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Così hanno convinto il figlio ad accusare il maestro di abusi inesistenti Patteggiano due anni

maltrattamento

Sopra, a sinistra il giudice Guido Salvini

Hanno patteggiato entrambi due anni, pena sospesa, A.O., 50 anni, e la moglie S. E., 37 anni, egiziani residenti a Pizzighettone. Sono comparsi davanti al giudice Guido Salvini, erano accusati di aver maltrattato il loro figlio di dieci anni. Tra il marzo e l’aprile del 2011 il ragazzino, indotto dai genitori, aveva accusato ingiustamente il suo insegnante di sostegno Fabrizio Spelta di abusi sessuali.

Nel marzo scorso il procedimento nei confronti di Spelta era stato ufficialmente archiviato, e contemporaneamente le indagini si erano indirizzate sui genitori del minore, difesi di fiducia dall’avvocato Salvatore Arcadipane di Milano. “Gli atti di indagine raccolti”, scrive il giudice Salvini nella sua ordinanza, riferendosi a testimonianze, intercettazioni telefoniche ed ambientali e a consulenze mediche, “evidenziano senza possibilità di equivoci che gli indagati, probabilmente a conoscenza sin dall’inizio dell’inconsistenza dei racconti del figlio, hanno agito per sostenere e indurre il bambino a ripetere i suoi racconti davanti a varie autorità”. “Lo hanno inoltre costretto”, prosegue Salvini, “a simulare disturbi traumatici di carattere sia psichico che fisico al fine di ottenere un importante risarcimento in primo luogo dalla persona calunniata, l’insegnante di sostegno Fabrizio Spelta, ma forse anche da altri operatori, per gli inesistenti abusi sessuali denunciati”. Per questo motivo nel comportamento dei genitori il magistrato ha ravvisato anche i reati di “calunnia, simulazione di reato e intralcio alla giustizia”.

Spelta, maestro accusato ingiustamente

“Tutti gli episodi”, spiega il giudice, “sono stati smentiti sia dalle insegnanti, indicate come presenti ed accusate di non aver impedito, ed anzi di aver ‘coperto’ gli abusi, sia dalle madri di altri bambini, le cui testimonianze confermano l’assoluta impossibilità che tali episodi, così come sono stati descritti, potessero, in ragione della presenza di più persone, aver avuto luogo”.

“Gli indagati”, è scritto nelle motivazioni, “hanno falsamente dichiarato, al fine di sostenere la versione del bambino, che avesse avuto in quel periodo un calo di rendimento scolastico, convincendolo a dire, a fronte dell’esito negativo della consulenza medica, che Spelta aveva comunque indossato un preservativo. Ed ancora hanno fatto in modo che il bambino simulasse disturbi psichici e fisici di origine traumatica (urla, agitazione psicomotoria, silenzi, abbattimento, difficoltà di deambulazione), istruendolo preventivamente e con grande insistenza, come si desume in modo inequivoco dal contenuto delle intercettazioni sul comportamento ‘disturbato’ che avrebbe dovuto tenere”. “A seguito di tali ripetute ‘messinscene’”, scrive Salvini, “e al fine di rafforzarle, gli indagati da un lato hanno cessato di mandare il bambino a scuola, e d’altro lo hanno fatto ricoverare per alcuni giorni presso il reparto Pediatrico dell’ospedale di Cremona ove al bambino, che persisteva nella sua ‘recitazione’, sono stati inevitabilmente somministrati anche dei tranquillanti”.

La consulenza medica disposta dal pubblico ministero ha concluso per l’assoluta inesistenza di segni di abuso sessuale ed ha invece riscontrato la presenza di condizioni di degrado fisico dovute alla mancanza di cure appropriate da parte dei genitori. Per Salvini, “l’intensità e la reiterazione delle pressioni, ‘giustificate’ con la possibilità di far diventare ‘ricca’ la famiglia, cui il bambino è stato sottoposto e le conseguenze che tale situazione, prolungatasi nel tempo, ha avuto sulla sua vita e sulla sua socializzazione, configurano  un reato di maltrattamenti, non potendo d’altra parte escludersi che, come sta cercando di verificare la procura dei minorenni di Brescia, abusi simili a quelli falsamente raccontati dal bambino siano effettivamente avvenuti, ma non all’esterno, bensì all’interno della famiglia, in particolare ad opera di un fratello maggiore”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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