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Monti vuol vendere i gioielli statali E nell'elenco finisce la caserma Manfredini di via Bissolati Si parla di trenta milioni di euro

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Monti deve far cassa, abbattere il debito pubblico per resistere ai mercati. Vittorio Grilli, ministro dell’economia, ci lavora da tempo. Ha già varato un piano per abbassare la montagna del debito con un programma di dismissioni dei beni pubblici da 15-20 miliardi l’anno anche grazie all’intervento dei fondi costituiti dalla Cassa depositi e prestiti e dal Demanio. Palazzi, castelli, terreni e caserma. Secondo un elenco che da tempo gira tra i ministeri tra le caserme in vendita ci sarà anche la Manfredini di via Bissolati. Si tratta di una struttura enorme, di grande valore urbanistico, storico e artistico. Il valore? Probabilmente la stima verrà effettuata dal Ministero dell’Economia entro il prossimo ottobre ma non sarà inferiore ai venti-trenta milioni di euro.
Chi sarà in grado di pagare una simile somma in una situazione di mercato immobiliare asfittica? Pensare che una simile struttura possa finire in mano ai privati mette i brividi. Anche perchè lo Stato compì un accurato restauro degli interni della caserma preservandone le parti più rilevanti dal punto di vista architettonico ed artistico. La caserma infatti è un ex convento che venne fondato nel 1494 da quattro suore Agostiniane (due piacentine e due veneziane) che acquistarono la casa del conte Covo, allora uno dei palazzi più belli di Cremona con la facciata principale su Contrada del Cannone, circondato da un ampio giardino. Il fabbricato è rimasto anche oggi pressoché uguale ad allora nell’area ora occupata dalla Sala Convegno Sottufficiali e dalla mensa Unica Ufficiali e Sottufficiali. Dal suggestivo e tranquillo chiostro interno, pregevole per i medaglioni in cotto che lo decorano, si andava al chiostro esterno, più grande e maestoso nella sfilata delle snelle colonne che ne reggono gli archi. Una piccola sala al piano terreno fu adibita a cappella. Nel corso degli anni, il numero delle suore aumentò, arrivando anche a cento venti.
Altri lavori d’ampliamento si resero necessari in seguito. Nel 1592 la nuova e più grande Chiesa del convento, che era stata costruita di fronte alla già esistente Chiesa, poi dedicata a San Carlo, fu solennemente consacrata dal vescovo di Cremona mons. Cesare Speciano, in onore di Dio e della S.S. Annunziata. La Cappella, semplice nelle linee, doveva essere certamente la sala ora destinata a parlatorio. Possedeva una pregevole pala d’altare del Giorgione, raffigurante San Sebastiano. Una lapide, rimossa in seguito come in seguito sparì la preziosa pala d’altare, ne ricordava l’avvenuta consacrazione.
Il 19 giugno del 1798, le monache abbandonarono il convento dell’Annunciata, e si rifugiavano in Santa Maria e Santa Monica, ottenendo poi la facoltà di secolarizzarsi. Da questa data ha origine la caserma, infatti, la Repubblica Cisalpina ordinò che il convento fosse trasformato in quartiere «capace per l’alloggio di cinquecento soldati et quattrocento cavalli», come racconta Giuseppe Aglio Cremonese ne «Le Pitture e Sculture della Città di Cremona». La nascente caserma, conservò il nome dell’antico convento dell’Annunciata che le rimase per oltre un secolo. Caduta la Repubblica Cisalpina, l’Austria alloggiò nella caserma, in vari periodi, diversi Reggimenti d’Ulani.NeI 1848 la guarnigione Austriaca era composta di due Battaglioni del Reggimento Arciduca Alberto, n° 44, del 30° Battaglione del Reggimento Conte Ceccopieri n° 23 (comandato dal Maggiore Zagheni) di