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Lesioni: medici assolti Intervento necessario, consenso ininfluente

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Il giudice Beluzzi

Nessuna responsabilità per due medici dell’ospedale Maggiore accusati di lesioni colpose. Il giudice Pierpaolo Beluzzi li ha assolti “perché il fatto non sussiste”. A processo c’erano Vittorio Baratta, responsabile della divisione di chirurgia vascolare, e il radiologo Mario Crispino. Per l’accusa, i due medici non avrebbero informato un pensionato di 60 anni sulle conseguenze derivanti dal posizionamento dello stent carotideo, un’operazione terapeutica non indicata, visto il quadro clinico del paziente, “portatore di trombosi della carotide sinistra”, già in precarie condizioni di salute, con alle spalle un infarto e un ictus.

Per la difesa, invece, gli imputati hanno agito correttamente, seguendo tutti i protocolli del caso ed informando degli eventuali rischi sia il paziente stesso che i suoi familiari. “Se i miei clienti non avessero deciso di operarlo, oggi sarebbero in tribunale per omicidio colposo”, ha detto l’avvocato della difesa Diego Munafò. Invece sono stati perfetti, ma si sono trovati comunque sotto accusa”. “Massimo rispetto per il dolore dei parenti”, ha aggiunto Munafò, “ma anche per ciò che hanno dovuto passare gli imputati, medici coscienziosi che hanno fatto il loro dovere. Queste sono situazioni che fanno male”. “In questo caso”, ha concluso il legale, “la procura ha operato male”.

Gli avvocati Soldi e Munafò

Per il giudice, che ha letto in aula la motivazione, “l’intervento era necessario”. Nessuna imperizia, dunque, da parte dei medici, che avevano come alternativa quella di non procedere, ma con un “rischio maggiore”. Se poi ci fosse stato o meno il consenso informato, per Beluzzi “è ininfluente”, relativamente al fatto che potesse insorgere una emorragia cerebrale. C’è infatti una minima percentuale che ciò potesse accadere.

Il 5 marzo del 2007 il paziente era stato sottoposto ad un intervento di posizionamento dello stent carotideo e poi dimesso, per la procura, “senza un adeguato monitoraggio post operatorio”. Nella notte era sopraggiunta una emorragia cerebrale “dalla quale conseguiva una grave compromissione delle funzioni vitali”. Il 60enne, rimasto paralizzato, era stato ricoverato in una casa di riposo per un anno prima di morire. Ai due medici era contestata la “mancata informazione al paziente sulle conseguenze derivanti dall’intervento”.

Il pm Tacchinardi

L’ictus, per il dottor Baratta, che in aula si era difeso, “non poteva essere prevedibile. Il paziente sapeva della necessità di fare l’intervento  e sapeva in caso contrario quali fossero i rischi”. “Il 3 marzo”, aveva spiegato il medico, “il paziente è stato ulteriormente sottoposto ad una visita cardiologica. Non c’era alcuna controindicazione alla procedura che si doveva fare. L’emorragia cerebrale è una complicanza estremamente rara. Non c’era urgenza nell’immediato, ma l’intervento doveva essere fatto, e il paziente è stato più che informato”.

Per gli imputati, il pm onorario Paolo Tacchinardi aveva chiesto una condanna a sei mesi ciascuno. L’avvocato Michela Soldi, parte civile per i familiari, la vedova, le due figlie e la nipote del paziente, ha già fatto sapere che contro la sentenza di assoluzione ricorrerà in appello.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Graziella

    circa 6 anni fa,trasportata d’urgenza all’ospedale maggiore di CR, mi hanno diagnosticato la rottura di cisti alle ovaie e quindi operata d’urgenza in laparoscopia e fin qui tutto ok se non fosse che dopo qualche anno ho scoperto per caso (dopo il terzo cesareo volevo chiudere le tube) che non avevo ne tuba ne ovaio a destra!!! probabilmente si erano dimenticati di dirmelo peccato che forse era per questo motivo che ci ho messo 5 anni a rimanere incinta x la terza volta. non ho fatto nessuna causa perché ero sicura che avrebbero vinto loro!!!