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Inchiesta Nas su ormoni a bambini, cremonese indagato

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C’è anche un noto medico di Cremona tra gli indagati dell’inchiesta dei Nas sulla presunta prescrizione di farmaci ormonali in eccesso, anche a bambini. Si tratterebbe di somministrazioni in sovradosaggio, e aumentate numericamente con l’inserimento in terapia di nuovi pazienti, in cambio di denaro, viaggi e oggetti di valore. Il tutto, secondo il quadro accusatorio, per incrementare le vendite di medicinali.

RAFFICA DI PERQUISIZIONI IN TUTTA ITALIA

L’operazione, ‘esplosa’ nelle scorse ore con numerose perquisizioni, coinvolge 28 città italiane, 67 dottori e 12 informatori scientifici di una nota azienda farmaceutica. Necessario verificare se le prescrizioni siano state appropriate. Attive sulla questione le procure di Rimini e Busto Arsizio (Varese). Indagato anche il primario di Pediatria dell’ospedale Poma di Mantova, Fabio Buzi, 60enne cremonese. Laureato in Medicina e chirurgia nel 1978, si è specializzato nel 1984 in Pediatria all’Università degli Studi di Parma e nel 1994 in Endocrinologia e Malattie del ricambio all’Università degli Studi di Milano.

IL MEDICO CREMONESE SI DIFENDE

Per acquisire elementi alcuni carabinieri si sono presentati nella struttura mantovana nelle scorse ore (ma la ricerca potrebbe riguardare anche esperienze lavorative precedenti di Buzi, impegnato in passato anche a Brescia). Oltre a Buzi è indagato anche l’ex primario di Nefrologia dello stesso ospedale, in pensione da quest’estate. Entrambi si difendono e respingono le accuse.

“Sono stato tirato in ballo – afferma il pediatra, raggiunto dalla Gazzetta di Mantova – solamente perché nel 2008-2009, quando mi trovavo a Brescia, ho inserito un paio di pazienti con deficit di ormoni della crescita in uno studio osservazionale di sicurezza, prescrivendo il farmaco biosimilare, ma in dosi previste dagli standard europei. Lo studio è stato valutato con attenzione e approvato dal comitato etico dell’ospedale di Brescia. Per questo non ho mai preso regalie, soldi o altri oggetti. Ritengo quindi che la procura abbia indagato tutti quegli specialisti che sono venuti a contatto con l’azienda farmaceutica. È noto infatti che questo tipo di aziende possono dare contributi ai fondi divisionali, cioè ai reparti, per studi o altro, ma sono soldi che vanno agli ospedali non certo a noi, oppure alle associazioni onlus e tutto passa attraverso un sistema di donazione trasparente”.

“Se il riferimento è ai congressi invece – conclude – la storia allora è storia vecchia. Le aziende farmaceutiche organizzano convegni e invitano i medici che risultano ospiti, ma in questi casi soldi non se ne prendono”.

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