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Il museo personale del maestro Mario Maggi in mostra a Pisogne

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Una piccola parte del suo “museo personale”, una cinquantina di strumenti raccolti nella sua lunga vita, costruiti, restaurati, rimessi in funzione e fatti tornare agli antichi splendori sono oggi in mostra a Pisogne. E’ un omaggio sincero,  doveroso a Mario Maggi un amico, ma soprattutto un “grande” della liuteria e divenuto tale per la sua passione, la sua competenza, per il suo grandissimo costante impegno.

Ed è proprio questo il significato che si è voluto dare alla mostra in suo onore apertasi nei giorni scorsi nella Chiesa del Romanino di Santa Maria della neve a Pisogne, la ridente cittadina del lago d’Iseo divenuta, dopo Baveno e grazie all’Anlai, una delle “capitali della liuteria italiana” perché ogni anno ospita il concorso internazionale di strumenti antichizzati e copie di strumenti antichi.

In due giorni, la rassegna è stata visitata da oltre 700 persone anche ovviamente per il flusso turistico del Romanino per le giornate del trenino del lago ed  anche, a maggior ragione, per l’esposizione nella stessa Chiesa dei “Grandi quartetti della liuteria italiana”, una occasione unica e difficilmente ripetibile che vede accomunati in questa mostra maestri liutai del primo novecento tra i più grandi in assoluto da Garimberti a Utili a Sderci, Rocchi, Dario Vettori, Mario Barbieri e vari altri con le loro opere più significative.

Eppure il grande pubblico resta affascinato dal violino bastone in uso nel primo ottocento da parte di aristocratici personaggi a Vienna o nella Baviera, dalla scatola sonante di Mozart, una specie carillon per cui il grande compositore scrisse dei brani per insegnare a cantare ai canarini. Ma ci sono pure chitarre storiche di Vinaccia o Monzino, mandolini importanti, liuti, salteri, fisarmoniche e loro “antecedenti” strumenti dalle fogge stravaganti e costruiti con i materiali più strani ed infine anche alcune pregevoli riproduzioni di strumenti antichi del figlio Sergio premiate in concorsi internazionali.

E così ritornano alla mente le mostre di Baveno nella Villa Fedora, quella nella Rocca Paolina di Perugia, quella nel teatro degli Industri di Grosseto oppure alla Fiera di Rimini ed in tanti altri luoghi  meno famosi e importanti in cui abbiamo esposto le sue opere accompagnate sempre dal suo entusiasmo e dalla sua voglia di coinvolgere  specialmente i giovani che ne restavano affascinati.

Era sempre ovviamente solo una piccola parte della sua collezione in cui spiccano anche un violino Amati, un’arpa del Ceruti accanto a centinaia e centinaia di aerofoni, cordofoni, vibrafoni, di scatole sonanti di tutte le forme dimensioni; opere raccolte, ricostruite, restaurate con amore spassionato e  mai per un intento  veniale o commerciale ma solo per pura passione e studio.

Questo era Mario Maggi un uomo prima di tutto buono e appassionato, disponibile e poi anche  un grande restauratore di strumenti musicali grazie alle sue conoscenze musicali, alle sue capacità manuali e alla sua ottima liuteria. Si era diplomato in violino e viola ma suonava anche la viola da gamba e  aveva insegnato alla Scuola di Liuteria ma il suo primo lavoro era stato quello di accordatore di pianoforti presso gli Anelli poi la sua vita era stata solo dedicata alla famiglia e alla sua passione per la musica e gli strumenti musicali.

Strumenti accatastati in armadi, sotto i letti, in garage,  in soffitta, in cantina e in  ogni angolo della sua casa in via Genala, ma trattati sempre con amore e tenuti sempre tutti in perfetta efficienza.

Scomparso da alcuni anni Mario rivive a Pisogne nel suo ricordo e nella sua passione con  una piccola parte del suo “patrimonio” che Cremona o forse qualche altra città  che ama la musica dovrebbe davvero cercare di poter  “sfruttare”  anche solo come museo didattico” e/o per mettere in mostra dei tesori della musica e in alcuni casi anche dell’arte.

Gualtiero Nicolini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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