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Circonvenzione, il prof si difende: "Io gioco sessuale"

tribunale 2

Si è difeso, oggi, in aula, davanti al giudice Pierpaolo Beluzzi, il professore di 54 anni accusato di aver abusato dello stato di infermità psichica di una cremonese di 46 anni sofferente di un disturbo della personalità, inducendola a consegnargli una somma di denaro attraverso assegni per un totale di 16.778 euro. Tutto questo, avvalendosi dell’arte della seduzione.

LA DIFESA DELL’IMPUTATO

“Io per lei ero un giocattolo sessuale, ero una cosa, non una persona”, si è difeso l’imputato, assistito dall’avvocato Ilaria Ceriali. L’uomo, da più di vent’anni professore di educazione fisica, collaboratore di diverse testate giornalistiche, appassionato di scrittura e con all’attivo un libro pubblicato nel 2008, ha spiegato nei particolari il rapporto con quella che nella sua deposizione ha continuato a chiamare “la mia presunta vittima”. Ha riferito di averla conosciuta il 17 agosto del 2006 tramite un sito di incontri. “Avevo appena divorziato dalla mia seconda moglie e mi ero iscritto al sito”. Il primo incontro, su richiesta di lei, è avvenuto al parcheggio dell’ospedale. “Era una bella donna, elegante”, ha spiegato il 54enne, che ha riferito: “eravamo sulla sua macchina, quando ad un certo punto mi ha chiesto di fare silenzio. Ha preso il telefono e ha detto a sua madre che andava tutto bene”. “Sono rimasto basito”, ha detto l’imputato, che ha poi raccontato di un altro incontro svoltosi in un bar di Pontevico. “Il colloquio è stato condotto interamente da lei. Mi ha detto di avere poca considerazione del genere maschile. Gli uomini non la stimavano. Ha aggiunto che la madre era il tutore della sua vita. Mi ha detto di essere divorziata, di essere laureata in Farmacia e che viveva con la madre. Seppur gradevole, intelligente e colta, ho comunque deciso di non rivederla più”.

La coppia, invece, si è rivista nel luglio di due anni dopo. “Ero ad un convegno di atletica e ho mandato sms a numeri memorizzati senza sapere di chi fossero”, ha riferito il professore. “Uno dei questi numeri era il suo. Lei mi ha telefonato e abbiamo deciso di vederci”. “La nostra relazione è durata fino al giugno del 2010”, ha ricordato in aula l’imputato, “fino a quando, a fronte di comportamenti insostenibili, ho deciso di troncare”. “Era gelosa e non riusciva a ad accettare che io potessi parlare positivamente di persone con cui avevo avuto delle storie. Voleva essere al centro del mondo, le sue richieste di fare continuamente sesso erano ossessive”.

Durante la loro relazione, l’uomo ha ricevuto regali, quasi tutti in denaro. “So che non avrei dovuto accettarli”, ha spiegato lui, “ma non potevo economicamente rifiutarli. Ho un affitto, un figlio”. “Erano cifre piccole e fisse”, ha continuato. “Per l’anniversario, ad esempio, mi ha regalato 200 euro. Gli assegni erano tutti già compilati e io ci mettevo la data. L’ultimo assegno sostanzioso che mi è stato dato era di 13.000 euro. Dovevo anche restituire dei soldi ad un’altra signora che mi aveva prestato 1.200 euro per l’affitto della casa e che aveva contribuito alla pubblicazione del mio primo libro”. “Solo ad un anno dalla relazione”, ha riferito l’imputato, “sono venuto a conoscenza della condizione economica della mia presunta vittima, e cioè che era facoltosa. Lei, comunque, mi ha sempre detto che quei soldi erano suoi, e non di famiglia, e così è caduta anche la mia ultima remora ad accettare questi regali”.

“Sua madre mi ha messo nella lista nera degli indesiderabili”, ha riferito lui. “Epiteti, urla, strilli ed oltre, e questo quando ancora non mi era stato regalato nulla. La mia compagna mi ha detto che sua madre ha fatto di tutto per allontanare gli uomini a cui lei teneva”.

