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Ok alla cava sul Pianalto Nel Pdl dissenso di Bertusi e Agazzi

AGGIORNAMENTO  – Via libera del Consiglio provinciale alla variante al Piano territoriale di coordinamento, documento che la giunta Salini vuole portare a casa entro dicembre per non mettere in difficoltà “chi verrà dopo di noi e per dare completezza ad un percorso di regolazione del territorio ampliamento condiviso dai vari attori sul territorio”, come ha detto il vicepresidente Giovanni Leoni. Duro il “no” del Pd. Il consigliere regionale cremasco Agostino Alloni nella tarda serata di martedi 30 luglio ha subito esortato alla mobilitazione tramite facebook:  “Peccato. Il Consiglio provinciale a Cremona ha adottato con i voti di Lega, Pdl, Udc, Torchio e Biondi la variante al Piano territoriale; la combinazione del Ptcp con il nuovo Piano Cave, deciso due mesi fa, elimina di fatto i geositi. Il Pianalto della Melotta di Romanengo può ora ospitare cave e discariche. Sommergiamo la Provincia di osservazioni e proteste. Tutte le associazioni ambientaliste cremonesi, Il Pd e 100 cittadini di Soncino e Romanengo lo hanno già fatto”.

Lo scontro sull’argomento era messo in preventivo nel consiglio provinciale , anche per quanto riguardava gli equilibri nel centrodestra. La maggioranza in effetti si è divisa sullo strumento urbanistico che ridisegna il geosito della Melotta, suddividendolo in tre fasce ad andamento verticale, sottoposte a diversi gradi di tutela. Rendendo possibili le escavazioni di argilla in una zona che prima era off -limits. La parte dissidente del Pdl, composta da Fabio Bertusi e Antonio Agazzi (il quale non ha mai preso parola) ha dato corda alle richieste delle minoranze di Pd, Trespidi, Dusi, Torchio, per procrastinare l’adozione  in modo da effettuare supplementi di indagine con sopralluogo della commissione territorio.

Nella sua richesta Bertusi aveva evidenziato che “la variante al Ptcp e il piano cave sono strettamente legati, le scelte che si compiono ricadranno sulle future amministrazioni, occorre ottenere il massimo della condivisione”. Giuseppe Torchio aveva parlato della necessità di contemperare le esigenze di tutela ambientale con quelle delle attività produttive; mentre Vailati del Pd ha fatto un dettagliato intervento sulle motivazioni del no alla variante, che “fa del geosito più antico della provincia e del più meridionale dei pianalti europei, un ambito aperto ad ogni manomissione, demolizioni ed escavazioni comprese”. Critiche anche alla nuova zonizzazione dell’area, in cui viene fatto ricadere anche il dosso di Ticengo, “che pianalto non è”. “La variante Ptcp è la premessa indispensabile all’operatività demolitoria del piano cave sul Pianalto”, su cui peraltro il Pd insinua il dubbio dell’illegittimità.

Sull’altro piatto della bilancia ci sono le ragioni dello sviluppo in un momento di crisi profonda dell’edilizia e del suo indotto: “Occorre una lettura adeguata del momento storico – ha detto Salini – nel quale la tutela ambientale non può non collegarsi al tema dello sviluppo. In questa variante vedo un’importante svolta culturale, nel senso che l’ambiente non è più contrapposto allo sviluppo. Come hanno spiegato i tecnici, in luoghi del Pianalto dove in passato sono avvenute escavazioni è stato restituito un ambiente altamente riqualificato, con un miglioramento rispetto alla situazione precedente”. Il percorso per la Melotta, inoltre,  è stato condiviso con Associazione Industriali e sindacati, entrambi assolutamente favorevoli.

D’accordo anche la Lega Nord con  Fabrizio Degani e il capogruppo Franco Mazzocco; e il consigliere indipendente Giovanni Biondi (“condivido l’impostazione di questo Ptcp, è fatto bene e migliorabile attraverso le osservazioni una volta adottato. Vedo attacchi ideologici sulla Melotta, se ci fosse un’altra amministrazione in maggioranza, credo che avrebbe presentato lo stesso Piano”). Alla fine il voto ha visto 16 sì per la variante con le astensioni di Bertusi, Agazzi e Torchio e il voto contrario di Pd, Rifondazione Comunista e Italia dei Valori.

IL PRECEDENTE – Mercoledì 17 luglio c’era stata una tesa assemblea dei sindaci, dalla quale è uscito parere favorevole alla variante di adeguamento parziale del Ptcp ai contenuti del Piano territoriale regionale ma con una fetta di amministratori fortemente contraria che ha lamentato l’introduzione “di fasce a diverso regime di tutela che consentono l’attivazione di cave e quant’altro in siti da salvaguardare” (leggi l’articolo). Poi, nelle ore successive, la polemica via Facebook fra il consigliere regionale del Pd Agostino Alloni e il presidente della Provincia Massimiliano Salini; uno scambio di battute (con accuse di Alloni e difesa di Salini) basato sul caso del Pianalto della Melotta (leggi l’articolo).

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