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Violenza e sequestro, carcere per il romeno "Gravi responsabilità"

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Resta in carcere, V.N.P., il romeno di 41 anni tecnico delle comunicazioni finito in carcere per violenza sessuale nei confronti di una connazionale di 32. Lo ha deciso, dopo l’interrogatorio di convalida, il giudice Guido Salvini. I fatti sono accaduti il 24 novembre scorso nella casa dell’indagato a Castellone. L’uomo, difeso dall’avvocato Cristina Pugnoli, è accusato, “con violenza e minaccia”, di aver costretto la donna “a subire atti sessuali, picchiandola, colpendola con schiaffi e tirandole i capelli, chiudendola a chiave all’interno del suo appartamento e impedendole di allontanarsi, gettandola sul divano, bloccandole la gola con entrambe le mani, minacciandola di morte e mordendola sulla schiena e sulle braccia”.

Il giudice ha ravvisato “gravi elementi di responsabilità” in ordine al comportamento dell’indagato, che dopo aver cenato con la vittima, invece di riaccompagnarla a casa, come lei stessa gli aveva chiesto, ha iniziato “pesanti avances sessuali”, aggredendola, prendendola per il collo, spogliandola e abusando di lei per diverso tempo. Le ha anche strappato il cellulare per impedirle di chiedere soccorso ad un amico. Alla fine l’uomo si è addormentato e la 32enne è riuscita a prendere le chiavi dell’abitazione dalla tasca dei suoi pantaloni e a fuggire.

Per il giudice, “le numerose lesioni appaiono ben difficilmente compatibili con un gioco sessuale, con riferimento in particolare ai segni di almeno cinque morsicature alquanto profonde. D’altronde la fuga disperata all’alba della persona offesa dall’abitazione dell’indagato non trova altra spiegazione se non in una violenza appena subita, e le dichiarazioni raccolte nell’immediatezza del fatto da due cittadini che per primi hanno soccorso la donna sono in piena consonanza con quanto riferito dalla vittima ai carabinieri e al personale dell’ospedale Mangiagalli”.

“Anche le condizioni in cui si è presentata ai soccorritori”, scrive Salvini nell’ordinanza, “scalza, molto agitata e con lividi sul volto, non trovano una spiegazione diversa dal fatto che la stessa avesse appena subito qualcosa di molto grave”. “La persona offesa”, ha ricordato il giudice, “ha dichiarato di essere riuscita a fuggire impadronendosi delle chiavi dell’abitazione che si trovavano nella tasca dei pantaloni dell’indagato, mentre questi ha affermato che, al momento del suo risveglio le chiavi si trovavano regolarmente nella toppa. Tale particolare rilevanza non indifferente potrà essere approfondita sentendo i militari che sono intervenuti nell’abitazione di Castelleone”.

Sulle esigenze cautelari, il giudice ha deciso per la custodia in carcere, “essendo necessario in questa fase eliminare il rischio di interferenze o condizionamenti sulla persona offesa che certamente dovrà essere risentita sia dal pubblico ministero sia presumibilmente in altre forme, così come dovranno essere risentiti i numerosi testimoni indicati nell’interrogatorio dell’indagato, alcuni dei quali ad egli strettamente legati”. “È quindi assolutamente necessario”, per Salvini, “che tale fase delle indagini si svolga in un contesto di assoluta genuinità e spontaneità”. Il giudice sottolinea anche l’”intrinseca gravità del reato, che si caratterizza per circostanze particolarmente violente sfociate in lesioni anche a morsi nei confronti della persona offesa, che è stata, secondo il suo racconto, sequestrata per molte ore nell’abitazione dell’indagato. Il fatto, quindi, è indicativo di una significativa pericolosità e comporta il rischio di reiterazione di altri reati pericolosi per la collettività”.

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