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'Basta morti in bici', sul web sta montando la protesta cremonese

BICI-8

‘Basta ghost bikes’. E’ l’iniziativa che sta montando in queste ore sui social network e che potrebbe arrivare anche a Cremona (l’evento su Facebook già c’è: vai alla pagina). E’ la manifestazione nazionale dei ciclisti dopo l’uccisione di Altea Trini, giovane scout di 17 anni travolta e uccisa da un automobilista a bordo del suo Suv a Lodi. La manifestazione è stata indetta in tutta Italia e le città che hanno già aderito sono Milano, Roma, Napoli, Catania, Torino, Bologna, Pavia, Cagliari, Firenze, Reggio Emilia, Genova. La data prescelta è venerdì 16 novembre. ‘Ci muoveremo a piedi con le bici a mano, lenti e in silenzio per le vittime della strada’, si legge nel comunicato degli organizzatori. Modalità e luoghi per l’evento cremonese sono in fase di definizione.

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  • danilo

    Pienamente d’accordo con l’iniziativa che serve a sensibilizzare le coscienze. Ma basta girare per strada a Cremona per rendersi conto dell’estremo pericolo al quale è esposto chi gira in bici nell’indifferenza del Comune. Auto che sfrecciano a velocità paurose e vigili appostati quasi esclusivamente in tangenziale per far cassa con chi viaggia a 60 all’ora invece che a a 50. Piste ciclabili che si interrompono improvvisamente nelle intersezioni con strade trafficatissime da auto , moto e camion. Pavimentazione stradale assurda incompatibile con l’uso corretto e non pericoloso della bicicletta.
    Auto con targa straniera che girano indisturbate nelle zone off limits per il traffico motorizzato , fregandosene dei divieti ,dei sensi di marcia e degli orari di libero accesso . Imbocco delle tangenziali come piste di accelerazione per racing car, con estrema pericolosità per gli attraversamenti pedonali e per chi in bici deve obbligatoriamente attraversare per reimmettersi sulla pista ciclabile interrotta.
    E si potrebbe continuare all’infinito.
    Ma invece di perseverare nel criticare e penalizzare chi va in bici, non sarebbe più giusto attuare delle politiche di mobilità che ne favoriscano e incentivino la diffusione e lo sviluppo ?

  • Bianca

    Sono d’accordo con quello che dici, ma c’è una cosa di cui forse non tieni conto: persone in bici che girano in tangenziale, su strade su cui non potrebbero anche dove le piste ciclabili esistono, in mezzo alla strada di sera senza nemmeno una luce, gente che ti taglia la strada e ti attraversa davanti alla macchina mentre sei in marcia per girare o cambiare direzione senza segnalarlo nemmeno con il braccio, gente in bicicletta con una mano sul manubrio e una che tiene in mano la sigaretta piuttosto che il telefonino, ciclisti che si ritengono “professionisti” che viaggiano minimo in coppia ma non uno davanti all’altro, no, uno in fianco all’altro, e le auto che devono stargli dietro (e ti parlo di strade tipo Via Bergamo, Castelleonese, Via Milano).
    Proprio ieri sera sulla via Bergamo, con la nebbia che c’era, arrivavo in auto e mi trovo davanti una donna in bicicletta alle 10 di sera senza una misera lucina, che pedalava tranquillamente sulla strada (e anche abbastanza in mezzo). Andavo piano ma credimi che ho preso uno spavento quando me la sono trovata a nemmeno un metro di distanza! E sai cosa ha fatto lei? Mi ha mandato a quel paese!
    Credo che prima di tutto vadano civilizzati i ciclisti…
    E i vigili in questo caso dove sono?? Al bar insieme ai “colleghi carabinieri”, perchè purtroppo mentre sono in servizio non pensano al loro lavoro ma a fare tappa in bar e chioschi (quelli della castelleonese, in via bergamo, al dazio, e potrei continuare la lista infinita…)

    • filippo bonali

      vadano civilizzati i ciclisti?!) Tutti vanno civilizzati. Non c’è qualcuno che viene prima degli altri. Se fosse stata sua figlia ad essere investita cosa direbbe ora? Purtroppo con questo modo che usa lei ci sarà sempre una scusa a cui attaccarsi. Ci sarà sempre qualcuno che ha un po’ + torto o un po’ + ragione. Vogliamo continuare a vedere chi ha ragione o fare qualcosa perchè il problema si risolva? C’è una rivoluzione della mobilità da fare, ma chi ci amministra è sordo, è schiavo del denaro e basta.

