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La procura chiede proroga indagini: tra gli indagati, Bonucci e Conte

GEGIC

Nella foto di Francesco Sessa, da sinistra Gegic, il gip Salvini e il procuratore di Martino

Lo ‘zingaro’ Almir Gecic comparirà il 10 o l’11 dicembre davanti al procuratore di Cremona Roberto di Martino per essere interrogato nell’ambito dell’inchiesta cremonese sul calcioscommesse. Per Gecic oggi secondo round dell’interrogatorio davanti al gip Guido Salvini. Ieri Gecic, costituitosi lunedi’ dopo 18 mesi di latitanza, aveva affermato che gli ‘zingari’ non erano il solo gruppo ad occuparsi di scommesse clandestine in Italia, ma che esistono anche altre cordate. Intanto la procura di Cremona ha chiesto una proroga di 6 mesi delle indagini per alcuni degli indagati iscritti nel registro nel maggio scorso. Una richiesta motivata dall’esigenza di ascoltare testi e imputati importanti con le indagini ancora in fase di evoluzione. Tra gli indagati c’è anche il difensore della Juventus Bonucci. Nella lista, comprendente 33 nomi tra giocatori, allenatori e dirigenti, figurano, tra gli altri, il tecnico della Juventus Antonio Conte, Stefano Mauri, Mimmo Criscito, Giuseppe Sculli, Vieri, Kaladze, Mezzaroma e Perinetti. Sulla proroga dovrà decidere il gip Guido Salvini e le parti potranno opporsi. A quanto si è appreso, di recente sono state fatte nuove iscrizioni che non dipendono dall’arrivo in Italia di Gegic. A proposito del serbo, a fine interrogatorio il suo legale, l’avvocato Roberto Brunelli, ha commentato: ”è solo il primo round, gli approfondimenti ci riserveremo di farli davanti al procuratore di Martino. Gegic ha chiarito il suo ruolo, che non e’ quello di un capo, ed ha spiegato che le partite venivano vendute e lui scommetteva”. Al gip ha tenuto a precisare di essere un gradino sotto il macedone Hristian Ilievsky che, invece, rimane latitante. Spesso le partite erano vendute a due diverse cordate: il primo tempo andava come voleva l’una; il secondo come voleva l’altra. Gegic avrebbe confermato gran parte del racconto del “pentito” dell’inchiesta, Carlo Gervasoni, ma minimizzando le cifre che lo “zingaro” avrebbe scommesso sulle partite (se Gervasoni aveva parlato di 400mila euro, il serbo ha raccontato che la cifra aveva almeno uno zero in meno). Ha confermato nomi già emersi nell’inchiesta, quelli dei fratelli Cossato e di Rikler, e avrebbe anche fornito qualche indicazione per arrivare a identificare quel “mister X” di cui ha parlato in un’intervista prima dell’arresto, che all’Hotel Tocqueville di Milano, munito di dieci telefonini, voleva vendere partite.

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