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Dieci nuovi profughi alla Casa dell'Accoglienza Sono 116 quelli ospitati in Diocesi

Dieci nuovi profughi sono giunti nella serata di lunedì 2 luglio alla Casa dell’Accoglienza di Cremona. Si tratta di persone fuggite dalla Libia (dove erano immigrate per ragioni lavorative) in seguito allo scoppio del conflitto che ha portato alla fine del regime di Gheddafi. Il loro arrivo a Cremona è dettato da un riordino delle presenze sul territorio regionale, data la disponibilità di una decina di posti all’interno della struttura di viale Trento e Trieste.

Il gruppo di stranieri, composto da uomini tra i 20 e i 45 anni, arriva dal Residence Ripamonti di Pieve Emanuele, in provincia di Milano. La struttura, che era giunta ad ospitare 450 rifugiati, ora ne accoglie solo 150. A fronte della disponibilità di accoglienza in diocesi di Cremona ancora per una decina di profughi, a seguito di altrettante partenze, è stato programmato il nuovo arrivo.

A bordo di due pullmini condotti da altrettanti volontari della Protezione civile, accompagnati dal vicedirettore di Caritas Cremonese don Maurizio Ghilardi, sono giunte persone originarie della Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, Somalia e Senegal. Per loro è previsto l’alloggio presso la Casa dell’Accoglienza di Cremona, dove saranno inseriti nel programma d’accoglienza ormai attivo da un anno e mezzo. Sale così a 116 il numero complessivo delle presenze di profughi sul territorio diocesano.

“Tra i nuovi arrivi – spiega don Maurizio – diversi hanno già ottenuto la protezione sussidiaria o l’aiuto umanitario. Tutti hanno già seguito un primo percorso scolatico per l’apprendimento delle lingua italiana. Non si tratta infatti di nuovi arrivi sul territorio italiano, ma di una riorganizzazione delle presenze in Lombardia; ciò è dovuto ai tempi biblici per l’ottenimento dei documenti e dello status giuridico. Proprio questo elemento complica ulteriormente la possibilità di trovare un lavoro in un contesto già reso difficile dalla crisi economica”.

“HANNO RICHIESTO ASILO E, DOPO UN ANNO, SONO SENZA RISPOSTA”

Con i nuovi arrivi sale così a 116 il numero delle presenze di profughi in diocesi di Cremona. Provengono da Nigeria, Ghana, Bangladesh, Etiopia, Niger, Sudan, Palestina, Pakistan, Togo, Liberia, Guinea Conakry, Senegal, Mali, Somalia, Mauritania, Camerum e Costa d’Avorio. Da diverso tempo si trovavano in Libia dove avevano trovato un impiego che permetteva loro una vita dignitosa. Al momento dello scoppio della guerra civile, che ha portato alla fine del regime di Gheddafi, sono stati costretti a fuggire perchè considerati, dai miliziani ribelli, dei fiancheggiatori del rais deposto.

Appena giunti in Italia, tutti hanno fatto richiesto di asilo politico: la maggioranza di loro ha avuto risposto negativa dallo Stato Italiano, per cui è stato promosso un ricorso e a tutt’oggi la magistratura non ha dato risposta. «Il tribunale civile di Milano – spiega don Maurizio Ghilardi, vicedirettore di Caritas cremonese – è oberato di lavoro: basti pensare che le pratiche da esaminare in Lombardia sono oltre 3.000. Per cui dopo oltre 12 mesi queste persone non sanno ancora la loro posizione di fronte alla legge».

Poiché dopo sei mesi di permanenza in Italia, una persona ha il diritto di trovarsi un lavoro, pur non avendo una posizione giuridica, i 108 (leggi l’articolorifugiati stanno cercando un impiego che li permetta di mantenersi: «Finora nessuno è riuscito a farsi assumere, così tutti continuano nella loro opera di volontariato nelle nostre strutture o presso l’Archivio di Stato. Alcuni continuano a frequentare i corsi di italiano e c’è chi, in pochi mesi, è riuscito a sostenere l’esame di terza media, ottenendo la licenza».

Attualmente i rifugiati sono ospitati presso la Casa dell’Accoglienza di Cremona, presso la “Casa Don Bosco” di Casalmaggiore, nella comunità “La Zolla”, nella comunità “Santa Rosa”, nelle parrocchie di Motta Baluffi e Spino D’Adda, presso l’istituto “Germani” di Cingia de’ Botti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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