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Taglio Province, assemblea cremasca: "Meglio l'unione con Lodi" Si smarca solo Soncino che guarda a Bergamo e Brescia

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L'assemblea

Il Cremasco sceglie Lodi. E’ questa la linea che i sindaci del territorio (presenti in 23 su 48) hanno dettato durante il tanto discusso incontro voluto dal primo cittadino di Crema, Stefania Bonaldi per parlare del futuro del Cremasco in vista degli accorpamenti provinciali dettati dalla Spending review del governo Monti. E a nulla è servito il tentativo di mediazione iniziale del sindaco di  Crema per smorzare le polemiche sorte dopo il mancato invito al presidente della Provincia di Cremona, Massimiliano Salini e alla Consulta dei sindaci il presidente del quest’utima Gianpietro Denti ha voluto mettere i puntini sulle i parlando di un incontro inutile visto che il livello decisionale non spetta ai comuni, quindi  a suo avvisto sarebbe stato meglio attendere gli esiti degli incontro tra i presidenti delle provincia interessate: Cremona, Lodi e Mantova. Una polemica che però non ha incontrato la sponda di altri sindaci, tutti convinti che sia meglio un incontro in più che uno in meno, e che sia opportuno per il territorio confrontarsi a più livelli per arrivare a presentare una proposta unitaria al Cal (Consigli autonomie locali) organo deputato a dialogare con la Regione. A chiudere la polemica immediatamente ci ha pensato il sindaco di Ripalta Cremasca, Pasquale Brambini che ha detto basto a questo contrapporsi tra centrodestra e centrosinistra che non porta da nessuna parte. E tra chi pensa che un’unione con Mantova possa rendere il Cremasco una periferia della neo provincia (il sindaco di Crema, Bonaldi), chi si smarca preferendo la provincia di Bergamo o quella di Brescia (il sindaco di Soncino, Francesco Pedretti), la linea che i prima cittadino cremaschi preferirebbero seguire è quella di un accorpamento Cremona-Lodi, senza smembrare il territorio o cambiare i confini cremonesi, come sottolineato prima dal sindaco di Pandino, Donato Dolini e poi a ruota dagli altri, compreso quello di Spino d’Adda Paolo Riccaboni dato tra coloro che non intendevano partecipare.

I CONTENUTI

Al di là della scelta tra Lodi o Mantova o entrambe, quello che poi preme ai sindaci è capire quali saranno le funzioni delle nuove province che secondo la normativa avranno competenze sull’ambiente, sulla viabilità e sull’edilizia scolastica e nulla più. Capire come saranno gestite e quali saranno i compiti dei comuni sempre più alle prese con i tagli di bilancio e con i patti di stabilità che creano problemi non indifferenti. Una questione sollevata sia dal sindaco di Romanengo, Marco Cavalli che da quello di Capergnanica, Giorgio Picco, oltre che dall’assessore provinciale, Matteo Soccini, che si è detto certo di un accorpamento tra Cremona e Lodi, ma più perplesso per quanto riguarda Mantova.

I PROSSIMI PASSI

Una prima riunione quindi alle quali ne seguiranno altre seguendo una strada indicata dal sindaco Riccaboni: un confronto nelle diverse Afi (le associazioni che i comuni stanno formando per unire le funzioni) per poi passare al confronto nella Consulta dei sindaci e poi con le varie province a partire da quella di Cremona, città che comunque, sia in caso di aggregazione solo con Lodi o anche con Mantova resterà il capoluogo perchè città con il maggior numero di abitanti.

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