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Violentata per ore: imputato ai domiciliari, ora la vittima ha paura

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Da una decina di giorni è uscito dal carcere per usufruire della misura più lieve degli arresti domiciliari. Una decisione che ha suscitato non poche perplessità, soprattutto da parte della vittima, che ora ha paura di eventuali ritorsioni. Si celebra con il rito abbreviato il processo contro V.N.P., il romeno di 42 anni tecnico delle comunicazioni finito in carcere per violenza sessuale nei confronti di una connazionale di 33. Oggi i due si sono rivisti dopo i fatti, accaduti il 24 novembre scorso nella casa dell’imputato a Castellone. L’uomo, difeso dall’avvocato Cristina Pugnoli, è accusato, “con violenza e minaccia”, di aver costretto la donna “a subire atti sessuali, picchiandola, colpendola con schiaffi e tirandole i capelli, chiudendola a chiave all’interno del suo appartamento e impedendole di allontanarsi, gettandola sul divano, bloccandole la gola con entrambe le mani, minacciandola di morte e mordendola sulla schiena e sulle braccia”. Al termine dell’interrogatorio di garanzia del 27 novembre scorso, il gip Guido Salvini, che aveva deciso per la custodia in carcere, aveva ravvisato “gravi elementi di responsabilità” in ordine al comportamento dell’imputato, che dopo aver cenato con la vittima, invece di riaccompagnarla a casa, come lei stessa gli aveva chiesto, aveva iniziato “pesanti avances sessuali”, aggredendola, prendendola per il collo, spogliandola e abusando di lei per diverso tempo. Le aveva anche strappato il cellulare per impedirle di chiedere soccorso ad un amico. Alla fine l’uomo si era addormentato e la 33enne era riuscita a prendere le chiavi dell’abitazione dalla tasca dei suoi pantaloni e a fuggire. Per il giudice, “le numerose lesioni appaiono ben difficilmente compatibili con un gioco sessuale, con riferimento in particolare ai segni di almeno cinque morsicature alquanto profonde. D’altronde la fuga disperata all’alba della persona offesa dall’abitazione non trova altra spiegazione se non in una violenza appena subita, e le dichiarazioni raccolte nell’immediatezza del fatto da due cittadini che per primi hanno soccorso la donna sono in piena consonanza con quanto riferito dalla vittima ai carabinieri e al personale dell’ospedale Mangiagalli”. Il giudice aveva anche sottolineato l’”intrinseca gravità del reato, che si caratterizza per circostanze particolarmente violente sfociate in lesioni anche a morsi nei confronti della persona offesa, che è stata, secondo il suo racconto, sequestrata per molte ore nell’abitazione dell’indagato. Il fatto, quindi, è indicativo di una significativa pericolosità e comporta il rischio di reiterazione di altri reati pericolosi per la collettività”. A processo, la 33enne si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Francesco Chiodi. Si torna in aula davanti al giudice Letizia Platè mercoledì prossimo 22 maggio.

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