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Meno tasse ai bar senza videopoker? Malvezzi: "Ipotesi da valutare. Divieti? Serve patto tra Comuni" Ma Cremona non ha ancora aderito al manifesto nazionale anti-slot

slotev

Nel nostro territorio il gioco sta diventando una piaga sociale. Ogni anno, calcolando quanto viene speso alle macchinette, si può dire che mediamente vengono messi in slot e simili mille euro per ogni cremonese. In provincia quasi 346 milioni sono inghiottiti da videopoker e affini. Numeri, questi, pubblicati recentemente anche dal Corriere.

L’IDEA: MENO TASSE COMUNALI
PER I BAR SENZA MACCHINETTE

Contro la mania del gioco un appello è arrivato sotto Natale pure dal vescovo (leggi l’articolo). Non è facile adottare strumenti normativi, divieti e limitazioni, per combattere il fenomeno a livello comunale: si rischiano sconfitte in tribunale di fronte ai privati perché la regolamentazione nazionale è permissiva, per questo è necessaria un’azione incisiva del Governo. Qualcosa, comunque, si può forse già fare localmente. L’idea sta circolando in alcune città italiane, se ne sta discutendo ad esempio a Genova e il progetto è stato rilanciato poche ore fa da un primo cittadino bresciano: ridurre alcune tasse comunali per bar o locali senza macchinette. Si parla, tra le altre cose, di riduzione per le imposte sull’occupazione di suolo pubblico o sui rifiuti; non sono equivalenti agli introiti del gioco d’azzardo, sono però un incentivo per la rinuncia agli apparecchi mangiasoldi.

LA SITUAZIONE IN CITTA’: LO STOP DEL REGOLAMENTO,
I CONTATTI CON LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
E LA DELUSIONE DOPO IL ‘DECRETO SALUTE’

Lo scorso marzo il Consiglio comunale di Cremona aveva votato a favore dell’ordine del giorno del Pd che chiedeva all’Amministrazione “di inserire nella propria attività un progetto specifico di contrasto al proliferare in modo capillare di sale gioco, slot e videopoker”. Qualche mese fa la Giunta ha però bloccato l’iter del regolamento sulle sale-slot (contenente il divieto di aprirne di nuove accanto a scuole, a centri sportivi e ricreativi, a strutture residenziali a scopo socio-assistenziale, comprese le case di riposo, a luoghi di culto, oratori, centri parrocchiali e case di cura) e ha scritto al premier Monti per chiedere chiarimenti a seguito dell’orientamento sfavorevole manifestato dai diversi Tribunali Amministrativi Regionali. Uno stop legato inoltre all’attesa del “decreto Salute” da Roma, che avrebbe dovuto introdurre nel Paese limitazioni per il “gioco”. Il settore giuridico del Ministro Riccardi, impegnato in approfondimento legislativi, ha poi contattato, in accordo con la Presidenza del Consiglio, l’Amministrazione Perri, la quale ha “spinto” affinché dalla Capitale fossero rafforzate le limitazioni o venisse riconosciuta la potestà regolamentare degli enti locali sull’argomento. La storia del “decreto Salute” è nota: una delusione, è stato convertito e tutto è rimasto praticamente invariato.

TANTI SINDACI FIRMANO IL MANIFESTO
CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO: CREMONA ASSENTE

Mentre raccoglie consensi l’ipotesi di una detassazione per bar o locali in cui non sono presenti le macchinette, molti Comuni si stanno riunendo sotto il “Manifesto degli amministratori a contrasto del gioco d’azzardo“, contenente buone pratiche per contenere il problema. Tra gli aderenti c’è Crema. Non c’è Cremona. Il documento sarà presentato ufficialmente proprio oggi a Milano (leggi l’articolo).

VICESINDACO MALVEZZI: “SERVE UN PATTO
TRA LE CITTA’
PER AZIONI CONDIVISE”

“Abbiamo atteso la conversione del ‘decreto Salute’ e la fine dell’anno – ha spiegato il vicesindaco di Cremona Carlo Malvezzi -. Ora riprendiamo in mano la questione. L’argomento è complesso e gli enti locali non hanno grandi spazi di manovra. E’ necessario affrontare la materia assieme alle amministrazioni di altre città, intraprendendo percorsi condivisi verso azioni di contenimento per arginare il fenomeno. Se un gruppo di città adotta limitazioni e misure reali di contrasto, simili a quelle del regolamento che ci apprestiamo a riesaminare, diventa un atto politico importante”.

“MENO TASSE A CHI NON HA MACCHINETTE? DA VALUTARE.
MANIFESTO ANTI-SLOT? ADERIREMO ANCHE NOI”

“L’obiettivo – è andato avanti il vicesindaco – è non fare una battaglia isolata. Dobbiamo agire assieme, magari con i Comuni lombardi”. Una posizione che ricorda gli obiettivi del “Manifesto degli amministratori a contrasto del gioco d’azzardo”, sotto il quale ci sono già tantissime firme ma non ancora sottoscritto dall’Amministrazione Perri. “Aderiremo”, ha affermato Malvezzi. Quanto alla possibilità di tasse comunali ridotte per i bar che non hanno macchinette nei loro spazi: “L’idea necessita di una verifica di natura giuridica”. Ad oggi comunque, ha chiarito il numero due di Palazzo comunale, è un’ipotesi che non risulta impossibile da realizzare. Potrebbe essere una strada percorribile, in attesa di limitazioni vere e proprie: “Ma bisogna analizzarla”. Anche dal punto di vista economico, ovviamente.

Michele Ferro

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  • CATE

    Leggo con piacere dell’iniziativa di diversi Sindaci, ma l’altro giorno giravano ancora nelle nostre strade i bus di KM (AEM) tapezzati da ammiccanti slot e videopoker. Quanti bla bla, davvero troppi e inutili. Il PD per primo ha posto la questione di un regolamento per arginare l’invasione silenziosa delle macchinette mangiasoldi con il loro carico di tristezza e di degrado urbano. Da due anni circa sta girando una bozza di regolamento, passato e ripasssato in commissione, e ora insabbiato in qualche cassetto. Ci siamo illusi che il tema toccasse anche le sensibilità di chi governa la nostra città, il Sindaco Perri, gli Assessori Malvezzi e Amore, ma ci siamo sbagliati. Dobbiamo fare un’altra interrogazione per sentirci rispondere che “il tema ci sta a cuore, che porremo un argine al fenomeno, ecc,ecc,..? Su dai, non prendiamoci in giro.

  • LEONI E GAZZELLE
    Leggiamo il 2265 del codice civile, che spiega il patto leonino: è nullo il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite.
    Proprio come succede nelle slot: è programmato nel meccanismo del gioco che chi sta da una parte, lo Stato, il gestore, non perderà mai, come invece, almeno sul piano teorico, potrebbe succedere con la roulette.
    In compenso le Asl cominciano a curare chi si ammala di slotite.

    Cremona 16 01 2013 http://www.flaminiocozzaglio.info