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Ottuagenarie in causa da 30 anni Faccia a faccia davanti al giudice Litigi per un muro, in aule per offese

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Si fronteggiano da trent’anni a colpi di cause civili, da trent’anni si contendono la proprietà del muro perimetrale che divide le loro abitazioni. Le due rivali sono vicine di casa: Ebe, 87 anni, e Francesca, 88 anni, residenti a Ostiano. Questa mattina le due anziane, con l’udito nient’affatto buono ma ancora lucidissime, si sono ritrovate faccia a faccia davanti al giudice di pace Daniela Badini che dovrà giudicare Ebe, finita a processo per aver ingiuriato Francesca. Sotto accusa, la frase che Ebe avrebbe detto alla sua vicina il 22 maggio del 2008: “Diseredata, prostituta!”. Ma Ebe, donna con alle spalle 26 anni di insegnamento elementare in provincia di Padova e a Ostiano e altri 7 come professoressa di matematica a Viadana, molto conosciuta in paese anche per le sue donazioni alla casa di riposo, respinge le accuse al mittente: “Si è inventata tutto per mangiarmi i soldi”. Oggi in aula, davanti al pm onorario Barbara Tagliafierro e ai legali delle due donne (l’avvocato Santo Maugeri per Ebe e il collega Paolo Invernizzi per la vicina di casa), Francesca, ex fornaia del paese, costretta su una sedia a rotelle per problemi di salute, ha reso la sua testimonianza. Seduto accanto a lei, suo figlio. Una testimonianza non facile, visti i problemi di sordità dovuti all’età e agli acciacchi, ma sufficiente a ribadire le accuse contro la vicina. “Mi ha offeso, mi ha detto delle cose non belle. Aveva anche l’abitudine di picchiare contro il muro di casa mia. Sentivo che diceva che voleva buttare giù la casa. Ho anche chiamato i vigili del fuoco”. “A sentirmi dire quelle parole”, ha continuato Francesca, “sono rimasta male”. Ma Ebe continua a dirsi innocente. “Non è vero niente. Ho fatto corsi di psicologia, quando vedo una persona capisco già chi è, ho un intuito particolare. E lei ha inventato tutto, noi siamo una famiglia per bene”. “Quel giorno”, questa la versione di Ebe, “stavo uscendo con la macchina. Qualcuno aveva ucciso i miei cinque gatti. Lei si è avvicinata e mi ha detto che mi doveva ringraziare perché per i gatti non avevo dubitato di lei. Tutto qui, nessuna offesa”. Per la sentenza, il giudice Badini ha rimandato al prossimo 6 novembre, ma ha consigliato caldamente di arrivare ad un accordo. E con una battuta ha consigliato a Francesca di evitare altre cause. “Spenda i suoi soldi in altro modo, vada a giocare a carte, faccia dei viaggi. Tanto i muri saranno ancora lì quando noi saremo morti”.

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