dipendenti diretti e (si dice) un indotto di altri mille restano, occupazionalmente, a piedi. Avevano costituito per più di mezzo secolo l’ “aristocrazia operaia”: lavoro sicuro, ottimo trattamento economico e buona considerazione sociale. Magari, quest’ultima, non esattamente allocata nelle fasce di opinione pubblica, né poco né punto interessata a metabolizzare su di sé le conseguenze di questo miracolo per pochi e di questa concentrazione di veleni per tutti.

Il redde rationem coincide con la crisi dei consumi energetici e con il default della dittatura libica, proprietaria della raffineria (ed, ospite, negli anni ottanta e novanta di due delegazioni comunali, che, in pieno embargo occidentale contro Gheddafi, ne furono ospitate sulla quarta sponda mediterranea). Prima di allora, pur con qualche mugugno e con la battaglia di stampo luddistico del PR, era stato quasi sempre un tutto va ben madama la marchesa: l’establishment politico in perfetta posizione di cinghia di trasmissione con il management della raffineria e con la strenua “difesa dell’occupazione”.

Solo qualche anno fa la sgangherata coalizione di centro-destra si accorge del problema e fa della denuncia contro la Tamoil  un imperativo programmatico (a beneficio degli elettori). A biglie in movimento, si costituisce una specie di “arco costituzionale” di interessi che converge nella mission condivisa di raschiare il fondo del barile: ai lavoratori il massimo delle tutele (di posti  di lavoro per qualche maestranza, specialmente se ex assessore e/o rappresentate sindacale; cassa integrazione, mobilità, accompagnamento alla quiescenza); all’industria contigua l’accollo della rottamazione e la probabile committenza della commercializzazione del gasolio agricolo, alle canottieri la promessa del disinquinamento, alla stampa (come sessant’anni fa) il fiume ininterrotto della pubblicità, alla politica la soddisfazione di aver, apparentemente, menato le danze. Il tutto per la modica cifra di 10 milioni (raffrontati al miliardo speso, si dice, per il disinquinamento dei petrolchimici del nord)

Il Comune, contrariamente a quanto è avvenuto per il Petrolchimico di Marghera e di Mantova ed avviene ormai anche per le questioni bagatellari, non si costituisce, sulla base di pareri, legali e tecnici, risibili, parte civile; mentre l’establishment politico resta coeso a sostegno della scelta. Ad eccezione di quella simpatica combriccola più simile all’aereo più pazzo del mondo, che è il Partito Radicale, e del solito Partito Democratico, ormai incapace di unità anche sulle cose più ovvie. Inquadrato il contesto dell’iniziativa, si dirà delle sue prospettive. Da come si è snodata l’assemblea non è difficile prevedere che i suoi sviluppi saranno più simili alla battaglia ideologica di scuola peronista che non ai canoni anglosassoni della class action di ispirazione pubblica. Intanto, il PR ha cominciato a qualificare impropriamente il suo bravo e coraggioso cittadino di parte civile “sostituto del Comune di Cremona”.

La guest-star della serata, il segretario del PD Titta Magnoli (accompagnato da una nutrita pattuglia di consiglieri comunali), in realtà perno della serata con il suo ponderoso intervento, ha riannodato (non si sa quanto intenzionalmente) i fili dei “rottamatori” democrats di oggi alle preesistenti battaglie del PCI. Da ultimo, ma non ultimo, l’ex senatore PCI (PDS, DS, oggi PD) Pezzoni, occasionalmente leader provinciale ai tempi in cui fu rinnovata, col parere del Comune, la concessione trentennale alla Tamoil ed in cui fu rinviata sine die la concessione edilizia per l’ISP e, poco dopo, fu varata la giunta anomala PCI-DC, molto prodiga nei confronti dell’insediamento petrolifero, ha sviluppato un vero azzardo.

Testuale: “La scelta del giudice, con l’ammissione della parte civile “sostitutiva”, è certamente di rilevanza processuale, ma, soprattutto, costituisce un gesto di “nuova democrazia” “. Non si sa quanto una siffatta dichiarazione scalderà il cuore di un giudice serio come il dott. Salvini. Ma, inequivocabilmente, con queste premesse, sarà un gioco il prossimo 6 luglio, quando verrà insediata la seduta del Consiglio Comunale “aperto”, intorbidire la limpidezza del confronto che avrebbe potuto e dovuto essere e buttarla sul versante dello scontro ideologico. Non è un caso che l’assessore Bordi, attento partecipe della conferenza, abbia declinato il pressante invito ad intervenire. Smarcandosi con ragioni di opportunità istituzionali. Avrebbe potuto, date le premesse, assumere le sembianze del gatto che si lecca i baffi di fronte al potenziale topo. (Enrico Vidali)

Sul tema ci ha mandato una nota Sergio Ravelli, dell’Associazione radicale Piero Welby.

Si è tenuta venerdì sera, presso la sala conferenze del Filo l’attesa assemblea cittadina sul caso Tamoil-Comune di Cremona, alla quale sono intervenuti, fra gli altri, Maurizio Turco, deputato radicale, Titta Magnolie Segretario provinciale PD e Gino Ruggeri cittadino parte civile in luogo  del Comune.
Nel corso dell’assemblea sono intervenuti anche Marco Pezzoni già parlamentare cremonese e una rappresentante della Legambiente.
Ha preso brevemente la parola anche l’Assessore all’ambiente che ha confermato la convocazione del Consiglio comunale aperto per venerdì’ 6 luglio, importante occasione per un confronto pubblico sulla questione TAMOIL, a partire dalle scelte fatte dall’Amministrazione comunale in ordine alla costituzione di parte civile.
In relazione all’annuncio dell’Assessore Bordi, gli intervenuti hanno avanzato la richiesta che gli inviti al Consiglio comunale siano estesi a tutti i parlamentari eletti nel collegio e al cittadino-elettore Gino Ruggeri con “diritto di parola”. D’altra parte sarebbe incomprensibile ed inaccettabile che ad un Consiglio comunale aperto con all’ordine del giorno la vicenda Tamoil non dare la parola al cittadino che rappresenta il Comune stesso in sede processuale proprio in un aspetto qualificante della vicenda TAMOIL.

Associazione radicale Piero Welby

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Commenti
  • MIRACOLO MANCATO

    Giudizi dei primi on line sulla conferenza al Filo, oggetto Tamoil: routine, s’è discusso solo del passato. Con sventolio di bandiere. Cosa s’aspettavano, con l’inveterata abitudine cremonese di sfoggiare parole, purché non richiamino fatti? Per citarne uno, duro, reale: chi, oltre a me, ha mai domandato per iscritto perché la Procura di Cremona non abbia ancora chiesto il processo per i pubblici accertatori che in tanti anni, pure dopo l’autodenuncia di Tamoil del 2001, hanno accertato, come oggi da Arvedi, e non si sono mai accorti di nulla?

    Cremona 01 07 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info