Cronaca

Giovane bracciante agricolo stroncato nel campo a Stagno: il sindaco chiede più tutele

La vittima era Gheorghe Marian Burjan. Il tragico caso di Stagno Lombardo evidenzia le difficili condizioni di lavoro in agricoltura e la necessità di misure più rigorose per proteggere i lavoratori dal caldo estremo

La Procura di Cremona è al lavoro per accertare le cause della morte di Gheorghe Marian Burjan, il 19enne romeno stroncato da un malore domenica pomeriggio mentre era al lavoro in un campo di pomodori nelle campagne di Stagno Lombardo.

La Procura, insieme ad Ats Valpadana, deve verificare se le norme sulla sicurezza siano state rispettate, se fosse stata fatta preventivamente la visita medica e se sia stata ottemperata l’ordinanza che prevede lo stop al lavoro nelle ore più calde. In ogni caso il giovane era assunto con un regolare contratto di lavoro. Nei prossimi giorni, in ogni caso, verrà disposta l’autopsia, per verificare l’esatta causa del decesso.

La morte di Gheorghe ci ricorda come, nonostante l’introduzione massiccia della meccanizzazione, in agricoltura le condizioni di lavoro siano molto dure e come, in qualche caso, esista una zona grigia fatta di contratti formalmente regolari, ma con turni, ritmi e condizioni di lavoro incompatibili con la tutela della salute.

Il caso di Stagno Lombardo ci ricorda come il caldo eccezionale debba portare a cambiamenti profondi nel modo di lavorare nelle campagne. Quando la temperatura è rovente, nei campi il confine tra legalità e sfruttamento è labile, tanto che nelle ultime settimane almeno 16 lavoratori agricoli hanno perso la vita, 5 dei quali stroncati dalle temperature estreme.

Anche il sindaco di Stagno Lombardo e presidente della Provincia di Cremona, Roberto Mariani, invita a una profonda riflessione che va oltre i limiti imposti dalla delibera regionale che vieta il lavoro dalle 12.30 alle 16: “Mi domando se, al di là dell’ordinanza regionale che prevede un fermo nelle ore più calde, non sia il caso di iniziare a prevedere tutele più congrue per i lavoratori impegnati in situazioni così dure. Viste le condizioni estreme che stiamo vivendo, dobbiamo pensare a una riorganizzazione.

Non so in che direzione, ci vuole un confronto. Per esempio, quando possibile, occorre spostare le attività durante le ore meno calde. Faccio l’esempio del mio Comune: per quanto riguarda chi lavora all’esterno, come i cantonieri, abbiamo previsto un orario dalle 6 alle 12 su 6 giorni, evitando l’esposizione nelle ore più calde della giornata. Anche per le asfaltature che la Provincia sta facendo sul territorio abbiamo preferito i cantieri notturni, proprio per andare incontro alle esigenze dei lavoratori. Abbiamo privilegiato la sicurezza dei lavoratori: certo, ci costa un po’ di più, ma credo che l’incolumità dei lavoratori vada preservata come priorità assoluta”.

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