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'Ti brucio viva': violenza alla compagna, tre anni e nove mesi all'imputato

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Tre anni e nove mesi per violenza sessuale, lesioni, ingiurie e minacce alla compagna. E’ la sentenza emessa dal collegio presieduto dal giudice Pio Massa (a latere i colleghi Andrea Milesi e Francesco Sora) nei confronti dell’imputato, un romeno di 34 anni che è stato anche condannato a risarcire la donna, parte civile attraverso l’avvocato Elena Guerreschi, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 12.000 euro. La motivazione della sentenza sarà depositata entro novanta giorni. “Fatti di estrema gravità”, ha sottolineato il pm Lucia Trigilio, che per il romeno aveva chiesto una pena di 7 anni e nove mesi di reclusione (nella richiesta erano compresi altri reati pregressi per cui l’imputato è stato assolto). La notte di capodanno del 2011 la vittima, una connazionale con un impiego in una casa di cura, era stata violentata dal compagno con un vibratore di circa 30 centimetri, pestata a sangue e minacciata di essere bruciata viva. Tutto sotto gli occhi della loro bambina di due anni. Alla base del comportamento dell’imputato, che era stato arrestato il 23 gennaio del 2011, ci sarebbe stata la gelosia e la convinzione che la donna coltivasse una relazione con un altro uomo. ”Tu da questa casa non esci viva”, l’aveva minacciata il compagno, che aveva giurato di sfigurarla con dell’acido e di darle fuoco. “Adesso vado in cantina, prendo la benzina, torno su e ti brucio viva”, minacciando di uccidere anche la figlia. Nello stesso tempo, armato di un’accetta, aveva colpito ripetutamente l’armadio ed altre suppellettili. Quando era sceso in cantina per recuperare la benzina, la donna aveva avuto la forza di fuggire con la bambina. Aveva raggiunto scalza un bar e da lì aveva chiamato la polizia.
Di “personalità lucida, fredda e perversa” dell’imputato ha parlato l’avvocato di parte civile Elena Guerreschi, che al contrario ha definito la testimonianza della sua assistita “lineare, precisa e concordante”. “Da tempo”, ha ricordato il legale, “lui la ossessionava con la gelosia, era arrivato persino ad impedirle l’uso della macchina. Lei era sempre in preda ad uno stato di paura costante perché non sapeva cosa avrebbe trovato al suo ritorno a casa”. “La mia cliente”, ha proseguito il legale, “ha avuto un danno fisico e psicologico. Ha perso casa e lavoro, ha vissuto alla Casa dell’accoglienza e poi finalmente ha trovato stabilità grazie all’aiuto dei servizi sociali”.
La difesa del romeno, invece, ha puntato sulla mancanza di riscontri della violenza sessuale. “Il rapporto è stato consenziente”, ha detto l’avvocato, che si è basato sulla testimonianza del consulente medico sentito durante la scorsa udienza. Secondo l’esperto, gli esami non avevano registrato alcuna lesione all’apparato genitale.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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