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Lavoro in crisi, strage di negozi e bar E sta per scadere la cassa integrazione Chiuse 630 imprese nel 2012, allarme Cisl

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Negli ultimi anni pubblici esercizi e ristoranti hanno dato segno di grande vitalità, con nuove aperture soprattutto in centro città, ma la crisi si sta abbattendo anche su questo settore. Nel 2012 in provincia di Cremona hanno cessato l’attività 474 imprese del commercio (di vicinato, medie e grandi strutture) e 160 tra bar, ristoranti, strutture ricettive. Una strage silenziosa perchè fatta di micro imprese, con una media di addetti di circa 5 persone, se si considera che 20.000 sono le imprese attive e 95.000 gli addetti che vi lavorano, sempre su base provinciale. Sono le cifre di una tragedia meno appariscente rispetto alle grandi crisi aziendali che mobilitano la politica, ma dai risvolti non meno gravi, come ci spiega Gianfranco Scissa, segretario provinciale Fisascal Cisl.

Scissa

“A differenza di altri settori economici, per queste imprese non esistono altri strumenti di tutela del reddito alternativi alla cassa integrazione in deroga. Ciò significa che se un’azienda ha iniziato a chiederla a fine 2011 – la grande maggioranza dei casi – a breve giungeranno a scadenza i termini di concessione della stessa. Questo significa che tra due o tre mesi, tra aprile e luglio approssimativamente, potremmo assistere ad una nuova ondata di disoccupati sul territorio provinciale, senza più alcuna forma di tutela”.

Il meccanismo della cassa integrazione in deroga è diverso da regione a regione. Una forma di ammortizzatore sociale nata nel 2008 come risposta emergenziale allo scoppio della crisi, e rifinanziata da Stato e Regioni di anno in anno, fino al fatidico giugno 2013. Per l’anno in corso infatti a livello regionale è stato possibile attivare una copertura finanziaria soltanto per i primi sei mesi. “Mancavano le risorse per fare di più – spiega Scissa – complici anche le incertezze legate alla doppia scadenza elettorale. E’ necessario però riaprire al più presto il discorso (e difatti a maggio è previsto un incontro sindacati – Regione) perché per centinaia di persone a breve non ci saranno alternative al licenziamento, senza ammortizzatori sociali”. Molte aziende hanno usufruito di questo strumento in maniera graduale, ad esempio, riducendo le ore lavorative del dipendente. Nelle situazioni più gravi, con il lavoratore a zero ore, il periodo massimo (approssimativo) di godimento del beneficio è di un anno e mezzo. Tra aprile e luglio giunge a conclusione questo periodo per le tante aziende che hanno richiesto la Cis in deroga verso la fine del 2011.

Ma la crisi del commercio non è soltanto quella dei dipendenti, è anche quella di piccoli imprenditori che paracaduti sociali proprio non ne hanno.

La ricerca del Cersi (il centro di ricerca per lo sviluppo imprenditoriale della Cattolica) presentata venerdì scorso in Camera di Commercio, evidenzia varie cause di preoccupazione tra i commercianti: oltre la metà di quelli intervistati (455) teme fortemente una diminuzione di clientela; il 44% soffre molto la diminuzione progressiva dei margini di guadagno; il 49% vede nel caro affitti una forte minaccia al proseguimento dell’attività. Gli eventi trainanti sono festa del Torrone e le iniziative natalizie, sulla cui positività è d’accordo anche il sindacato, che però spinge sul concetto di imprenditorialità: “Il commercio – afferma Scissa – deve dotarsi di caratteristiche appetibili e non boicottare quelle iniziative che attraggono visitatori da fuori provincia, aumentando il giro d’affari. Un esempio? Il Mercato Europeo è stato fatto un solo anno e mi risulta che sia stato boicottato fin dall’inizio. Occorre imprenditorialità; a Crema, ne vedo di più che a Cremona. Basti guardare com’è ridotta Galleria XXV aprile…”.

g.b.

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Commenti
  • Con tutto il rispetto, il Mercato Europeo era una accozzaglia stile Kasbah.
    Non aggiungo altro perchè una affermazione del genere in un contesto grave come quello di cui si sta parlando si commenta da sola.

    • Giacomo

      Patrizia hai pienamente ragione, il mercato europeo va bene per poche ditte, mentre la stragrande maggioranza per il lavoro che fa deve ed è costretta a vivere solo con quello di casa nostra, ma che purtroppo non da più alcuna opportunità

  • Giacomo

    La crisi non è soltanto dei dipendenti. Noi piccoli imprenditori siamo ormai da diversi anni senza alcun paracadute sociale e stiamo andando con le nostre attività alla malora tutti, compreso le nostre famiglie. E’ una situazione drammatica e nessuno provvede. Chissà che brutti periodi devono ancora arrivare