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Caso Protti: 70 anni dopo i padri, i figli si danno battaglia in aula

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Si è discussa oggi davanti al gip Guido Salvini l’udienza di opposizione da parte della famiglia del baritono cremonese Aldo Protti alla richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Cremona. Si tratta di una causa di diffamazione intentata da Masako Tanaka Protti, moglie del grande baritono scomparso nel 1995, contro un giornalista cremonese e contro Deo Fogliazza, figlio di Enrico “Kiro” Fogliazza, partigiano cremonese simbolo della Resistenza, morto il 18 febbraio di quest’anno.

Il nodo del contendere sono alcune frasi scritte sui blog del giornalista e di Fogliazza, dove, a parere della famiglia, si sarebbe infangata la figura del celeberrimo artista cremonese, mettendolo in relazione ai rastrellamenti in Val di Susa dove vennero trucidati anche partigiani cremonesi. Il giudice Salvini, al termine dell’udienza, si è riservato di decidere. A fronteggiarsi, davanti al gip, c’erano il mezzo soprano Masako Tanaka Protti (accompagnata dal figlio), assistita dall’avvocato  Alberto Bazzano, del foro di Torino, il giornalista cremonese autore dell’articolo pubblicato il 6 maggio del 2012 sul suo blog (lo difende l’avvocato Andrea Polara), e Deo Fogliazza (assistito dal legale Lapo Pasquetti), autore del secondo pezzo “incriminato” datato 8 giugno 2011.

“Esaltato il sergente maggiore fascista Aldo Protti e i suoi rastrellamenti: il comune ha ignorato anche l’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia), umiliando la democrazia”, scrive il giornalista cremonese, che se da una parte esalta la figura di Protti come artista, dall’altra lo condanna per il suo passato di “combattente fascista”, criticando il comune che a Protti ha voluto dedicare una via. “Cremona democratica, libera ed antifascista”, scrive invece Fogliazza, “non può accettare che una propria strada sia dedicata a chi ha partecipato a dieci mesi di sanguinosa lotta contro la libertà al fianco dei nazisti occupanti, a chi ha sempre cercato di nascondere questa gravissima responsabilità e non ha mai avuto alcun cenno di pentimento per il colpevole ruolo svolto in quel lungo e tragico periodo”.

Il 5 agosto del 2010 la decisione della giunta comunale di intitolare via Strettalunga all’artista aveva scatenato un lungo braccio di ferro tra le forze politiche e anche forti reazioni negli anni successivi, rimarcate da episodi di  danneggiamenti e atti vandalici alla tanto contestata targa. All’epoca la sinistra aveva respinto a maggioranza una proposta presentata dall’ allora partito di An di intitolare la via a Protti, considerato un fascista, uomo delle Brigate nere, che aveva partecipato ai rastrellamenti dei partigiani. Notizia, però, a detta della famiglia, mai provata da alcun documento.

“Riteniamo che queste frasi siano diffamatorie e che ledano l’immagine di un artista come Protti”, ha detto l’avvocato Bazzano, legale della famiglia del baritono cremonese. “Sulla questione abbiamo effettuato ricerche e studi e possiamo dimostrare, anche attraverso testimoni, che Protti non ha mai partecipato a quei rastrellamenti ed è estraneo agli eccidi”. “E’ sì una persona che ha simpatizzato con il fascismo”, ha continuato il legale, “ma non ha mai ucciso nessuno. Possiamo provare che Protti non c’era e possiamo chiudere, quindi, una storia che si trascina da troppo tempo e considerare questo personaggio non un criminale, ma solo un vanto per Cremona”.

Sara Pizzorni

Alcune immagini della Resistenza a Colle del Lys

Dato che l’articolo ha suscitato reazioni offensive, volgari e illecite, Cremonaoggi ha deciso di chiudere i commenti.

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