Commenta

Giro pezzi di ricambio di auto rubati, condannato titolare di un maneggio

auto

Era accusato di ricettazione e di riciclaggio, Paolo Taino, 55 anni, di Robecco d’Oglio, ex amministratore dell’Autodemolizione Padana di Gadesco, coinvolto in un giro di pezzi di ricambio rubati, ma il collegio dei giudici lo ha assolto. Stessa decisione di non colpevolezza è stata emessa per Mariarosa Paleni, 61 anni, di Bergamo, ex legale rappresentante dell’Autodemolizione Padana, che doveva rispondere del solo reato di riciclaggio. L’imputata era difesa dall’avvocato Simona Camerlengo di Brescia. Ad essere stato condannato, invece, è stato un amico di Taino, proprietario di un maneggio, ritenuto colpevole di ricettazione e condannato ad un anno, quattro mesi e a mille euro di multa. I giudici hanno poi deciso per la revoca del sequestro preventivo del compendio industriale dove ha sede l’Autodemolizione Padana.

L’indagine nasce il 5 settembre del 2008 da notizie raccolte in ambito investigativo su un’auto rubata, una Nissan Z350, che qualcuno riferisce essere parcheggiata nel capannone di un maneggio. Gli inquirenti si posizionano in zona e con il binocolo vedono la macchina rubata coperta da un telo e senza targa. Viene chiamato il proprietario del maneggio a cui vengono chieste spiegazioni. Durante il processo, l’uomo ha reso dichiarazioni spontanee e fornito una versione dei fatti che il pm Francesco Messina, nella sua requisitoria, ha definito “fantasiosa” e “non credibile”.

Il proprietario del maneggio, difeso dall’avvocato Andrea Balzarini, ha dichiarato che quel giorno erano arrivati due stranieri a bordo della Nissan che volevano acquistare un cavallo. L’auto, però, era in panne, e i due gli avevano chiesto il favore di poterla tenere al maneggio e che comunque andava rottamata. La macchina, senza targa, era stata coperta da un telo e parcheggiata nel capannone. “Era chiaramente rubata”, ha detto il pm. “Bisognerebbe essere degli enormi sprovveduti per non saperlo”, ha continuato l’accusa, che ha sottolineato la stranezza del fatto che il proprietario del maneggio l’avesse coperta con un telo, a suo dire per evitare che prendesse la polvere. “Tanto era da rottamare”, ha continuato il pm, “che senso aveva coprirla”. Quando l’imputato era stato convocato dagli inquirenti, aveva telefonato all’amico Taino, che sarà successivamente accusato di riciclaggio per aver ricevuto parti meccaniche di auto (navigatori satellitari, scocca anteriore, 93 cambi con matricola completamente abrasa, un telaio di un motociclo Suzuki) che avrebbe alterato ed utilizzato in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza illecita. Di quella telefonata, riferita in aula da uno degli inquirenti, il pm ha detto: “si può immaginare che il titolare del maneggio abbia telefonato a Taino, noto ricettatore, chiedendogli un consiglio sul da farsi”. Da parte sua la difesa di Taino, rappresentata dall’avvocato Paolo Bregalanti, ha puntato sulla “mancanza di elementi certi” contro il suo cliente. “Ogni anno l’Autodemolizione Padana, che ora è in liquidazione, è stata oggetto di controlli, commerciava migliaia di veicoli. E poi chi non conosce Taino nell’ambiente delle autodemolizioni?”. “L’autodemolitore”, ha sottolineato il legale, “non ha l’obbligo di andare a verificare se i pezzi di ricambio che riceve siano o meno di natura illecita, non esiste una banca dati, a maggior ragione se si acquistano pezzi di ricambio in stock”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti