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Rifiuti, il capoluogo trascina in basso la raccolta differenziata provinciale: 'Ritardo nel raggiungere obiettivi'

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Sopra, i cassonetti allo Zaist (foto Sessa)

In dieci anni è cresciuta dell’8% la popolazione in provincia di Cremona, passata da 335.000 abitanti nel 2001 a 364.939 nel 2011 e in parallelo è andata aumentando anche la produzione di rifiuti urbani. La buona notizia è che dal 2008, anno del picco di produzione di rifiuti con 181.900 tonnellate in un anno, si sta registrando un’inversione di tendenza, con una diminuzione, tra 2010 e 2011, del 5,7%. La cattiva notizia è che non sono stati centrati gli obiettivi di raccolta differenziata, fissati al 64% e invece rimasti fermi al 61,2%. Sono questi alcuni dati contenuti nei documenti preparatori alla stesura del nuovo Piano Provinciale dei Rifiuti, di recente presentati ai sindaci dall’assessore Pinotti. I cremonesi differenziano in media 287 kg per abitante su una produzione complessiva di rifiuti di 468,7 kg, un buon risultato se si guarda ai dati di partenza del 2001, ma non sufficiente.
Dove abitano i cremonesi più virtuosi? Naturalmente nei piccoli comuni perché lì è meno complicato separare (e raccogliere in maniera differenziata) secco da umido. Non a caso è Scs Gestioni, che raggruppa molti comuni del cremasco, a vantare la percentuale più alta di differenziata (68,7%), mentre Aem Gestioni, operante nel capoluogo e in altri 8 comuni limitrofi spinge in basso la media provinciale con solo il 47,3% ed è l’unico gestore, tra i 5 operanti in provincia, al di sotto del 61% di raccolta differenziata. E’ la raccolta della frazione umida a rappresentare la parte più consistente dei rifiuti differenziati in tutta la provincia (il 25,7%), seguita a distanza da carta e cartone (13,5%), vetro (7,3%) e plastica (4%). In Cremona città il secco/umido incide di meno sul totale di Raccolta differenziata (il 15,7%) mentre più agevole per i cittadini risulta differenziare carta (15%) e vetro (8,4%).
Veniamo ai costi dei servizi di igiene urbana, che includono oltre alla raccolta dei rifiuti, anche lo spazzamento strade e il conferimento agli impianti di trattamento o smaltimento rifiuti. I residenti del capoluogo sono quelli che subiscono un costo pro capite più elevato rispetto agli altri comuni, circa 130 euro per abitante, contro i 75 euro per abitante dei comuni fino a 1000 residenti. La media provinciale del costo pro capite è poco meno di 110 euro per abitante. Nei comuni più piccoli, la composizione dei costi è rappresentata per il 66% dalla voce “raccolta”, mentre nel capoluogo questa si assesta al 45%; è invece pesante, per chi abita in città, il costo determinato dallo spazzamento  strade (20%), che quasi non esiste nei piccoli comuni.
Rispetto agli obiettivi del presente Piano provinciale Rifiuti, è stato raggiunto il traguardo della diminuzione di produzione, mentre è stato mancato il traguardo per la raccolta differenziata. “Tale risultato – si legge nelle conclusioni della relazione provinciale presentata ai sindaci – è esclusivamente da attribuire al ritardo nel raggiungimento degli obiettivi da parte del comune capoluogo (nel 2011, 46,4% rispetto al dato medio provinciale senza capoluogo pari al 65,7%)”.  L’analisi provinciale non tiene conto degli eventuali miglioramenti raggiunti in città nel corso del 2012, ancora da verificare a consuntivo.

Giuliana Biagi

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Commenti
  • Ci si dimentica ogni volta di riferire che la legge ci chiede il raggiungimento della percentuale di recupero. Dai dati del 2010 emergeva il recupero di un terzo di tutti i rifiuti prodotti, contro quello previsto dalla legge dal 2008 (obiettivo minimo)del 60% dell’immesso. Altra precisazione doverosa: il 65% di raccolta differenziata era l’obiettivo da raggiungere entro lo scorso anno per OGNI Comune (non come media provinciale). Nei costi di smaltimento diciamo ai cittadini che entrano i costi di discariche e incenerimento, binomio che l’UE bandisce entro il 2020…..cioè dopodomani….Intanto cosa facciamo in provincia di Cremona? Andiamo avanti a volere un impianto inutile e superato quale la discarica di ampliamento di Malagnino a Vescovato che costerà 10 milioni di euro che pagheremo nella tariffa dei prossimi anni. Discarica che accoglierà rifiuti che possono provenire da tutta Italia perchè grazie a Monti abbiamo agevolato il turismo dei rifiuti. Possiamo accettare questa gestione anacronistica, non rispettosa della legge a partire dalla mancata prevenzione di rifiuti e salute? A voi il giudizio.