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Crisi, boom di fallimenti nel 2013 Procedure in aumento del 37,5%

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Aumentano le aperture di procedure fallimentari in provincia di Cremona. Altro segno lasciato dalla crisi. A livello nazionale il dato relativo ai primi sei mesi del 2013 certifica una crescita del 5,9% delle procedure, pari a 6.456 imprese che hanno portato i libri in tribunale (nello stesso periodo del 2012 questa sorte era toccata a 6.095 aziende). Nel nostro territorio (che si piazza a metà nella graduatoria nazionale), fra gennaio e giugno 2013, sono 33 i fallimenti aperti, in crescita del 37,5% rispetto al primo semestre dell’anno scorso (+9 casi).

Stabile, nel secondo trimestre 2013, in provincia, osservando cessazione e iscrizioni, lo stock generale delle imprese registrate (lieve aumento, ma le difficoltà, ovviamente, sono ancora ben evidenti). Nel panorama delle imprese artigiane si osserva invece un calo (totale a 9.497, -59).

Sono dati, questi, tratti da Movimprese, la rilevazione trimestrale sulla natalità e mortalità delle attività condotta da InfoCamere.

Guardando all’intera area nazionale il sistema delle imprese avanza, ma ha il fiato decisamente corto. Nel secondo trimestre dell’anno, il saldo tra aperture e chiusure fa segnare un bilancio positivo (+26.084). Ma è il risultato meno brillante nella serie degli ultimi dieci anni di rilevazioni relative al periodo aprile-giugno. A determinarlo, hanno concorso il basso numero di iscrizioni (100.448, il secondo peggior risultato del decennio) e l’elevato livello di cessazioni (74.364, il terzo valore più elevato della serie dei secondi trimestri). A livello complessivo – al netto dell’agricoltura che ha chiuso il trimestre con 5.195 unità in meno – tutti i settori evidenziano un saldo positivo tra aperture e chiusure. In questo scenario, però, a certificare la persistente durezza della crisi restano i dati dei fallimenti e il bilancio anagrafico del comparto artigiano, rimasto fermo a tre mesi fa.

Sul fronte artigiano, per la prima volta in dieci anni si registra un sostanziale stallo (-113 imprese) tra aperture e chiusure. Frutto soprattutto della forte riduzione di iscrizioni di nuove imprese (4.835 unità in meno, pari ad una riduzione del 16% nel numero di aperture rispetto a quelle registrate nello stesso periodo del 2012). A fronte di questa caduta di vitalità, la lieve contrazione delle chiusure (849 in meno nel confronto con il secondo trimestre dell’anno scorso) non è stata sufficiente a mantenere il saldo positivo. A incidere maggiormente sullo stallo del comparto artigiano sono stati i bilanci negativi delle costruzioni (-828 imprese), dei trasporti e magazzinaggio (-568) e delle attività manifatturiere (-506).

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