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Padania Acque verso il rinnovo del Cda Fibrillazioni per le nomine politiche

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A sinistra il Cda uscente di Padania Acque

E’ l’assemblea di Padania Acque il primo appuntamento dell’anno di respiro provinciale per la politica cremonese. E’ in programma per la fine di questa settimana, venerdì 10 e l’argomento non è di poco conto, visto che si tratta di rinnovare il consiglio di amministrazione, quello stesso che nell’ultimo anno e mezzo ha traghettato la società di via del Macello tra i turbini della tempesta per la definizione del modello di gestione del ciclo idrico. Il cda presieduto da Ercole Barbati (in quota Forza Italia) e con la vicepresidenza di Alessandro Lanfranchi (Pd) era stato riconfermato a luglio 2012, per dare modo alla società di completare il complesso iter di definizione del gestore unico del ciclo idrico nel bacino provinciale. Processo che si è concluso a fine novembre 2013, con la retrocessione delle quote ai singoli Comuni (e alla Provincia) enti che in questo modo sono potuti entrati direttamente nella compagine societaria di Padania Acque Gestioni.

La convocazione dell’assemblea del 10 è stata chiesta dall’amministrazione provinciale e sta creando non poche fibrillazioni, soprattutto nel centrodestra. Lo spazio per le poltrone più propriamente politiche è molto più ristretto rispetto al passato, causa le norme sulla spending review nel frattempo entrate in vigore. Il cda sarà composto da due persone di nomina politica, e da tre figure tecniche, dipendenti dei soci (ossia Comuni e Provincia). Compensi assolutamente ridotti rispetto al passato, ma responsabilità enormi, nel validare bilanci a sei zeri. Non a caso in queste ore non pare esserci nessuna corsa alla candidatura. Una  riconferma degli amministratori uscenti garantirebbe stabilità del percorso intrapreso e rafforzerebbe la linea della gestione totalmente  pubblica del ciclo idrico integrato, da affidare a Padania Acque Gestioni (società oramai sempre più autonoma dalla “madre”, attualmente alle prese con il rifacimento dello Statuto e con i nodi del controllo analogo). Al contrario chi in passato ha spinto per la società mista pubblico-privato (in primis il presidente della Provincia Salini)  potrebbe vedere di buon occhio un ricambio delle pedine fondamentali del cda, che quasi sicuramente porterebbe a dei ripensamenti.

Ai sindaci- azionisti spetta ora la scelta se passare la palla del rinnovo  ai loro successori, vista l’imminenza delle elezioni amministrative, oppure se decidere adesso, concludendo così un percorso faticosamente portato avanti da tre anni. A loro decidere se  stravolgere la guida di Padania Acque, a due passi dall’affidamento del servizio idrico, seppure in forma provvisoria, dopo anni di stallo e il blocco del piano degli investimenti su acquedotti, fognature, depurazione.

Il vicepresidente Lanfranchi ha dato la propria disponibilità a continuare il lavoro; un po’ più complicata potrebbe essere la riconferma di Barbati, a causa della separazione intervenuta in casa Pdl. Barbati appartiene a Forza Italia e  in passato  non è corso buon sangue con Massimiliano Salini (Nuovo Centrodestra).  Quello stesso Salini che qualcuno starebbe spingendo affinchè entri in prima persona nel Cda di Padania. Ipotesi che però sarebbe impossibile in quanto c’è incompatibilità tra l’assunzione di incarichi amministrativi in società pubbliche e lo svolgimento di cariche elettive. Dovrebbero passare almeno tre anni dalla fine del mandato da presidente della Provincia per poter eventualmente ricoprire incarichi nella Spa.

Possibile riconferma anche per gli altri tre membri del Cda uscente di Padania: Nicola Bandera, consigliere comunale di Casalmorano,  molto attivo in questi anni; Vittorio Ceresini, ex sindaco di san Giovanni in Croce; Giorgio Picco, ex sindaco e ora consigliere comunale  di Capergnanica.

L’assemblea del 10 dovrebbe essere decisiva; dopodichè andrà sicuramente affrontato il capitolo della società di gestione in quanto la compagine societaria è completamente cambiata. I soci sono ora i singoli comuni (e la Provincia), entrati direttamente in virtù della retrocessione quote e non più attraverso le loro società partecipate.

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