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40 giovani volontari in Albania e Romania In partenza il gruppo 'Drum Bun'

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Sono circa una quarantina i giovani che nei prossimi giorni partiranno alla volta di Romania e Albania con il progetto “Drum Bun”: un’esperienza di volontariato che mira ad “esportare” il modello educativo e animativo degli oratori lombardi. A precedere la trasferta sarà anche quest’anno un periodo di formazione per gli animatori locali con l’obiettivo di renderli gradualmente autonomi. I gruppi cremonesi non saranno presenti solo nelle realtà cattoliche, ma collaboreranno anche con l’amministrazione locale e la comunità ortodossa.

Quasi 15 anni di attività

Il prossimo anno ricorrerà il 15esimo anniversario delle attività del gruppo “Drum Bun”. Promosso dall’Ufficio diocesano per il disagio dell’età evolutiva diretto da don Pierluigi Codazzi, ha coinvolto finora quasi 150 giovani volontari, studenti universitari e lavoratori.

Tutto ha avuto iniziato con un piccolo gruppo di volontari che trascorse le proprie vacanze in Romania per un periodo di animazione estiva dei ragazzi. Un progetto che gradualmente ha allargato gli orizzonti aumentando il numero dei partecipanti così come delle realtà coinvolte e che presto dalla Romania ha “contagiato” anche l’Albania.

«Nel 2013 – precisa don Codazzi – ricorreranno i 15 anni di presenza. Nonostante il passare degli anni il ricambio generazionale ha permesso di continuare questa esperienza che si è gradualmente evoluta a seconda delle diverse necessità». «Occorre sottolineare – precisa ancora il sacerdote – che tutti i volontari nei mesi scorsi hanno seguito uno specifico percorso formativo per quella che non è una semplice parentesi estiva: è vero e proprio  accompagnamento educativo. Così la presenza nei luoghi dove ormai si è raggiunta una certa autonomia, pur rimanendo un importante supporto alle comunità locali, si caratterizza per una significativa reciprocità».

«Non dimentichiamo poi – afferma ancora don Pier – che questa esperienza estiva all’estero trova una sua continuità nel corso dell’anno sul nostro territorio con la collaborazione con il Centro Giona e le attività a favore dei minori non accompagnati accolti in città».

L’estate 2012

Una decina dei volontari partirà già alla fine della prossima settimana: suddividendosi tra Romania e Albania metteranno le basi per le iniziative in programma nelle prime due settimane di agosto. Questa prima delegazione cremonese incontrerà gli adolescenti e i giovani del posto che vestiranno i panni degli animatori per una settimana di formazione che in Romania era già stata anticipata anche nella seconda metà di giugno.

«Il nostro obiettivo – spiegano i volontari di Drum Bun – non è solo quello di animare l’estate dei bambini di quelle terre. Questo era l’obiettivo iniziale. In questi ultimi anni, pur continuando a garantire le attività dei più piccoli, stiamo cercando di formare una generazione di ragazzi che gradualmente possa diventare autonomo nella gestione di queste attività estive, sul modello del nostro Grest: il nostro compito sta diventando sempre più quello di accompagnatori dello staff animatori. Cerchiamo di portare la nostra esperienza maturata in oratorio, le nostre competenze e anche di aiutare a creare e stimolare le motivazioni che spingono a mettersi a servizio dei più piccoli».

«Il lavoro di quest’anno – prosegue don Codazzi – sarà mirato in modo particolare ai preadolescenti e degli adolescenti. Così come nel nostro Paese, anche in Romania questa è una fascia d’età da seguire con particolare attenzione, a motivo della rapidità dell’evolversi generazionale e del massiccio diffondersi di internet e dei cellulari». «Come in passato – specifica poi don Pier – la mattina sarà dedicata ai più piccoli con attività tipiche del Grest; poi il pomeriggio, e questa è la novità, sarà dedicata ad attività specifiche proprio per i preadolescenti e gli adolescenti».

Le mete in Romania

Sono circa una ventina i giovani cremonesi che presteranno servizio in Romania: cinque partiranno il 21 luglio anticipando il resto del gruppo per la proposta formativa; gli altri lasceranno Cremona la settimana successiva. Quattro le realtà coinvolte, tutte a nord di Bucartest. Anzitutto Ploiesti, dove il progetto è iniziato ufficialmente 15 anni fa e dove ormai il servizio è principalmente di supporto allo staff animatori della locale parrocchia cattolica. A Campina, invece, i giovani cremonesi saranno di aiuto alla suore che gestiscono la “Casa Speranza”, una struttura per l’accoglienza di bambini in difficoltà. Proseguiranno quindi le esperienze di Grest a Bobolia, in collaborazione con la parrocchia ortodossa (rapporto che va avanti da ormai 8 anni), e a Banesti, in sinergia con il Comune.

Le mete in Albania

Una quindicina, invece, i giovani che nello stesso periodo si recheranno in Albania, anche in questo caso con un gruppo che anticiperà la partenza per svolgere in loco attività formativa propedeutica all’esperienza di animazione. Qui saranno due le realtà coinvolte. A partire naturalmente da Puke, presso la parrocchia gestita dal sacerdote “fidei donum” cremonese don Giovanni Fiocchi. Metà dei volontari cremonesi sarà invece presso la parrocchia cattolica di Fushe Arrez.

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Commenti
  • Il vecchio

    Che belllo che i rumeni egli alBanesi invece animano la nostra cronaca eh?

  • purtroppo è brutto e facile fare di tutta un erba un fascio(non politico eh)conosco ragazzi rumeni che son molto integrati nella comunità cremonese.lavorano e non rompono le palle a nessuno..conosco cremonesi che invece fanno gli”sboroni”perchè i gà dù sold!
    cmq sti ragazzi vanno a fare un opera di volontariato in posti dove cè ancora molta povertà e la gente ha davvero problemi a mangiare!
    poi hai ragione anche tu(il vecchio)che purtroppo cè chi è venuto qui solo per delinquere.ogni mondo è paese!

  • Caro “Il vecchio” ecco cosa gli statunitensi pensavano di TUO NONNO nel 1912

    “Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.

    Non amano l´acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.

    Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.

    Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.

    Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina.

    Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

    Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

    Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l´elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.

    Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.

    Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.

    Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

    I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.

    Il testo è tratto da una relazione dell´Ispettorato per l´Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

    • giancarlo pizzinato

      “I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.” Cosa vuoi dimostrare, che in 100 anni non abbiamo capito niente e facciamo gli stessi errori?