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San Pietro al Po saluta don Attilio Ultima messa, poi Vescovato

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Monsignor Attilio Arcagni ha salutato nella mattina di domenica la comunità parrocchiale di San Pietro al Po, ultima messa prima del trasferimento a Vescovato ove darà vita, insieme a don Paolo Arienti e don Paolo Tomasi, ad una nuova Unità Pastorale voluta dal vescovo Lafranconi (insieme a Cà de Stefani, Gabbioneta e Binanuova, da cui se ne va don Samuele Riva). Qui si sperimenterà anche la formula della comunità sacerdotale di cui proprio don Attillio è stato uno degli ideatori. Quello che il parroco non si aspettava era di essere proprio lui il prescelto a guidare questa sperimentazione, e per di più a Vescovato, alla soglia dei 60 anni e dopo 16 di permanenza nella parrocchia cittadina.

Un addio commosso, in una chiesa gremita, che ha ascoltato dal suo parroco parole come sempre non ovvie e di grande stimolo al risveglio della coscienza in chiave evangelica. Don Attilio non ha nascosto di obbedire con grande sofferenza alla richiesta del vescovo, “ma come avrei potuto dire di no?”, nonostante avesse espresso il suo desiderio di restare a San Pietro o di essere indirizzato alla diocesi di Carpi, povera di sacerdoti dopo la morte nel crollo del terromoto, del parroco don Ivan.

Durante l’omelia, vari riferimenti alla bramosia di potere e prestigio degli uomini che quasi inevitabilmente fa deviare dal cammino di Cristo; la consapevolezza della piccolezza dell’uomo, soprattutto di quello con più onori terreni; l’enfasi sul legame di “amicizia” che lo legherà sempre ai parrocchiani, perchè “il concetto di amico è ancora più importante di quello di fratello. L’amico si sceglie, il fratello no ed è diverso dal semplice essere insieme con uno scopo comune, perchè questo si chiama spesso complicità, se non mafia”.

Don Attilio ha poi ricordato con commozione le figure che gli faranno da guida in questo nuovo viaggio dalle molte incognite, e cioè l’affezionatissima madre, scomparsa 10 anni fa, Giovanni Paolo I, il vescovo Tagliaferri, che nel 1980 lo volle vicario proprio a S. Pietro, e il Cardinale Martini. Commosso il saluto finale di Sergio Morandi, a nome del Consiglio pastorale parrocchiale, che ha passato in rassegna i motivi per cui la comunità lo rimpiangerà: la grande competenza teologica e la capacità di calare la Parola nella vita reale della gente; la totale assenza di ipocrisia, dote che spesso gli è valsa delle critiche; l’immeritata fama di “prete di sinistra”, quando invece i suoi strali sono da sempre rivolti alla corruzione e alla disonestà di chiunque giochi col potere anziché per il la realizzazione del bene comune, bussola di ogni cristiano.

In dono, don Attilio ha ricevuto un album fotografico elettronico su cui scorrono i dettagli delle amate chiese di S. Pietro e Santa Lucia, pietra per pietra, per le quali ha varato tante opere di restauro e conservazione. “Mi rendo conto che per voi valgo più di quanto io sia realmente – ha detto accomiatandosi dall’altare. Forse il Signore si è servito di me per incontrare tanti di voi”.

A S. Pietro farà il suo ingresso tra qualche settimana il nuovo parroco don Stefano Moruzzi, proveniente da Calcio.

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