Sipario su un Monteverdi Festival da record: chiudono Carlo Vistoli e l'”Amor Tiranno”
Lo spettacolo ha visto come interprete Carlo Vistoli, uno dei più stimati contraltisti della scena internazionale. Soddisfazione del Sovrintendente Andrea Nocerino
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Tra note di musica barocca, pene d’amore ed eroi fallibili, cala il sipario — in grande stile — sul Monteverdi Festival 2026. A incantare il pubblico del Teatro Ponchielli di Cremona, arrivato numeroso sia dall’Italia che dal resto d’Europa, sono stati il contraltista Carlo Vistoli e l’orchestra “Sezione Aurea“, diretta al cembalo da Filippo Pantieri.
Lo spettacolo, dal titolo evocativo “Amor Tiranno“, ha proposto una carrellata di personaggi dell’opera del Seicento scritti per gli evirati cantori, i veri e propri “divi” dell’epoca.
Il programma ha teso un filo rosso tra diversi grandi compositori: oltre a Claudio Monteverdi — di cui è stata riproposta un’aria dall’Incoronazione di Poppea, già in scena nei giorni scorsi —, ampio spazio è stato dedicato al suo allievo ed erede Francesco Cavalli. Il compositore cremasco, tra i più apprezzati del XVII secolo, è stato protagonista al Festival anche con Le nozze di Teti e Peleo.
Spazio poi alle musiche di Dario Castello, Marco Uccellini, Antonio Cesti, Girolamo Frescobaldi e Alessandro Stradella.
Un percorso vocale ad altissimo grado di difficoltà, in cui Vistoli si è destreggiato magistralmente tra amori non corrisposti e dolori dell’anima.
Alle sue spalle, un ensemble di sei elementi composto da violini, viole, un violoncello, una tiorba, una chitarra barocca e un lirone, oltre al cembalo del direttore Pantieri.
Al termine della serata, il pubblico ha strappato ben tre bis: due del “Divin Claudio” (‘Voglio di vita uscir’ e ‘Sì dolce è ‘l tormento’) e l’Ombra mai fu di Georg Friedrich Händel (versione settecentesca di un brano dello stesso Cavalli eseguito a inizio concerto).
Questa 43esima edizione si chiude quindi tra gli applausi e con la piena soddisfazione degli organizzatori, che vedono ripagato l’investimento sulle tante novità in cartellone.
“È stato un Festival ricco di artisti internazionali che hanno tenuto altissimo il livello qualitativo – spiega il Sovrintendente del Teatro Ponchielli, Andrea Nocerino -. Sotto il titolo ‘Cantami o Diva‘, questa edizione ha celebrato eroine che ci hanno ispirato enormemente: da Cecilia Bartoli a Poppea, da Didone fino a Teti, arrivando all’opera contemporanea con Teodora. La presenza di Carlo Vistoli, che fa il tutto esaurito nei teatri di tutto il mondo, è un onore per Cremona e rimarca il ruolo della nostra città come vera capitale del Barocco, capace di attrarre i più importanti nomi della scena internazionale”.
A confermare il prestigio della rassegna è stata anche la risposta della platea, caratterizzata da una forte componente estera e da una partecipazione caldissima.
“Il pubblico di questo Monteverdi Festival è stato presentissimo, caloroso ed emozionato – conferma Nocerino -. Ricorderò per sempre la partecipazione emotiva che gli spettatori hanno donato agli spettacoli. Abbiamo registrato una presenza straniera importantissima, in netto aumento rispetto allo scorso anno, con tantissimi arrivi da Inghilterra, Germania, Francia e non solo”.
Si chiudono così due settimane di musica, numerosi spettacoli ed eventi collaterali che hanno fatto registrare diversi sold out nel nome di Claudio Monteverdi, cremonese e padre della lirica moderna.
“Monteverdi è stato l’ispiratore di un nuovo modo di pensare il linguaggio musicale del Seicento, un secolo che ricordiamo nella scienza e nella letteratura per il suo carattere rivoluzionario – prosegue il Sovrintendente -. Il nostro festival si pregia di raccontare l’intera civiltà musicale del XVII secolo. Tra tutti i protagonisti emerge il grande allievo Francesco Cavalli, di cui abbiamo ascoltato Le nozze di Teti e Peleo nella prima rappresentazione in tempi moderni: una musica meravigliosa, valorizzata dalla regia di Petra Deidda, un’artista italiana emergente al suo debutto qui al festival che si è distinta per la bellezza della messinscena. Questa civiltà musicale merita di essere raccontata sia nelle sue premesse cinquecentesche, sia nei suoi esiti europei”.
“Per questo – conclude – siamo arrivati fino al Dido and Aeneas al Teatro Bibiena di Mantova, abbiamo omaggiato John Dowland nel suo anniversario e continueremo a costellare la nostra programmazione seguendo le tracce profonde che Claudio Monteverdi ha lasciato nella storia della musica occidentale”.