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Costi di Regioni e Enti locali, controllo delle spese sì, controllo politico no

da Luciano Pizzetti

Caro Direttore,

ieri la Camera ha approvato, inviandolo al Senato, il Decreto comprendente il taglio dei costi e l’accentuazione dei controlli di spesa per Regioni ed Enti locali. E’ stato approvato recependo pienamente il parere che la Commissione Bicamerale per le Questioni Regionali aveva espresso su mia proposta e che tanto ha fatto discutere. Discussione purtroppo sconnessa dal contenuto reale del provvedimento a causa di una informazione totalmente distorta.

Colgo la circostanza dell’approvazione del Decreto per chiarirne ulteriormente il senso.

Nel parere avevamo “apprezzato la riduzione dei costi della politica nelle Regioni attuata con l’articolo 2 del provvedimento”, sollecitando a procedere “rafforzando la leale collaborazione tra Stato e Autonomie territoriali”. In tale direzione l’Aula si è mossa, migliorando e rendendo assai più incisivo il testo del Governo.

In relazione ai controlli della Corte dei Conti definiti negli articoli 3 e 4, avevamo invece rilevato come essi debbano attuarsi nel rispetto del dettato costituzionale, nella fattispecie le disposizioni del Titolo V. Altro che vietare i controlli dunque e neppure alleggerirli, ma renderli ancor più efficaci senza ledere la Costituzione.

Cosa avevamo ritenuto lesivo della Costituzione?

Non il controllo della Corte dei Conti su bilanci e spese di Regioni ed Enti locali, azione sacrosanta e da potenziare, bensì il controllo preventivo di legittimità sugli atti ordinamentali, d’indirizzo, di programmazione e pianificazione degli stessi. Perché così facendo si tornerebbe al controllo politico dello Stato (Governo) sulle Regioni, in netto e grave diniego del Titolo V e in palese contrasto con l’evoluzione democratico-istituzionale della Repubblica.

Avevamo ritenuto lesiva della Costituzione la norma che sanciva per i Comuni l’obbligo di avere l’assenso del Ministero dell’Interno e della Ragioneria Generale dello Stato per poter cambiare il responsabile finanziario, risottoponendoli di fatto ad un controllo politico centrale che nulla ha a che vedere con la verifica di spese e bilanci.

Avevamo ritenuto lesivo della Costituzione che nei Comuni sopra i 60mila abitanti, come disposto in un comma, il Presidente del Collegio dei Revisori fosse nominato dal Prefetto su scelta effettuata di concerto tra i Ministeri dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze, altra azione di controllo politico centralista.

Tutte queste critiche rilevanti sono state recepite dall’Aula, modificando l’atto del Governo per rendere più cogenti i tagli e i controlli, nell’osservanza rigorosa e virtuosa della Carta Costituzionale. Controllo delle spese si, controllo politico no!

Ricordo ancora che il professor Ugo de Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale, in audizione alle Commissioni della Camera così si è espresso sul provvedimento del Governo: “ Il Governo vuole intervenire in materia di controlli per Regioni ed Enti locali. Benissimo, lo può fare ma usi le tecniche giuridiche e legislative secondo legalità costituzionale”. In egual senso si sono espressi gli altri costituzionalisti auditi.

Abbiamo agito nella piena consapevolezza di dover operare per moralizzare la politica, senza concedere nulla agli opportunismi. Responsabilità, rigore, rispetto delle regole debbono essere la stella cometa della politica, non le furbizie alla ricerca di un consenso contingente. Il mio cruccio politico e il mio rammarico etico è che, nella foga anticasta spesso perseguita in malafede, parte del sistema informativo abbia ampiamente e deliberatamente disinformato gli italiani. In questo Paese non solo la Politica ma molti altri soggetti debbono riscoprire la moralità, non ultimo il mondo dei media.

Luciano Pizzetti

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