      • Bianca

        Mi spiace che la prende male, ma la realtà è che quando ci sono morti di mezzo diventano tutti buoni e cari, e non si guarda se anche il povero defunto magari ha sbagliato.
        E’ il pensiero che ha lei che vuole trovare delle scuse, quello che intendo io è che si possono fare tutte le manifestazioni che si vogliono, ma per arginare un problema bisogna partire dalla fonte; se vogliamo diminuire i morti in bicicletta cominciamo ad insegnare loro a rispettare il codice della strada.
        Se parlo in questo modo una ragione c’è, ho visto morire un amico che è stato investito da una vettura mentre insieme ad amici stava attraversando la statale (che non sarebbe transitabile ai ciclisti) in bicicletta.
        E questa persona che se lo è trovato praticamente sulla macchina è stato additato da tutti come assassino, tranne che dai genitori del ragazzo, che hanno saputo come sono andate realmente le cose e hanno capito che per quanto doloroso potesse essere, in realtà era colpa del loro “bambino”.

        • filippo

          Non diventano tutti più buoni. Un’auto che si ferma 300 m dopo un impatto secondo lei a che velocità andava? E visto che il conducente dai primi test alcolici risultava ubriaco è giusto che resti innocente? Ma mettiamo anche il caso che entrambi gli utenti della strada abbiano torto perchè entrambi fanno una manovra sbagliata, secondo lei chi è che avrà sempre la peggio? l’utente più debole no?!? Quindi chi andrebbe tutelato? E aggiungo: la velocità alta uccide, e la velocità bassa permette di frenare.
          Cordialmente e senza voglia di far polemiche.

  • filippo bonali

    #BASTAMORTINSTRADA

    Altea Trini, giovane scout di 17 anni, è l’ennesima vittima innocente, investita da un auto mentre tornava da una attività con il suo gruppo di Lodi.
    L’auto si è fermata solo 300 mt dopo l’impatto, ed il guidatore è risultato positivo all’alcool test. Dall’inizio dell’anno sono stati uccisi 220 ciclisti e 690 pedoni, numeri importanti che non ci permettono di parlare di incidenti, ma di una vera e propria strage.

    Non intervenire è una volontà politica. Non porre fine a tutto ciò vuol dire essere complici di chi ha in spregio la vita altrui. Le strade, tutte le strade, devono tornare ad essere un luogo sicuro ed accessibile a tutti (in special modo nelle città per i diversamente abili) per potersi spostare a piedi o in bicicletta perchè il vero problema è la velocità. Rigidi controlli sulle strade extraurbane e adozione di Zone 30 in città, solo così si potrà ridurre il numero di incidenti e la loro gravità.

    Tutta Italia si sta muovendo, insieme, attivata dal tam tam delle decine di blog, ed anche Cremona organizzerà una manifestazione di protesta silenziosa per domani venerdi 16 novembre, alle ore 19,00.

    L’onda lunga del tam tam delle centinaia di blog italiani, la reazione di diverse realtà, dall’Associazione Nazionale Familiari Vittime della Strada alla Federazione Italiana Amici della Bicicletta, è stata immediata e dirompente. Insieme al movimento #salvaiciclisti è stata scritta un’accorata lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il movimento #salvaiciclisti, proprio oggi, ha scritto anche alle ambasciate di Gran Bretagna, Olanda e Danimarca chiedendo di premere nei confronti del governo italiano perché prenda urgentemente misure concrete per fermare le stragi stradali. Finora, a quanto si apprende, ha già risposto positivamente l’ambasciata britannica.

    L’appuntamento è davanti al Palazzo Cittanova alle ore 19.00 di domani, venerdì 16 novembre. Invitiamo tutti a portare le bici, con luci accese e giubbini rifrangenti, procedendo a piedi lungo Corso Garibaldi ed in Corso Campi stenderemo le bici a terra come se fossero state tutte colpite perchè è così che ci sentiamo tutti noi. Verranno osservati 10 lunghi minuti di assordante silenzio sperando, in questo modo, di far giungere un messaggio forte e chiaro a chi deve prendere le decisioni. Anche i sassi devono sapere.

    Venerdì sera ricorderemo Altea e tutte le altre vittime della strada, ma non manifesteremo per Altea, manifesteremo per noi stessi, per il diritto alla vita nostra e dei nostri cari.

    Manifestazione organizzata da decine di liberi cittadini
    che non accettano più questa sequela di tragedie sulle strade.