Cronaca

Il Compasso d’Oro alla carriera al Cavalier Giovanni Arvedi: la premiazione a Milano

Il premio è stato ritirato da Leonardo Arvedi Caldonazzo ed è stato consegnato dal cremasco Umberto Cabini, presidente Fondazione ADI

La premiazione a Milano
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Un tributo alla visione imprenditoriale, alla cultura del fare e alla capacità di coniugare industria, innovazione e mecenatismo.
A Milano, venerdì sera, è stato consegnato il prestigioso Compasso d’Oro ADI alla carriera al Cavalier Giovanni Arvedi. Il riconoscimento è stato ritirato da Leonardo Arvedi Caldonazzo.

A premiare è stato il cremasco Umberto Cabini, presidente della Fondazione ADI: “Sono molto orgoglioso di consegnare questo premio perché il Cavalier Arvedi ha contribuito allo sviluppo dell’industria in tutto il mondo senza dimenticare ciò che ha fatto per il territorio, in particolare per Cremona. E cito solo il Museo del Violino per ricordare una delle grandi opere che ha realizzato”, ha dichiarato Cabini.

La parola è poi passata a Leonardo Arvedi Caldonazzo, che ha portato i saluti del Cavaliere: “È un grande onore per me ritirare questo premio, anche se la mia carriera in azienda è iniziata solo quattro anni fa”.

Con questo riconoscimento, il mondo del design e della produzione italiana celebra una figura che ha saputo trasformare il valore dell’impresa in patrimonio culturale e sociale.

Il premio, promosso da ADI – Associazione per il Disegno Industriale, è uno dei più autorevoli riconoscimenti internazionali dedicati al design e alla cultura del progetto. Nato nel 1954 da un’idea di Gio Ponti, il Compasso d’Oro premia da oltre settant’anni personalità, aziende e realtà che hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo del Made in Italy e dell’innovazione industriale.

Nel caso del Cavalier Arvedi, il premio assume un significato che va oltre il semplice successo imprenditoriale.

La motivazione di ADI recita: “Imprenditore visionario che ha ridisegnato la siderurgia italiana diventando un punto di riferimento internazionale imprescindibile, ha saputo orientare la trasformazione dell’intero settore attraverso pratiche virtuose di design sistemico. Artefice del cambiamento tecnico e percettivo dell’acciaio e dei suoi derivati, ha sollecitato la traduzione di processi pesanti in flussi procedurali snelli ed efficienti, nell’ottica dell’economia circolare e della riduzione degli sprechi. Un profondo senso di responsabilità il suo, esteso anche al territorio di appartenenza con azioni di mecenatismo culturale e sociale”.

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