Commenta

Un albero nel 'Giardino dei Giusti' per Fabio Moreni, volontario freddato in Bosnia

Moreni-e

Un albero nel ‘Giardino dei Giusti’ padovano per Fabio Moreni, cremonese morto in Bosnia a 39 anni, il 29 maggio 1993, ucciso con gli amici Sergio Lana di Rivarolo Mantovano e Guido Puletti di Brescia, mentre trasportava aiuti umanitari. La cerimonia si è svolta domenica 14 ottobre alla presenza delle massime autorità civili e militari, dell’Ambasciatrice di Svezia in Italia, Ruth Jacoby, e del console onorario della Repubblica di Armenia in Italia nel 2007, Pietro Kuciukian.
Il Sindaco di Padova, Flavio Zanonato, ha indicato nei “Giusti del Mondo” degli “esempi cui ispirarsi nella vita quotidiana”, anche e soprattutto per i giovani. Anche il prof. Giuliano Pisani, presidente del Comitato Scientifico, ed Assessore alla Cultura della città di Padova, ha sottolineato come i premiati siano persone normali, capaci però di prender sul serio il concetto di “responsabilità e di impegno”“Chi ha memoria, del resto, sa guardare al futuro”, ha aggiunto il Sindaco di Noventa Padovana, Luigi Bisato.
Alla cerimonia eran presenti una folta delegazione di Fondazione Moreni, guidata dal Presidente, Giancarlo Rovati, il cugino di Fabio Moreni, Gianluca Arata, i genitori di Sergio Lana, Augusto e Franca. Inoltre, han partecipato la sorella di Guido Puletti ed i due superstiti dell’eccidio, Agostino Zanotti e Christian Penocchio.
I nomi di Fabio, Sergio e Guido si trovano ora sulla targa infissa presso il “Giardino dei Giusti del Mondo” di Noventa Padovana, primo Comune della cintura urbana ad aver aderito all’ideale prosecuzione di quello analogo, presente a Padova, per poter realizzare così il “Cammino dei Giusti”, nella speranza di poter raggiungere con esso il mare Adriatico, grazie al coinvolgimento anche di altre municipalità.
Nel pomeriggio in Palazzo della Ragione, a Padova, è avvenuta la consegna della targa dei “Giusti del Mondo” a Fondazione Moreni ed ai familiari dei tre ragazzi uccisi .Il Vicepresidente della Fondazione, don Alberto Mangili, ha sottolineato come “questo riconoscimento giunga inaspettato e sia l’ennesima prova di come la testimonianza di Fabio sia ancora viva e presente, anche oltre i confini cremonesi. Leggere il nome di Fabio tra i circa 60 giusti morti nei genocidi armeno, ebraico, ruandese e bosniaco, è un evento che desta commozione e genera una rinnovata responsabilità in tutti noi“.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

© Riproduzione riservata
Commenti