In aula l’imputato ha detto di essere stato denunciato dalla fidanzata per percosse e molestie telefoniche. “La prima denuncia risale al marzo del 2010”, ha spiegato il professore. “A quel punto volevo restituire i soldi. C’è un fax che lo prova. Non li ho restituiti su consiglio dell’avvocato”.

Ha poi raccontato di essere stato informato dalla fidanzata che la madre era gravemente malata e che anche lei avrebbe dovuto essere operata. Siamo tra il gennaio e il febbraio del 2010. Nel marzo successivo la donna gli ha comunicato che la madre era morta. “Nei necrologi, però, non ho letto nulla. Volevo anche partecipare al funerale, ma lei mi ha dato il divieto assoluto. Io, essendo innamorato, le ho creduto, poi ho cominciato a dubitare. C’erano troppe cose strane. Allora le ho chiesto di portarmi a vedere la tomba, e lei ha accettato. Al cimitero c’era un loculo con la foto. Le ho chiesto mille scuse, mi sono sentito un verme”. La mamma, però, non era morta. L’imputato lo ha scoperto per caso nel maggio del 2010. “Eravamo a casa mia”, ha raccontato. “Le è suonato il cellulare e io gliel’ho passato. Lei era in bagno. Sul display ha visto che c’era ‘mamma casa’, dopodiché ho sentito lei che diceva: ‘sì, mamma, tra cinque minuti sono a casa’. La sua spiegazione è stata questa: ‘ti ho detto che mia mamma era morta, così tu mi avresti sposata’”. “L’ho lasciata, ma poi me la sono trovata ovunque: al campo scuola, vicino alla mia macchina, davanti a casa. Mi ha anche preso le chiavi e ha cercato di entrare nella mia abitazione. L’ho trovata sul pianerottolo e mi ha minacciato con un coltello. Voleva fare sesso. Io l’ho disarmata, l’ho accompagnata fuori e ho smesso di vederla”.

Rispondendo ad una domanda del pm onorario Silvia Manfredi, il professore ha detto di aver frequentato altre donne nel periodo in cui stava con la presunta vittima, “ma non a scopo sessuale”. “Sì, altre donne mi hanno fatto dei regali”, ha aggiunto. “Un giorno lei mi ha fatto arrivare a casa una scatola. Dentro c’era un Cartier. L’ho messo qualche giorno e dopo ho chiesto ad un amico quanto potesse valere. ‘4.000 euro, mi ha detto’, così l’ho prontamente restituito. Non ho mai cercato di farmi nominare erede da lei”.

Per le conclusioni, il giudice Pierpaolo Beluzzi ha rinviato al prossimo 26 novembre.

LE ACCUSE

Oltre all’accusa di circonvenzione di incapace, che sarebbe stata commessa tra il novembre del 2008 e il giugno del 2009, il professore deve anche rispondere di un secondo episodio, questa volta solo tentato, che sarebbe avvenuto nel marzo del 2010, nel quale avrebbe cercato di indurre la donna a consegnargli denaro in contanti, una somma di 4.000 euro. Oltre ad averla convinta a vendere la propria auto, l’appartamento, alcuni terreni e gioielli, e a cedergli il ricavato, l’avrebbe indotta anche a fare testamento a suo favore e a nominarlo beneficiario della polizza assicurativa. Per l’accusa, i suoi piani non erano riusciti grazie all’intervento della madre della 46enne, che, attraverso l’avvocato Carlo Alquati, aveva fatto ricorso al giudice tutelare per la nomina di un amministratore di sostegno che tutelasse gli interessi della figlia. Al processo l’amministratore di sostegno si è costituito parte civile con l’avvocato Giovanni Benedini. Durante la fase delle indagini, il pm Francesco Messina aveva disposto una perizia sulle condizioni psichiche della presunta vittima, e dai risultati è emerso che soffre di un disturbo della personalità, circonvenibile e riconoscibile. “Ciò vuol dire”, hanno spiegato i due legali, “che il suo stato psichico era riconoscibile da terzi, e quindi, a nostro avviso, anche dall’accusato”.

Contro la 46enne cremonese, invece, il professore ha sporto tre denunce dove contesta alla ex compagna i reati di stalking, minacce, diffamazione, appropriazione indebita, furto in abitazione e violazione di domicilio.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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