tre squadroni d’Ulani e di sei pezzi d’Artiglieria.Gli Ulani, il terzo battaglione Ceccopieri ed i sei pezzi d’artiglieria, dovevano certamente alloggiare nella caserma “Annunciata”, divenuta poi famosa, perché da essa sortì lo stesso battaglione Ceccopieri (Austriaco, ma composto tutto da Italiani) dietro ordine del comandante della piazza, per soffocare la nascente rivolta dei cittadini cremonesi. Il memorabile battaglione uscì, ma giunto in Piazza Sant’Agata passò armi e bagagli ai patrioti, facendo con essi causa comune per cacciare gli Austriaci. Pochi giorni dopo, infatti, fu nominato il Governo provvisorio.
lI 2 aprile del 1848, re Carlo Alberto faceva il suo ingresso in città con numerosa truppa dalla strada di Pizzighettone. I Lancieri a cavallo e l’Artiglieria volante dovettero prendere alloggio alla caserma ” Annunciata”, per quanto nessuna notizia lo indichi chiaramente.Nella caserma si alternarono per vari anni truppe di cavalleria. Nel 1875 il Comune di Cremona faceva istanza, al Ministero della Guerra, perché fosse accordato alla città l’onore di ospitare un Reggimento d’Artiglieria.Il 3 giugno 1876 era firmata una convenzione fra Ministero della Guerra ed il Comune di Cremona, con la quale questo s’impegnava, dopo aver eseguito lavori d’ampliamento della caserma stessa, a cederla definitivamente all’Amministrazione Militare.
Il Ministero da parte sua aveva destinato a Cremona un Reggimento d’artiglieria da campagna.L’anno successivo, infatti, il 4° Artiglieria da campagna, comandato dal Colonnello Rizzetti cav. Angelo, era destinato di guarnigione a Cremona. Nell’estate del 1878 la caserma ospitò ben dieci batterie d’artiglieria facenti parte del Il° Corpo d’Armata speciale che, al comando del Generale Ricotti, era dislocato nella zona di Monticelli d’Ongina per le grandi manovre.Altri lavori furono fatti in seguito; fu soppresso il vicolo di Santa Tecla, ampliato il grande cortile attuale e fabbricato sul lato nord il padiglione oggi occupato dal 3° Gruppo.Il 9 aprile 1879 la caserma era pronta nelle linee principali, pressoché uguali a quelle odierne e l’Amministrazione militare ne diveniva l’effettiva proprietaria.Cessata la guerra d’Eritrea, fra le città d’Italia che fecero a gara per ricordare i  caduti, vi fu anche a Cremona, che alla guerra stessa aveva dato uno dei scaduti, il Tenente di Artiglieria Marzio Manfredini. Per onorarne la memoria, la città chiese ed ottenne che la caserma d’Artiglieria “Annunciata”, si gloriasse del nome di “Manfredini “.La relativa proposta, avanzata poi dalle stesse autorità militari, venne senz’altro accettata dalle Superiori Autorità Centrali e dal 1904 il quartiere fu denominato ”Caserma Manfredini “.
Dalla caserma Manfredini partirono a migliaia, per il fronte, gli artiglieri destinati a vari reggimenti mobilitati. Rientrato a Cremona al termine della guerra, il 4° Artiglieria fu trasformato in 4° Artiglieria Pesante Campale e nel 1926 diveniva 3° Reggimento Artiglieria Pesante Campale. Fu sciolto dopo gli eventi dell’8 settembre1943. Dopo aver ospitato per alcuni anni reparti del Comando della Divisione di fanteria “Legnano” e dell’11° Reggimento Artiglieria “Legnano “, nel 1967 la caserma divenne Sede del distaccamento del 4° Reggimento Artiglieria Missili Controaerei, fino alle ristrutturazione del 1983, quando divenne la sede del Comando 2° Gruppo del 4° Reggimento Artiglieria missili controaerei. Attualmente, dopo un’ultima ristrutturazione, avvenuta nel 1992 è sede del Comando l° Gruppo del 4° Reggimento Artiglieria controaerei. Dallo scorso settembre, la caserma è stata dismessa e gli artiglieri concentrati a Mantova.

