Commenta

Personaggi e miti tornano in vita con la scommessa di Leoni

leo

Gli uomini di pietra e di gesso che spuntano da molti angoli di strade e monumenti cremonesi, non parlano più ai passanti frettolosi. Sono diventati contorno, appendice di una città moribonda, vecchi arnesi ingombranti per chi vuole una città senza memoria.  Eppure dagli architravi, dai balconi, dai sovraporta loro provano ancora a comunicare: occhieggiano, scherzano, inventano pose, provano a stupire. Niente. Il cremonese del Duemila tira dritto e neanche si accorge di loro. Pietre, gessi, terrecotte non comunicano più. Le memorie non ci parlano. Bisogna rinverdirle, rimuovendo ogni velatura di polvere. Le cose andate meritano una riscoperta amorevole. La poteva fare solo Antonio Leoni, giornalista, scrittore e fotografo di gran livello. Uno che il repertorio di ieri di Cremona (e non solo) lo conosce meglio di chiunque altro. Il repertorio di ieri diventa prezioso se si prova a rivisitarlo con strumenti nuovi, spesso scioccanti. Ci ha provato Antonio  a scuotere, a muovere, a fare dialogare i nostri antenati di pietra con il mondo della tecnologia, del web, del digitale, del sorprendente e del fantastico. E lo ha fatto con una mostra straordinaria dal titolo “Angeli, demoni, eroi in Cremona digitale” allestita in Santa Maria della Pietà fino al 28 settembre (aperta tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19, escluso il lunedì ma compresi i festivi). Una mostra sicuramente fuori dal comune, fuori dal tradizionale, che ti lascia a bocca aperta com’è sempre stato per la ricerca fotografica che Leoni sta portando avanti da oltre cinquant’anni. Ha stupito tutti quando recuperava “Il Mondo degli ultimi” nelle campagne abbandonate, quando ricercava i volti dei cremonesi antichi scolpiti negli “Impietriti” o quando auspicava la tolleranza in “Gente di Buddha” mentre il mondo andava verso la contrapposizione religiosa e politica, oppure quando  “Nel vaso di Pandora” raccontava il suo disincanto sul mondo della televisione, immortalato da impietosi fotogrammi. Noi non siamo nessuno senza memoria storica e Leoni ce la ripropone in una visione attualissima , dove la comunicazione (e l’arte) digitale è ormai il nuovo linguaggio. Leggende, personaggi, miti ed eroi della civiltà cremonese così riprendono forma, vivono, scherzano e parlano con l’uomo del Duemila, stanziale o di passaggio. E Leoni mischia la sua cultura con l’estro, il racconto del vecchio cronista  con l’ironia, riempie i vuoti  creati alle antiche pietre con colori forti e mai banali, inventa paesaggi da fiaba colorando di tinte pastello foto reali, aggiunge particolari, confonde amabilmente gli stili per arrivare allo scopo.  Con lo shock digitale di Leoni le pietre riprendono forza, dialogano con il visitatore, ritornano al loro ruolo di testimoni.  E la sorpresa diventa scoperta, l’insolito diventa storia e la scommessa artistica di Antonio Leoni colpisce ancora una volta nel segno. (s.)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

© Riproduzione riservata
Commenti