6 Commenti

Aem: patacche, cambio di mission e amministratori

Lettera scritta da Carotti (Comitato Acqua)

Interessante lo scambio di opinioni ospitato in questi giorni sulla situazione di AEM che nei suoi due “volti” (patrimoniale e gestionale) presenta quest’anno rispettivamente un forte deficit e un anche maggiore attivo. Come Comitato Acqua Pubblica ci interessa, tra i tanti aspetti che sarebbe bello approfondire, accendere una luce sul modello di gestione. Bene fa Magnoli a criticare le patacche appioppate ad AEM negli ultimi tempi (sempre a vantaggio dei privati) e ancor meglio fa Carletti ad evidenziare il cambiamento della “mission” di AEM, ormai volta al solo profitto. Una azienda che si occupa (tra l’altro) di acqua luce e gas va giudicata anzitutto dalla qualità del servizio e occorre riconoscere che AEM da questo punto di vista ha le carte in regola: ma il servizio è fatto di molte cose, tra cui (citiamo di nuovo Carletti) il rapporto con i cittadini. E qui casca l’asino. Perché AEM (e come lei le altre aziende idriche) intasca illegalmente da due anni una parte cospicua di bolletta sottraendola alle tasche dei cittadini e perché negli ultimi mesi nei confronti dei cittadini incolpevolmente morosi ha assunto atteggiamenti pesantemente vessatori. Sempre AEM si è permessa di percorrere un intero iter di fusione (oltre tutto mal costruito) a braccetto con il presidente Salini e le altre aziende senza ricevere prima uno straccio di mandato ufficiale dal consiglio comunale. Non è un caso: in generale sempre meno decisioni ormai passano per i consigli (se ne fanno pochi ed alcuni di essi vengono pure sconvocati per squallidi giochi di potere). Secondo alcuni il guaio sta nella scelta degli amministratori: qualche dubbio viene, in realtà, considerando che c’è chi siede sulla stessa poltrona indifferente al cambiamento della amministrazione di riferimento. Noi ad esempio abbiamo chiesto con una lettera ufficiale il 2 gennaio scorso di sapere chi in AEM ha deciso il cambiamento di prassi nella rateazione dei debiti: non abbiamo mai ricevuto una riga di risposta. Giustamente Carletti lamenta la troppa fiducia e la mancanza di controllo con cui si è proceduto in questi anni: per fortuna come comitato acqua possiamo testimoniare che (chissà, forse anche grazie a noi) l’atteggiamento di consiglieri comunali e provinciali e sindaci in questi anni è molto cambiato. Ma (e qui Magnoli rilancia in modo intelligente) il modello di gestione che si adotta pesa tanto quanto le persone che si scelgono: ed è proprio questo elemento che fa emergere le differenze politiche. Bastano i controlli? I cittadini devono avere possibilità di controllo? Meglio un amministratore unico, restringendo la collegialità? Insomma, aprire o chiudere? Questo è il grande tema della futura amministrazione pubblica. In tante parti d’Italia (ultima, è notizia di questi giorni, Teramo) i comitati acqua sono direttamente coinvolti nella discussione sul come creare nuovi modelli di aziende pubbliche in cui indirizzo politico, legalità, conoscenze tecniche, ruoli di controllo e informazione diffusa trovino compromessi al rialzo. Noi siamo pronti: chi vuole parlarne?

per il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese
Giampiero Carotti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

© Riproduzione riservata
Commenti
  • paolo carletti

    pienamente d’accordo

  • Fabio

    Studiare..La carta di Roma..Le direttive europee..Le norme italiane..I protocolli dell’autorità. Certo che è fatica.. ma meglio che urlare nel buio.

  • sandra

    Stiamo parlando di Spa che , come gia’ avvenuto nel caso di molte loro consorelle aziende municipalizzate , hanno un ‘ unica via per guadagnare trasparenza , efficienza e accesso al mercato dei capitali a condizioni migliori rispetto al canale bancario :
    privatizzare.
    Ma mica una privatizzazione finta , del tipo faccio entrare nel mio capitale uno o piu’ gruppi industriali con i quali poi faccio business e faccio cartello , caricandone i costi sui cittadini, come nel caso delle finte privatizzazioni dell’ acqua
    No. Deve essere una privatizzazione vera : faccio certificare i miei bilanci e chiedo la quotazione in borsa , accettando la negoziazione di un flottante , inferiore rispetto alle quote di controllo , che lascio saldamente nelle mani degli enti pubblici proprietari.
    I cittadini devono potermi giudicare sia per la qualita’ dei servizi , sia per l’ efficienza gestionale e la capacita’ di produrre reddito anche per i risparmiatori ,sia per la trasparenza che offro : il singolo cittadino proprietario di un’ azione puo’ intervenire in assemblea e discutere della gestione, dei servizi , dei bilanci , e magari anche votare gli amministratori.
    Fantascienza ? No. Realta’. Ma bisogna avere i conti a posto, produrre utili, e soprattutto accettare la trasparenza e il controllo.
    Fino a che il massimo della trasparenza e’ un comunicato stampa autoreferenziale possiamo stare freschi : e’come chiudere le porte in faccia ai cittadini e lasciargli dare una sbirciatina da un finestrino con il vetro blindato. Se ti accontenti e’ cosi. E se non ti basts e’ cosi lo stesso.
    In nome e a tutela della superiorita dell’ interesse pubblico , naturalmente.

    • bungatore

      peggio di cozzaglio………….!!!

      • sandra

        …ma molto meglio di te…e senza sforzo.

        • bungatore

          NON PROVARE FATICA è TIPICO degli sconnessi………..!!!