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Confronto e ricerca, il Quartetto Cremona a Liuteria in Festival

quartetto

Del quartetto Goethe, cui le note erano famigliari quanto la poesia, affermava: “Ascoltiamo quattro persone giudiziose intrattenersi a vicenda in una conversazione, con l’intento di trovare piacere dai loro discorsi e di conoscere le caratteristiche delle singole voci”.

Il Quartetto di Cremona, giovedì sera al Teatro Ponchielli, nell’appuntamento inaugurale della rassegna Liuteria in Festival 2012, ha aggiunto al piacere del confronto anche quello della ricerca, proponendo una ampia ricognizione di genere da Boccherini a Borodin, passando per Beethoven e Webern. Il programma sintetizza la poliedricità dell’approfondimento musicale sviluppato dall’ensemble, ieri ospite della Fondazione Stradivari, ed integra un coté più contemporaneo a un altro più classico, alternando elementi musicali lievi a momenti di alta densità emotiva.

Pur spaziando tra stili ed epoche diverse, le opere appaiono contigue in una fusione semantica fra forma e contenuto integrando i due livelli giacché l’ascolto pare riverberare la sensibilità estetica delle avanguardie novecentesche e la lezione filosofica di Wittgenstein.

Quando Cristiano Gualco, Paolo Andreoli, Simone Gramaglia e Giovanni Scaglione posano l’arco sulle corde, il suono inizia a scorrere in una empatia così sincera che pare continuare un discorso già iniziato per fondersi nell’impeccabile senso ritmico e nelle armonie che esaltano e fanno vibrare gli strumenti. Nella semplice immediatezza di questa proposta emergono l’eleganza nel porgere le frasi e l’equilibrio tra gli interpreti: c’è nobiltà espressiva, capacità di creare tensione ed un vigore che non teme di lasciarsi andare alla dolcezza quando il discorso assume un carattere più intimo.

Il contrappunto tra le parti è sempre chiarissimo, con un’attenzione viva, senza compiacimenti nel virtuosismo che pure è scintillante, ma che con coraggio si lascia andare nei momenti più visionari. Che grazia nel quartetto Op 2 n. 6 di Boccherini e che energia ritmica, quanti colori, dipanati tutti con un’enunciazione chiarissima! In Langsamersatz di Webern figure nettamente stagliate si alternano a profonde e soavi mezzetinte donde deriva un senso di pace e di tristezza senza rassegnazione.

Infine nel quartetto n. 12 op 127 di Beethoven emerge l’atmosfera temperamentosa dello “Sturm und Drang”; la spregiudicatezza con cui il musicista fa uso di dissonanze, portando al limite le possibilità del sistema tonale. Proprio questa “modernità” rappresenta quindi un ponte ideale con la musica del Novecento sviluppando una fitta trama di relazioni con il resto del programma.

Solo nel bis i toni si aprono ad un lirismo disteso e cantabile: nel “notturno” dal Quartetto n. 2 di Borodin pulsa un lirismo intimo e denso, splendidamente reso da un discorso musicale pieno di immaginazione, con impennate sonore sempre discorsive e la complessità dell’intreccio svolta con analitico rigore.

Se l’oggettività strutturale qualifica l’esibizione del Quartetto di Cremona in quella linea interpretativa che il Novecento ha abbondantemente frequentata è altrettanto facile coglierne l’attualità, fatta di un lessico interpretativo modernissimo perché capace di comunicare in maniera diretta e immediata contenuti sensibili, talché vi si può riconoscere il gioco dell’intelletto che spia il cuore, avvicinando i modi della scrittura e l’emergenza prorompente dell’emozione.

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