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Salini, Province "Riforma Renzi timida, abolirle subito"

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Salini scatenato sull’abolizione delle Province, un suo leit motiv, insieme allo ‘Stato leggero’, da quando si parla di riforme istituzionali. Inequivocabili le sue dichiarazioni al sito sussidiario.net: “Renzi sbaglia a prevedere un percorso di due anni per arrivare a una legge di riforma costituzionale. Le Province vanno abolite da domani mattina”, ha dichiarato il presidente della Provincia di Cremona, secondo cui il ddl Delrio “non fa altro che rimandare la soluzione del problema come hanno già fatto prima di lui Tremonti, Monti e Letta”.

“Condivido – continua Salini –  l’idea di rivedere radicalmente la struttura dell’amministrazione dello Stato, ponendosi nella prospettiva di superare le Province. Il presupposto deve essere però un’aggregazione dei Comuni, che oggi sono una miriade. Nella sola provincia di Cremona se ne contano 115 dei quali la stragrande maggioranza ha meno di 5mila abitanti. L’articolazione amministrativa è talmente atomizzata da rendere impossibile il dialogo tra Comuni così piccoli e i livelli amministrativi superiori. Occorre quindi che l’abolizione delle Province vada di pari passo con la fusione tra Comuni in modo che questi ultimi abbiano almeno 100mila abitanti e siano in grado di interloquire direttamente con le Regioni e lo Stato.

“La Provincia -afferma infine Salini – è un ente per molti versi anacronistico, e per eliminarla occorre intervenire con un disegno di legge costituzionale. Prima Monti, poi Letta e ora Renzi hanno continuato a rimandare il problema, lasciandosi intimorire dalla lobby dei difensori dello status quo a tutti i costi. Non condivido quindi il tentennamento implicito nella riforma Delrio, con un’articolazione graduale che non lascia intendere quando si metterà la parola fine alle Province. Al contrario, nella prospettiva di un’aggregazione per legge dei Comuni fino a raggiungere i 100mila abitanti, ritengo che le Province possano essere abolite anche domani mattina”.

Con l’approvazione  definitiva del ddl Delrio avvenuta giovedi alla Camera dei Deputati, qualcosa si comincia a capire della sorte dell’ente di corso Vittorio Emanuele. I dipendenti brancolano le buio, almeno quelli le cui funzioni non resteranno in capo all’ente di area vasta che le sostituirà, ma la sorte dei politici in carica è più o meno delineata. A meno di sorprese, il Presidente resterà al suo posto fino alla fine dell’anno, in veste di commissario. Ma senza retribuzione, condizione che potrebbe indurre chi riveste questa carica a dimettersi. Salini è tentato dalle elezioni europee, impresa ardua vista l’ampiezza della circoscrizione elettorale, ma possibile.

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