Cronaca
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'Cittadini o servi?' Il dibattito del Pd lancia Galimberti alle primarie

“Serve uno scatto di consapevolezza comunitaria per uscire dal tunnel. Capire che siamo tutti dentro ad un comune destino, pur avendo ciascuno una storia diversa. Siamo figli di una logica individualista, incapaci di fare pezzi di strada insieme e ognuno coltiva il proprio orticello”. La festa del Pd alle Colonie Padane ha ospitato venerdì 12 luglio Gianluca Galimberti, più che probabile candidato alle primarie del prossimo autunno, quelle che dovranno decidere il candidato sindaco del centrosinistra. Insieme a lui, a parlare di “città dei cittadini”, Marco Pezzoni, Bruno Tagliati, presidente Acli provinciali e il teologo don Bruno Bignami. Punto di partenza sono state le  “smart cities”,  le città intelligenti quale nuovo motore di sviluppo economico e di coesione sociale; il discorso si è subito ampliato a come sia possibile tradurre oggi in concreto i temi di cittadinanza e democrazia. “Anche a Cremona ci sono grossi problemi di coesione sociale e di lavoro. Non se ne esce pensando che un solo attore sociale prenda le decisione. Occorre invece avviare delle nuove prassi di democrazia per risvegliare le risorse della comunità”. La situazione cremonese è rimasta sullo sfondo, nonostante l’accenno al rewamping del termovalorizzatore, a cui ha accennato Galimberti rivolgendosi all’assessore all’Ambiente Francesco Bordi, presente nella sala del Coloniale, per sottolineare che nessuna scelta tecnica è mai soltanto tale, perché non può prescindere dal coinvolgimento delle persone.

Scelte condivise per il prossimo governo della città, valorizzando le competenze individuali ma tenendo in primo piano le relazioni tra le persone. Questa l’esperienza di Partecipolis, a cui Galimberti ha lavorato insieme al mondo dell’associazionismo cattolico negli ultimi quattro anni e probabile piattaforma di lancio per una proposta politica. “E’ finita l’epoca del ‘salotto buono’ che governa la città, cosa che andava bene nell’Ottocento e che a Cremona abbiamo ancora. La moderna democrazia è quella che si sviluppa nei territori”, ha detto Pezzoni, sfidando i partiti a rinnovarsi e a pensare a modelli di sviluppo economico nuovi, a cui è possibile agganciarsi utilizzando risorse europee.

Di cittadinanza ha parlato don Bignami: “La vera questione è che tipo di persone vogliamo formare. Cittadini o servi? vedo tanti indaffarati a cercare dei leader politici, ma nessuno fa il lavoro duro, lungo e cosciente di formare le coscienze. Che significa coltivare lo spirito del servizio e del prendersi cura. La caccia al leader per vincere le elezioni è più facile: quanta politica e quanto giornalismo diventano servitù al cospetto del piccolo tiranno di turno, a tutti i livelli”. Il teologo non esita a definire spazzatura una gran parte del dibattito politico e invita ad un grado di approfondimento ulteriore. Stando nel concreto, ad esempio quando, sulla questione dell’acqua, afferma che “certo, le competenze servono, serve sapere quanto costa l’acqua e quanto costano gli investimenti, ma poi occorre chiedersi: quante persone potrebbero restare escluse?”.

Ancora Galimberti ha dato una propria versione del concetto di “governance”, termine che nelle pubbliche amministrazioni  indica le attività di supervisione delle aziende partecipate. “Dovremmo costruire luoghi di partecipazione in cui sia possibile il confronto tra storie individuali diverse e dove fare incontrare le competenze, in modo gratuito. Il Comune ha il compito di coordinare queste forze, senza le quali le scelte strategiche non si possono fare. Questa è la rinnovata forma di governance che deve mettere in atto chi amministra. Ma dal canto suo – ha concluso  –  la società civile deve risvegliarsi e partecipare. Perché non siamo molto lontani dal baratro”.

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