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Poliziotti alla sbarra: In aula il comandante 'Corretto il loro operato'

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Ha difeso a spada tratta i suoi collaboratori, il comandante della polizia stradale di Cremona Federica Deledda, chiamata a testimoniare davanti al collegio dei giudici (presidente Pio Massa, a latere Francesco Sora e Andrea Milesi) nel processo che vede accusati a vario titolo cinque agenti della polizia stradale di Crema. La procura contesta agli imputati i reati di sequestro di persona, violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. I fatti si sono svolti a Soresina l’11 settembre del 2012. Per la procura, gli agenti si erano presentati nell’abitazione di un ragazzo bielorusso di 25 anni che viveva con la madre ed avrebbero effettuato una perquisizione senza aver ottenuto l’autorizzazione del pubblico ministero. A fare il nome del giovane soresinese ai poliziotti erano stati due egiziani trovati in possesso di droga. Per l’accusa, gli agenti avrebbero anche privato il giovane della libertà personale, prelevandolo dalla sua abitazione di Soresina per condurlo presso gli uffici della polizia stradale di Crema.

Uno degli imputati è anche accusato di aver “rivelato” ad una giornalista locale “notizie di ufficio che avrebbero dovuto rimanere segrete, riferendole indicazioni utili per l’individuazione del giovane e altri particolari della vicenda (il controllo di due cittadini egiziani presso i giardini pubblici, il rinvenimento su di loro di 0,7 grammi di eroina e 0,6 grammi di haschish e l’indicazione, da parte di uno dei soggetti controllati, dell’identità dello spacciatore)”.

Nel processo si è costituita parte civile la madre del giovane soresinese, morto suicida. Dopo la morte del figlio, secondo la procura proprio in seguito a questi fatti, la donna aveva sporto denuncia, facendo aprire l’indagine.

Nella sua testimonianza, il comandante Federica Deledda ha riferito di essere stata informata dell’accaduto dal comandante del distaccamento di Crema. Ha aggiunto che i poliziotti hanno agito con correttezza e hanno seguito tutte le procedure. “In base alle testimonianze degli egiziani si doveva per forza svolgere un controllo”, “ed è evidente”, ha aggiunto, con riferimento all’ingresso degli agenti nella casa, “che il personale si doveva tutelare. Andavano controllate le persone e i luoghi per evitare qualsiasi situazione di pericolo”. “Per la compilazione di tutti gli atti”, ha poi precisato il comandante, rispondendo alle domande del pm Francesco Messina, “il giovane è stato portato in caserma. E’ una prassi. “Se poi, come è successo in questo caso, non aveva un proprio mezzo, gli operatori l’hanno fatto salire sull’auto di servizio, ed era doveroso controllarlo per sicurezza”. Per quanto riguarda infine la comunicazione della notizia alla stampa, la Deledda ha detto che “tra le mansioni del comandante del distaccamento di Crema c’è anche quella di dare notizie ai giornalisti. “E’ anche questa una prassi consolidata”, ha chiarito, “compreso il fatto di fornire le iniziali della persona indagata, l’età e la nazionalità”.

Si torna in aula il prossimo 21 gennaio con l’esame degli imputati.

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