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Commenti
  • Jimmy

    Si potrebbe destinarla al Giudice di Pace, il cui ufficio è destinato ad ampliarsi, dovendo inglobare Casalmaggiore e Soresina.

  • Giovanni Baldesio

    Per quanto riguarda i miei millesimi, che rivendico come eredita’ di Cremonesi da almeno, almeno, 10 generazioni, mi OPPONGO alla vendita.
    Non potete vendere.
    Ve lo impedisco.

    • Ftw

      Così ci puoi fare un villaggio vacanze con tanto di laguna blu per le tue amate nutrie!

  • danilo

    1) definire la Manfredini un gioiello…..beh, è imbarazzante.
    2) non solo il mercato immobiliare è asfittico, ma la liquidità per compiere un’operazione di questo tipo non è semplice da reperire, a meno di gruppi con respiro internazionale. Ma un grande gruppo internazionale ,in questi momenti di mercato , guarda a Cremona ? Beh….
    3) abbattere il debito pubblico , in un momento non di recessione, ma di depressione economica, è una delle più grandi stupidaggini che si possa arrivare a pensare. Il fatto che destra, sinistra, centro e tecnici siano tutti d’accordo ci dà la misura dello spessore della nostra classe dirigente… Keynes non sanno neppure chi sia, anzi, non l’hanno mai neppure sentito nominare. In questa precisa contingenza bisogna semmai disporre di grande liquidità per rilanciare i consumi, la fiducia e l’economia. Ma a dirlo sembra di parlare al vento…. Abbattere il debito pubblico ora significa fare esattamente il contrario, cioè sottrarre liquidità e risorse al sistema Italia.
    Per fortuna che lo si vuole fare con un piano di dismissioni di cespiti dello Stato : significa in concreto che non lo si farà mai, e che gli unici beni oggetti di realizzo da parte dello Stato saranno fatti in saldo, a favore dei soliti noti beneficiari di qualche affare clamoroso in location fanatastiche. Ma certo la caserma Manfredini non figura in cima a questa classifica. Possiamo dormire sonni tranquilli.

    • Ftw

      Tanto quello che non vendono realmente lo mettono a carico della cdp che firmerà un po’ di pagherò così che lo stato può dire di avere credito con cui tagliare il debito!

  • IMMOBILE E CONFUSO
    Estate, se mancano notizie nuove si lucidano le vecchie, ma non è facile come puo’ sembrare. L’Inviato, il nuovo on line cremonese diretto da Roberto Bettinelli, fa un bel colpo. Già dal sunto:
    Decine di case vuote e box inutilizzati. Scatta (!!, n.d.r.) il censimento degli immobili del Comune di Cremona. La Giunta vuole vederci chiaro (basta la buona volontà e infilare gli occhiali, n.d.r.): in passato dati frammentari, confusi e imprecisi. E dotazione software differente da ufficio e ufficio.
    Frammenti:
    Sulla base dei dati in possesso degli uffici dovranno essere eseguite verifiche sul campo, per controllarne l’effettiva corrispondenza con la situazione reale, e lo stato di manutenzione di ciascuna unità immobiliare.
    Le informazioni necessarie erano sparpagliate nei meandri di uffici diversi e non in collegamento fra loro, con il rischio concreto di gestire la pratica in modi e tempi diversi. Gli uffici della gestione del patrimonio usavano software diversi, quindi non potevano confrontare i dati. Quindi confusi e assolutamente imprecisi.
    C’erano box dal valore presunto di 20mila euro che incassavano un affitto di 50mila. In alcuni casi contratti scaduti da anni che non erano più stati rinnovati. Risultava impossibile sapere chi fosse in regola coi pagamenti.
    Credo basti. I numeri: gli immobili sono 1117, non 50 o 100mila, cioè a spanne 1,5 per dipendente (751). L’informatizzazione è comoda, ma su numeri del genere conti e verifiche si possono fare col pallottoliere. E a proposito dei software diversi (di uffici dello stesso settore!!) che non riuscivano a incrociare i dati, ripeto, di 1117 unità (!!), non dimentichiamo la polemica dei soliti Salami Giorgio e supporter contro l’idea della Giunta di appaltare il servizio informatico all’esterno.
    Sintesi. I predicanti di oggi, che oltre a Tamoil, piazza Marconi, viali, Stazione, eccetera, confortati dalla lettura di dieci quotidiani a testa per assessore e carte di credito del Comune per gelati di lavoro e cene, hanno lasciato in eredità un patrimonio immobiliare neanche tanto imponente senza nemmeno riuscire a sapere quanto fosse, in venti anni di potere assoluto, si facciano un bell’esame di coscienza prima di urlare alle nostre pagliuzze.
    Tanto detto, caro signor sindaco d’oggi, un amministratore vero non aspetta tre anni per non farsi dire da dirigenti tecnici e impiegati quale sia il patrimonio esatto che lui sindaco deve gestire.
    Impiegati, tecnici e dirigenti, quando si fanno rappresentare dai vari Salami Giorgio, gli consiglino di sfumare un po’ la pandetta secondo la quale loro sono bravissimi, ma impediti al buon lavoro da politici incompetenti.

    Cremona 11 08 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

    • Giovanni Baldesio

      Si potra’ finalmente sapere quanto pagano, ammesso che abbiano pagato regolarmente, quelle Associazione senza Statuto che occupano gli immobili denominati Kavarna e Dordoni?
      Gli si rinnovera’, se prorpio si vuole, la concessione alle regole che devono seguire tutti gli altri, diciamo, normali?
      Sono interessato!
      Aspetto.