3 Commenti

Patti generazionali e Youth guarantee, sfida alla disoccupazione giovanile

orini-evid

Si chiamano “patti generazionali” e sono interventi  che mirano a facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani. In pratica un lavoratore vicino all’età della pensione cede parte delle sue ore lavorate ad un giovane in ingresso. Una sorta di part time reciproco, con i costi contributivi, per il lavoratore anziano, coperti da fondi pubblici. E’ uno dei progetti a cui si candida la Provincia di Cremona, settore Istruzione e Lavoro, per cercare di risolvere il problema della disoccupazione giovanile. Se ne è parlato nell’ultima riunione del Tavolo delle Politiche Attive del lavoro, la scorsa settimana, coordinato dall’assessore provinciale Paola Orini, alla presenza di sindacati e associazioni dei datori di lavoro. “Abbiamo valutato una serie di progetti mirati soprattutto all’inserimento lavorativo dei giovani – spiega l’assessore – problema che nel nostro territorio è pesante. La provincia di Cremona si candida per un progetto già finanziato in forma sperimentale nella provincia di Monza Brianza (oltre che in molti paesi europei), che mira appunto a conciliare le esigenze di lavoratori in uscita e in entrata. La riteniamo una formula molto interessante, anche perché in un territorio di piccole dimensioni come il nostro è più facile instaurare rapporti di collaborazione e reti. E’ un po’ il recupero della figura del vecchio maestro di bottega”.

Come funziona il “patto”, già molto utilizzato in Francia? Le imprese con meno di 300 dipendenti che decideranno di aderire a questo progetto, potranno ottenere un bonus di 4.000 euro se offrono un contratto di lavoro di apprendistato a giovani al di sotto dei 26 anni, garantendo parallelamente il posto di lavoro ai dipendenti over 57 fino al momento in cui viene raggiunta l’età per il pensionamento. L’iter adottato in regione Lombardia lascia che sia lo stesso lavoratore senior a poter decidere se dare questa opportunità ad un giovane in cerca di lavoro, rinunciando al contratto di lavoro a tempo pieno in favore di un contratto a tempo parziale e con stipendio dimezzato.  versamenti contributivi saranno invece interamente riconosciuti, dando così la garanzia di ottenere il trattamento pensionistico senza alcun tipo di variazione. Una metà dei contributi viene versata direttamente dalla Regione grazie al Fondo Europeo per il reimpiego.

Altro progetto europeo addocchiato dalla Provincia è l’lo Youth Guarantee, mirato a dare un impiego ai giovani entro 4 mesi dall’uscita dal sistema di istruzione o dalla perdita di un impiego. In ballo ci sono 6 miliardi, per il periodo 2014-2020, destinato a Paesi con il tasso di giovani senza lavoro superiore al 25 per cento. Sulla carta la dote per l’Italia è di circa 500-600 milioni. Ogni Paese deve impegnarsi a garantire ai giovani fino a 25 anni di età (per l’Italia l’asticella potrebbe essere alzata a 29-30 anni), un’offerta «qualitativamente valida di lavoro, di proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio». Un ruolo centrale è affidata ai servizi per l’impiego che dovranno offrire una concreta proposta di lavoro o un’esperienza di formazione o di tirocinio.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti
  • m

    Scusate, ma questo non è lo stesso ente dove gli impiegati lavorano la metà e guadagnano il doppio? Dove di produttività si prendono ben 500, dico 500 euro? dove tutti hanno l’aria condizionata incorporata anche i cantonieri sulle strade e i tecnici che controllano i cantieri di messa a norma delle scuole superiori dei nostri figli?
    Aspetto una risposta da tutti quei soloni che criticano i dipendenti provinciali e ne augurano il licenziamento e la lapidazione sulla pubblica piazza perchè causa di tutti i mali del Paese.
    Signori soloni che sputate sentenze e odio spesso senza guardare prima il vostro orticello, pensate e verificate prima di parlare!!!!!

  • Ernesto

    Chiedete i soldi ai vostri dirigenti !

  • Quaqquaraqquà

    Sono iscritto al Centro per l’impiego della Provincia, ho una laurea e nessuno mi ha ancora chiamato dopo mesi e mesi….prendete i soldi dai premi dei dirigenti e fatevi valere, altrimenti così non si rivolgerà mai nessuno al CPI, non serve a niente se non a far lavorare quegli impiegati pagati per dare false illusioni ai disoccupati