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Aumenti e rette, Comune fa cassa sui diritti delle famiglie

Lettera scritta da Rifondazione Comunista

Sembra non finire mai lo scempio dei diritti in questa città piegata dalla crisi economica e colpita da scelte politiche scellerate quanto odiose. Dopo i tagli delle utenze ai cittadini che non possono più pagare, si viene a sapere di nuovi distacchi di acqua, luce e gas a famiglie con malati cronici e tagli a sussidi economici a chi non può permettersi di acquistare farmaci essenziali. Ora un’altra mannaia sulle famiglie cremonesi sembra profilarsi se il bilancio previsionale 2013 sarà approvato così come abbozzato. Questa volta si colpiscono la scuola per l’infanzia e gli asili nido, introducendo rette prima inesistenti e alzando sensibilmente quelle già applicate.
Ora quindi si arriva anche a colpire il diritto all’istruzione per i bambini, sui quali tutta la società, a partire dalle istituzioni pubbliche, dovrebbe sentirsi impegnata ad investire le sue migliori energie visto che le bambine e i bambini di oggi saranno le cittadine e i cittadini di domani. E che dire del diritto della donna all’accesso e alla permanenza nel mondo del lavoro? Quante donne anche a fronte dell’aumento delle rette scolastiche si troveranno nell’odiosa situazione di dover decidere se continuare ad avere un’attività lavorativa e se rimanere a casa ad accudire i figli? Ancora una volta è la donna a rimanere l’unica e inevitabile risposta al welfare che non c’è più.
L’aumento delle rette scolastiche avrà anche un’altra conseguenza non secondaria: rendere meno accessibile la scuola pubblica a esclusivo vantaggio della privata, che già gode di convenzioni e finanziamenti pubblici ad hoc e che non ha l’obbligo di modulare le tariffe al reddito degli utenti. Le famiglie già in difficoltà lo saranno sempre di più e, se potranno, continueranno ad iscrivere i figli alle materne pubbliche, mentre quelle con redditi medio-alti, a causa dell’aumento delle tariffe, troveranno più vantaggioso economicamente iscrivere i bambini alle scuole private perché per loro paradossalmente meno costose. Scuola pubblica per i poveri e gli impoveriti, scuola privata per i ricchi. Una volta si chiamava scuola classista. Stiamo tornando indietro invece che progredire. Altro che scuola pubblica e gratuita!
E questo spostamento da pubblico a privato quanto costerà in termini di occupazione per i lavoratori e le lavoratrici delle scuole comunali?
Questa amministrazione comunale decide ancora una volta di far cassa sui diritti dei minori, delle famiglie, delle donne e dei lavoratori: o stralcio degli aumenti dal bilancio comunale o dimissioni.

Rifondazione Comunista Cremona

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