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Batosta Tares, le Acli scrivono ai sindaci "Insostenibile per famiglie e imprese" Appello sulla nuova tassa-rifiuti

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La Tares, o più semplicemente la nuova tassa sui rifiuti, rischia di essere “insostenibile per molte famiglie e imprese messe in ginocchio dalla crisi”. Dopo le parole di Confcommercio, Pd e Cna, sono ora le Acli provinciali (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani) a intervenire sulla questione: una lettera è stata inviata ai sindaci e ai consiglieri comunali e provinciali del territorio, chiedendo una maggiore “responsabilità nelle scelte strategiche che possono avere importanti ricadute sulla cittadinanza, sia in termini di servizi offerti, che di peso fiscale e tariffario”. A Cremona l’Amministrazione è impegnata proprio in queste settimane nell’elaborazione del nuovo regolamento di applicazione.

“Le evidenti difficoltà che questa lunga crisi impone a tutti i cittadini, particolarmente a quelli più poveri e ai giovani disoccupati – scrive il presidente delle Acli Bruno Alessio Tagliati – richiedono un rinnovato impegno anche da parte di chi amministra enti locali ed aziende di servizi pubblici da essi partecipate. Se è indubbio che le risorse regionali e statali messe a disposizione degli enti locali si vanno assottigliando, questo impone ancora maggiore responsabilità nelle scelte strategiche che possono avere importanti ricadute sulla cittadinanza, sia in termini di servizi offerti, che di peso fiscale e tariffario; sia sul versante occupazionale che di qualità della vita e dell’ambiente in cui viviamo”.

“Pensiamo – continua Tagliati – sia urgente affrontare in maniera innovativa e radicalmente diversa anche sul nostro territorio la gestione dei rifiuti, per il suo importante impatto e per le novità fiscali di quest’anno. A partire dal gennaio 2013, nei comuni viene applicato un nuovo tributo, Tares, destinato a prendere il posto di tutti gli attuali prelievi sui rifiuti (Tarsu, Tia1 e Tia2). Con la Tares, che accorpa in realtà una tassa, a fronte del servizio di gestione dei rifiuti, e un’imposta sui servizi indivisibili, sono previsti aumenti considerevoli delle bollette, sia domestiche che commerciali”.

“Sarebbe poi di primaria importanza – va avanti la lettera – l’adeguamento a quanto indicato dall’Unione Europea, che, in materia di rifiuti, caldeggia sistemi tariffari legati alla formula del ‘paghi quanto butti’. Vale a dire una tariffazione puntuale dei rifiuti, in grado di distinguere la parte indifferenziata da quella che può essere avviata al recupero di materie prime seconde, andando così ad incentivare i cittadini a suddividere correttamente i rifiuti”. E ancora: “Viste le condizioni in cui versa la nostra provincia in termini di record di sforamento dei limiti di legge sulle polveri sottili nell’aria e di tumori, unite alle difficoltà economiche, riteniamo indispensabile un profondo ripensamento del sistema di gestione dei rifiuti e degli investimenti connessi”.

IL DOCUMENTO COMPLETO

Le evidenti difficoltà che questa lunga crisi impone a tutti i cittadini, particolarmente a quelli più poveri e ai giovani disoccupati, richiedono un rinnovato impegno anche da parte di chi amministra enti locali ed aziende di servizi pubblici da essi partecipate. Se è indubbio che le risorse regionali e statali messe a disposizione degli enti locali si vanno assottigliando, questo impone ancora maggiore responsabilità nelle scelte strategiche che possono avere importanti ricadute sulla cittadinanza, sia in termini di servizi offerti, che di peso fiscale e tariffario; sia sul versante occupazionale che di qualità della vita e dell’ambiente in cui viviamo. Pensiamo, ad esempio, sia urgente affrontare in maniera innovativa e radicalmente diversa anche sul nostro territorio la gestione dei rifiuti, per il suo importante impatto e per le novità fiscali di quest’anno. A partire dal gennaio 2013, nei comuni viene applicato un nuovo tributo, Tares, destinato a prendere il posto di tutti gli attuali prelievi sui rifiuti (Tarsu, Tia1 e Tia2). Con la Tares, che accorpa in realtà una tassa, a fronte del servizio di gestione dei rifiuti, e un’imposta sui servizi indivisibili, sono previsti aumenti considerevoli delle bollette, sia domestiche che commerciali.

Temiamo quindi che la nuova Tares sarà insostenibile per molte famiglie e imprese, messe in ginocchio dalla crisi. Sarebbe poi di primaria importanza l’adeguamento a quanto indicato dall’Unione Europea, che, in materia di rifiuti, caldeggia sistemi tariffari legati alla formula del “paghi quanto butti”. Vale a dire una tariffazione puntuale dei rifiuti, in grado di distinguere la parte indifferenziata da quella che può essere avviata al recupero di materie prime seconde, andando così ad incentivare i cittadini a suddividere correttamente i rifiuti. Inoltre le norme comunitarie prevedono il ricorso a discarica o incenerimento come ultima scelta, da bandire entro il 2020 per i rifiuti urbani. Secondo la Commissione Europea, se i 27 paesi dell’Unione si adeguassero alle normative comunitarie  si potrebbero risparmiare 72 miliardi di euro l’anno. Il settore della gestione rifiuti e del riciclaggio incrementerebbe il proprio fatturato di 42 miliardi di euro l’anno, creando 400.000 posti di lavoro entro 2020.

Viste le condizioni in cui versa la nostra provincia in termini di record di sforamento dei limiti di legge sulle polveri sottili nell’aria e di tumori, unite alle difficoltà economiche, riteniamo indispensabile un profondo ripensamento del sistema di gestione dei rifiuti e degli investimenti connessi. A tal proposito abbiamo preso visione di un progetto, denominato “Amali”, realizzato da amministratori di vari comuni del territorio cremonese, che con spirito di cittadinanza attiva hanno approfondito la questione ed ora stanno facendo un encomiabile lavoro di informazione e sensibilizzazione rivolto alle Istituzioni.

Punto di forza del progetto “Amali”, il principio innovativo di considerare i rifiuti=risorse, traendo cioè da essi materie prime seconde grazie a un riciclaggio molto spinto che porterà indubbi vantaggi per i cittadini, i Comuni e le imprese, sia in termini economici che ambientali e di salute. In una situazione di grave crisi di fondi a disposizione dei comuni, mentre cresce la richiesta di aiuto da parte dei cittadini che soffrono carenza e precarietà del lavoro, visto che la provincia di Cremona soffre più di altre di un alto tasso di disoccupazione e di chiusura di aziende, come Acli vogliamo far rilevare particolarmente un fattore del progetto “Amali” a noi molto caro e raggiungibile con la conseguente formula Lavoro+SostenibilitàAmbientale=risparmio: a fronte di un incremento di posti di lavoro prospetta un considerevole risparmio economico e tutto questo nella salvaguardia dell’ambiente ed della reciproca convivenza.

Tutto questo è perseguibile attraverso un cambiamento culturale e radicale di paradigma di sviluppo e convivenza sociale e la proposta delle Acli cremonesi per il bene comune è di promuovere un Patto dei Sindaci cremonesi per raggiungere l’obbiettivo.

Il Presidente
ACLI Provinciali Cremona
Bruno Alessio Tagliati

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