Commenta

La parola ai poveri: lettera a don Primo Mazzolari

mazz

Sono passati 123 anni dalla nascita di Primo Mazzolari in una cascina appena fuori Cremona. Ogni 13 gennaio, da qualche anno, ci ritroviamo con alcuni gruppi di amici presso la Cascina San Colombano nella frazione Boschetto di Cremona. Quest’anno abbiamo dedicato il nostro incontro a Mazzolari e i poveri. Sentiamo che anche in Italia la crisi diventa più acuta e che stringe le sue tenaglie su di un numero crescente di persone e di famiglie. Vecchie e nuove povertà si sommano. Ma per parlarne oggi in modo adeguato abbiamo bisogno di ricorrere a te, caro don Primo, alle tue parole, al tuo cuore angosciato, alla tua sete di giustizia e al tuo invito a condividere con i poveri le loro infinite sofferenze.

Devo ammetterlo: di  fronte all’immondezzaio di tanta televisione spettacolo, di fronte all’ irresponsabile ghigno di tanti potenti o ex-potenti nel teatrino della politica, di fronte a giornalisti pagati profumatamente per servire il proprio clan o gruppo di interessi, per osare una parola sui poveri sento il bisogno di un’autorità credibile, della mediazione intellettuale e spirituale di chi, come te don Primo, ha scavato nell’autenticità della propria coscienza e ha tentato di farsi fratello al povero.

Chi è sensibile alle ingiustizie e ha un cuore grande, si accorge che ci sono tanti poveri. Chi ha meno carità e apertura, ne vede pochi. Chi è chiuso nel proprio benessere, non ne vede nessuno. Questa la tua riflessione di tanti anni fa, purtroppo valida anche oggi.

” Le vertigini del benestare prendono dapprima gli occhi: si ha bisogno di non vedere. Chi ha poca carità, vede pochi poveri. Chi ha molta carità vede molti poveri. Che strana virtù la carità ! Moltiplica i poveri per la gioia di amare i fratelli, per la gioia di perdere la propria vita nei fratelli. E non sbaglia la carità, non fantastica: vede giusto sempre. L’occhio della carità è l’unico che vede giusto.   ” Signore,  quando mai ti vedemmo affamato, senza tetto, ignudo o in prigione ? ( Matteo XXV, 44). “

Nello scritto ” La Parola ai poveri” per Mazzolari la carità va oltre la statistica, va oltre l’elemosina e la filantropia, va oltre l’economia e la logica del profitto, va oltre persino l’amore.

“Per conoscere i poveri non basta la statistica. Anche la politica, che sembra aver dato coscienza ai poveri della loro forza, dei loro diritti, della possibilità di riacquistare la libertà perduta, il più delle volte, in realtà, li tradisce. I poveri, o sono il “sottoproletariato” di cui la strategia rivoluzionaria si serve come forza d’urto e rottura, o l”oggetto” di adescamento dei conservatori per rompere l’unità popolare.”

” Non basta neppure l’amore per conoscere i poveri : neppure l’amore di chi si mette generosamente e concretamente a loro disposizione, pagando di persona, e non con le parole e con i sacrifici degli altri, come troppo spesso fanno i politici. Io credo che anche questa forma di conoscenza sia incompleta e molte volte illusoria. Perchè è impossibile superare un diaframma che realmente esiste, di capire cioè che cosa sia davvero essere povero senza possibilità di elezione e di uscita.”

” I poveri sono scomodi, ingombranti, suscitano repulsione, intimidiscono. E’ facile dire una parola gentile a un uomo della nostra condizione. Si sa o si può prevedere fino a che punto possa essere compresa. Ma non si sa mai che cosa il povero capisce o non capisce. E’ difficile misurare la profondità del suo dolore e la superficialità del suo piacere.”

” Io non ho mai contato i poveri, perchè i poveri non si possono contare: i poveri si abbracciano, non si contano. Eppure, c’è chi tiene la statistica dei poveri e ne ha paura: paura di una pazienza che si può anche stancare, paura di un silenzio che potrebbe diventare un urlo, paura di un lamento che potrebbe diventare un canto, paura dei loro stracci che potrebbero farsi bandiera, paura dei loro arnesi che poterbbero farsi barricata.”

” Sarebbe così facile andare incontro al povero! Ci vuol così poco a dargli speranza e fiducia ! Invece la paura non ha mai suggerito la strada giusta. Ieri la paura pagò i manganellatori, oggi non vorrei che foraggiasse i reazionari, invece di cominciare finalmente un’opera di giustizia..Ma, dicono, c’è da perdere oggi a far lavorare. E chi vi ha detto che si debba sempre guadagnare quando diamo lavoro ? Prima del guadagno, c’è l’uomo : prima del diritto al guadagno, c’è il diritto alla vita. “

” L’economia ha le sue leggi, ma tutti hanno diritto di mangiare. Tutti siamo chiamati a dar da mangiare agli affamati su quello che abbiamo in tavola. Produrre per l’uomo: non per il guadagno di qualcuno. Abbiamo capolvolto il pensiero di Dio e i conti non tornano neanche per chi guadagna, perchè deve fare il negriero per guadagnare.”

“Non raggiungeremo mai l’incontro lungo la strada delle concessioni. Fino a quando ci sarà una classe che può concedere e una classe che può reclamare un diritto, non avremo mai il ponte. Qualcuno trova più comodo e redditizio distrarre e stordire il povero con dei divertimenti, onde fargli dimenticare che ha qualcosa da chiedere, una richiesta di giustizia da presentare. Per togliergli dignità, lo si stordisce. Ho l’impressione che, oggi, molti borghesi e no, si assumerebbero volentieri, direttamente o indirettamente, il poco nobile ufficio. I poveri che si divertono non fanno barricate: i popoli che si abbrutiscono si possono comperare “.

“Senza una conoscenza umana del povero, non si arriva alla conoscenza fraterna: l’uomo deve vedere l’uomo nel povero. Il ” compagno” non basta, il ” camerata” non basta, come non basta colui che è della nostra razza, della nostra classe, della nostra nazione. “

Caro don Primo, oggi più di ieri, abbiamo bisogno della tua compresenza per capire noi stessi e la strada difficile che dobbiamo percorrere per rigenerare la società italiana, a partire dall’ascolto della voce degli ultimi.

Marco Pezzoni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti