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Caldo, cala la produzione del latte In sofferenza mais e pomodoro

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A seguito dell’ondata di caldo straordinario che ha stressato anche le mucche, sono stati prodotti quasi 100 milioni di litri di latte in meno a distanza di un mese dall’arrivo del primo dei tre anticicloni che hanno attraversato l’Italia. E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti dal quale si evidenzia che le mucche hanno prodotto in media dal 10 al 20 per cento di latte in meno con punte che arrivano anche al 50 per cento nei giorni più roventi. “Per le mucche – sottolinea la Coldiretti – il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte anche se in soccorso in molte stalle sono scattate le contromisure con l’accensione di ventilatori e doccette refrigeranti e l’utilizzazione di integratori specifici a base di sali di potassio nell’alimentazione preparata dagli allevatori che fanno però aumentare in misura esponenziale i costi a carico delle imprese”. Colpite dal fenomeno anche numerose aziende nel cremonese alle prese con caldo e calo della produzione. “L’afa e le temperature – continua la Coldiretti – hanno tolto l’appetito anche ai maiali che stanno consumando fino al 40 per cento in meno della consueta razione giornaliera di 3,5 chili di mangime e con un conseguente, sostanziale calo dell’accrescimento. Il caldo ha pesanti effetti – sottolinea la Coldiretti – nel mondo animale con le api che non riescono a prendere il polline e il nettare mettendo a rischio la produzione di miele dopo che l’estremizzazione delle temperature medie invernali, con un febbraio di forte gelo perdurante e poi un marzo con punte di calore estive, non ha certo favorito l’uscita dall’inverno degli allevamenti apistici”.
Tutto questo ha contribuito a far salire il conto dei danni provocati dal caldo e dalla siccità all’attività agricola che, secondo stime della Coldiretti, ammontano già a 400 milioni di euro. Il mais è la coltura agricola più colpita con le piante appassite in decine di migliaia di ettari che non potranno neanche essere raccolte nelle regioni del nord, ma danni pesanti – sottolinea la Coldiretti – sono stimati anche per il pomodoro destinato alla trasformazione industriale per la produzione di passate, polpe e sughi con un crollo del 20 per cento in media sulla produzione attesa, anche se la qualità resta buona. La mancanza di precipitazioni ha ridotto la produzione anche dell’erba medica, foraggio necessario per l’alimentazione degli animali nelle stalle e quella di altre coltivazioni come il girasole e le bietole, ma a soffrire sono anche le verdure e la frutta per effetto della cosiddetta evapotraspirazione (la perdita di acqua dal terreno e dalle piante) che con le temperature bollenti ha raggiunto livelli che – conclude la Coldiretti – si registrano normalmente a fine luglio/agosto.

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Commenti
  • Federico

    Ma scusate, dato che il clima sta cambiando, è ovvio, non varrebbe la pena cambiare (almeno in parte) anche le colture, invece che quantificare i danni ogni anno? Evidentemente per qualcuno/molti è ancora conveniente fare così, nonostante tutti gli allarmi e allarmismi.

  • ma il latte che fanno le mucche,con sto caldo,è già pastorizzato?;-)

  • loreza

    dicesi vacca (e non mucca) l’animale bovide che produce latte….
    asen

  • cara montessori,no scritto mucca e non vacca..per non offendere qualkuna..