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Calcioscommesse, concessi i domiciliari allo "zingaro" Gegic

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Nella foto, Gegic davanti alla questura con la moglie

Dopo oltre quattro mesi di carcere, oggi Almir Gegic, uno dei protagonisti dell’inchiesta sul calcio scommesse, presunto capo del gruppo degli “zingari” ed ex calciatore di Vicenza e Chiasso, è uscito dal penitenziario di Cà del Ferro per i domiciliari, misura concessa dal giudice Guido Salvini. Davanti alla questura, dove è stato accompagnato, Gegic ha potuto riabbracciare la moglie che lo attendeva commossa fuori dagli uffici di via dei Tribunali. La “custodia cautelare”, è scritto nell’ordinanza del gip, “deve proseguire presso l’abitazione affittata dalla moglie a Cremona” (che sta per partorire e si trova in città l’altra figlia piccola, ndr). All’indagato divieto di comunicare qualsiasi titolo in qualsiasi forma anche per via informatica con persone diverse dai suoi familiari conviventi e dai difensori, facendo quindi divieto di avere disponibilità anche in via indiretta di computer e telefoni cellulari”. La posizione di Gegic nell’inchiesta resta grave, soprattutto dopo il confronto con Carlo Gervasoni e i numerosi riscontri in mano agli inquirenti, secondo i quali il serbo starebbe coprendo qualcuno sui fatti di Lazio-Genoa e Lecce-Lazio.

Nelle sei pagine dell’ordinanza, il gip ritorna sul confronto del 18 marzo scorso, disposto dal procuratore Roberto di Martino tra Carlo Gervasoni, ex giocatore della Cremonese e del Piacenza, super pentito dell’inchiesta, e lo stesso Gegic. “Nel corso di tutto il confronto, Gegic, giocando per così dire di rimessa – scrive il gip nell’ordinanza – si è limitato a negare le circostanze che man mano ascoltava, attribuendo in alcuni momenti a Gervasoni una sorta di volontà persecutoria nei suoi confronti che non trova tuttavia alcuna spiegazione e che è comunque smentita, sul piano obbiettivo, dai numerosissimi riscontri che il racconto dello stesso Gervasoni ha trovato a seguito delle confessioni di numerosi altri indagati e dall’esame delle conversazioni e dei tabulati elettronici”. Nell’ordinanza il gip ricorda “il dettagliato ricordo di Gervasoni in merito alla manipolazione della partita Lazio-Genova, grazie all’aiuto del computer, sistemato nella stanza d’albergo del portiere Cassano e che ha trovato riscontro nella telefonata notturna intercorsa alle 2,26 del 14 maggio 2011 tra Zamperini e l’utenza della moglie di Gegic, pur avendo Gegic cercato di sostenere di non conoscere Zamperini. Si pensi ancora al progetto da Gegic esposto in un incontro con Gervasoni e Ilievsky avvenuto a Legnano, dopo la riuscita della manipolazione di Lecce-Lazio, di potere intervenire anche sulle partite delle coppe europee cui la Lazio avrebbe partecipato”.

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