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Prezzo del latte, salta la trattativa 'A rischio la vita delle aziende agricole' Allarme di Coldiretti

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Nella foto, una protesta di Coldiretti

Salta la trattativa sul prezzo del latte, sale la tensione fra gli allevatori in tutta la Lombardia. “Le industrie – spiega Ettore Prandini, Presidente della Coldiretti regionale – hanno rifiutato ogni tipo di accordo o di mediazione sostenendo all’unanimità di non modificare nulla degli prezzi pagati fino a oggi. Ma questi sono livelli insostenibili per la vita delle aziende agricole e per tale motivo invitiamo tutti gli allevatori a non firmare contratti sotto i 40 centesimi al litro”.

L’atteggiamento delle industrie non ha alcuna giustificazione di mercato – spiega Coldiretti Lombardia – anche perché l’export di grana e parmigiano è aumentato di oltre il 7 per cento, quello di gorgonzola del 5,70 per cento e del 6,53 per cento per il grattugiato. Il prezzo del latte spot (quello commercializzato al di fuori dei normali contratti di fornitura) sta sfiorando i 43 centesimi al litro contro i 32 centesimi di maggio, con un progressione di quasi il 21 per cento in appena 6 mesi, indice di una richiesta in crescita sul mercato delle partite di prodotto italiano non vincolate da accordi precedenti.

“I prezzi sui quali si è arroccata l’industria – afferma Prandini – sono una condanna a morte per decine di aziende agricole che hanno subito rincari sui costi di produzione di oltre il 40 per cento. Il rifiuto compatto delle industrie a non accettare alcun adeguamento del prezzo di acquisto del latte degli allevatori lombardi è un’azione irresponsabile e priva di lungimiranza che peserà su tutto il settore zootecnico”.

In Lombardia, dove si munge il 40 per cento del latte italiano, le aziende agricole attive nel settore sono circa 6.400 ma quelle che conferiscono ai primi acquirenti (cooperative e industrie di trasformazione) sono già scese sotto la soglia delle cinquemila. “Se andiamo avanti così – conclude Prandini – rischiamo la desertificazione imprenditoriale agricola della pianura padana, la più importante realtà zootecnica a livello mondiale”.

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  • DISTRATTI ??
    Il 7 a Roma un gran convegno organizzato da Confagricoltura, per i ministri intervengono e parlano Corrado Passera, la Fornero si limita a piangere, Patroni Griffi sparge cultura: ne avesse avuto uno solo a prendere appunti alla Fiera del bovino, l’Immensissimo, di immenso c’è solo dio, si sarebbe ben guardato dal chiedere a Monti di sculacciare il ministro dell’agricoltura Catania. Poi Guidi, il presidente, per gli agricoltori, e anche Maria di Muzio, presidente delle imprenditrici donne. Contorno di sindacalisti d’ogni tipo e Confindustria.
    Giornali, carta e on line, agenzie stampa, tv……………
    Il tema non era da poco: lavoro, occupazione, produttività, il ruolo strategico dell’agricoltura per il Paese.
    Una sola grossa assenza: Piva Antonio, padrone della Libera e vice presidente nazionale.
    Era tanto assente che nemmeno la Provincia di oggi ha fatto cenno del convegno.
    Ma il ministro Catania continua a parlare d’altro, rivela la Provincia quotidiano eccetera, che piazza invece al centro della pagina dell’economia cremonese un bell’articolo sull’assemblea del settore agroalimentare dell’Alleanza delle cooperative italiane, sempre a Roma, ieri. Nomi, cognomi, sgridate ripetute al ministro eccetera, ma uffa, un dubbio, l’aspirante onorevole, ministro, assessore regionale, non saprei, ogni giorno ne fa passare una, a furia di occupare posti, come dire? non suoi, sta per essere emarginato proprio dai suoi?

    Cremona 09 11 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • LATTE MAGRO
    Proteste degli allevatori: il prezzo che l’industria di trasformazione ci vuole imporre, altro che guadagno misero, non copre nemmeno le spese. Prandini, presidente della Coldiretti lombarda, invita gli allevatori a non firmare contratti sotto i 40 centesimi al litro. Ognuno si difende come può, anche se mi sembra scorretto far passare gli industriali da strozzini: nella crisi, tutti gli imprenditori devono difendere anzitutto la propria azienda.
    Però, siccome nella Storia l’agricoltore è quello che rischia di più e guadagna di meno, se sono un grillo parlante ho la compagnia di Bonisoli Alquati che lo diceva già negli anni 60, fin che l’agricoltore vende il suo prodotto all’origine sui mercati generali, sarà sempre ricattabile, se riesce a arrivare sulla tavola del cliente, vino, olio, formaggio eccetera, il guadagno del trasformatore se lo tiene lui.
    Trasformazione difficile per il singolo agricoltore della Val Padana, grosso che sia; un po’ meno se i vari Immensissimi, invece d’occuparsi d’altro, riescono a raggruppare le forze, come la Soresina insegna da anni. E se nemmeno la Soresina paga il dovuto, allora il problema non è l’industria…………

    Cremona 09 11 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • Toropazzo

    ma scusate…. solo piva e la provincia possono pensare che l’intervento di un ministro possa come d’incanto risolvere i problemi dei produttori di latte! l’unica soluzione possibile è lasciare fare al mercato. Vedrete che se la tendenza del mercato di soia e cereali manterrà il trend in salita ancora per un altro anno, gli allevatori si faranno due conti e manderanno le loro mucchine all’inalca (grosso macello dalle parti di lodi) per la gioia degli animalisti. tireranno a campare vendendo direttamente i loro raccolti invece che darli da mangiare alle vacche perdendo soldi! Quando poi i produttori di formaggi dop si troveranno senza latte saranno cazzi loro! vuoi vedere che magari sono capaci di chiedere l’allargamento della zona di origine dei loro formaggi al nord europa?